La musica, all’interno di film e serie TV, è una componente narrativa che spesso opera sotto la superficie, ma con un impatto profondo e immediato. È una forma di comunicazione invisibile che guida lo spettatore, plasmando emozioni e costruendo significati. Una scena può essere ben recitata, ben scritta, ben fotografata, ma senza la musica giusta rischia di perdere anima, ritmo e intensità. Al contrario, una scelta musicale efficace può trasformare un momento ordinario in un ricordo indelebile, un frammento che resta con noi ben oltre la fine dell’episodio.
La musica per l’audiovisivo svolge almeno tre funzioni fondamentali:
- La prima è la funzione emotiva: una melodia ci avvolge e ci accompagna, amplificando la tensione, la gioia, la malinconia o l’angoscia dei personaggi. La musica ci permette di sentire, non solo di vedere.
- La seconda è la funzione identitaria: attraverso determinate sonorità, possiamo collocare immediatamente una storia in un preciso contesto culturale o temporale. È ciò che accade con le serie ambientate negli anni ’80, dove sintetizzatori, chitarre pulite e drum machine sono elementi immediatamente riconoscibili.
- Il terzo ruolo è simbolico: molte canzoni diventano leitmotiv, segnature emotive che tornano nei momenti chiave. Quando un brano ricorre, porta con sé tutto il peso della memoria emotiva costruita in precedenza.
Stranger Things, forse più di qualsiasi altra serie contemporanea, utilizza la musica non come decorazione, ma come architettura narrativa. Ogni brano è scelto con una precisione maniacale, pensato per dialogare con le emozioni, con la storia e con l’immaginario collettivo dei suoi spettatori. Il risultato è un fenomeno culturale che ha riportato in auge interi repertori degli anni ’70 e ’80, trasformando canzoni storiche in successi virali per le nuove generazioni.
Di seguito analizziamo tutte le canzoni delle cinque stagioni, raccontandone la storia e il motivo del loro impatto così potente all’interno della serie.
STAGIONE 1
“Africa” – Toto
Uno dei brani più amati degli anni ’80, pubblicato nel 1982, nato come un omaggio idealizzato all’Africa. Le sue armonie calde e il groove morbido lo rendono un pezzo dal fascino quasi esotico. In Stranger Things assume la funzione di cornice nostalgica, un richiamo a un’epoca che definisce il cuore estetico della serie.
“Should I Stay or Should I Go” – The Clash
Icona punk del 1982, rappresenta uno dei brani più carismatici della band inglese. Nel contesto della serie diventa un simbolo del legame affettivo tra Will e il mondo reale. La sua ambivalenza – restare o andarsene – riecheggia la lotta invisibile del ragazzo intrappolato nel Sottosopra.
“Hazy Shade of Winter” – The Bangles
Cover del 1987, resa più energica rispetto all’originale folk di Simon & Garfunkel. La reinterpretazione new wave delle Bangles restituisce perfettamente un senso di inquietudine e transizione, due elementi chiave della prima stagione.
“Heroes” – Peter Gabriel
Gabriel trasforma il classico di Bowie in un brano etereo e doloroso. La sua versione del 2010 accentua la vulnerabilità emotiva, amplificando una delle scene più tragiche della stagione. È una scelta musicale che colpisce allo stomaco.
Altre tracce sono “Atmosphere” dei Joy Division, brano cardine del post-punk britannico del 1980, sospeso e meditativo, capace di riflettere le ombre psicologiche della serie con un senso di distacco emotivo e profonda introspezione;
“Elegia” dei New Order, pezzo strumentale del 1985 avvolto nella malinconia, un vero addio in musica che in Stranger Things diventa una sottolineatura emotiva discreta ma potentissima;
“Nocturnal Me” degli Echo & The Bunnymen, traccia del 1984 attraversata da armonie gotiche e atmosfere inquietanti, perfetta per amplificare il mistero e la tensione dei momenti più oscuri; e “Sunglasses at Night” di Corey Hart, hit synthpop del 1984 che unisce ribellione adolescenziale e stile iconico, incarnando in pieno l’estetica luminosa e pop della serie.
STAGIONE 2
“Whip It” – Devo
Pubblicata nel 1980, è uno dei simboli della new wave americana. I suoi sintetizzatori taglienti e il ritmo incalzante ricreano un’energia ironica e spiazzante, perfetta per le dinamiche più leggere della stagione.
“Talking in Your Sleep” – The Romantics
Ballata rock del 1983, caratterizzata da un tono dolce e sognante. Funziona come contrappunto emotivo alle vicende dei personaggi adolescenti.
“Rock You Like a Hurricane” – Scorpions (Rerecord)
Brano simbolo dell’hard rock anni ’80, riproposto in una versione moderna per la serie. Rappresenta la potenza sonora di un decennio dominato da chitarre e adrenalina.
“Time After Time” – Cyndi Lauper
Pubblicata nel 1983, è una delle ballate più amate di sempre. In Stranger Things diventa un momento di sospensione emotiva che unisce nostalgia e delicatezza.
“Every Breath You Take” – The Police
Uno dei brani più fraintesi della musica pop: spesso percepito come romantico, parla invece di ossessione e controllo. La serie ne sfrutta l’ambiguità per commentare dinamiche emotive complesse.
All’interno della serie troviamo anche “Girls on Film” dei Duran Duran, pubblicata nel 1981 e simbolo del glam-pop dell’era MTV, utilizzata nella serie per evocare il lato più scintillante, colorato e spensierato degli anni ’80; “You Don’t Mess Around with Jim” di Jim Croce, brano folk rock del 1972 ricco di storytelling e atmosfera narrativa, capace di creare un interessante contrasto con i toni più cupi e misteriosi della trama;
“The Ghost in You” dei The Psychedelic Furs, ballata new wave del 1984 che cattura la malinconia delle relazioni fragili e incerte, rafforzando la vulnerabilità emotiva dei personaggi; “Runaway” dei Bon Jovi, primo grande successo della band nel 1984, con un ritmo trascinante e radiofonico che rappresenta alla perfezione la vitalità della cultura pop americana dell’epoca;
“Back to Nature” di Fad Gadget, singolo del 1979 che anticipa sonorità industrial e darkwave, una scelta ideale per accompagnare i momenti più tesi e sperimentali della stagione; e “Twist of Fate” di Olivia Newton-John, brano iconico degli anni ’80 che unisce melodia, energia e una dolcezza pop capace di illuminare anche le sequenze più cariche di emozione.
STAGIONE 3
“Never Surrender” – Corey Hart
Brano del 1985 che incarna il senso di resistenza e determinazione tipico degli anni ’80. Eleva lo spirito combattivo dei protagonisti.
“Moving in Stereo” – The Cars
Pezzo del 1978 noto per il suo sound futuristico e sensuale. Perfetto per la costruzione di atmosfere sospese e visivamente iconiche.
“Workin’ for a Livin’” – Huey Lewis and the News
Rock americano energico e terreno, pubblicato nel 1982. Rappresenta il lato quotidiano e dinamico della vita suburbana.
“She’s Got You” – Patsy Cline
Ballata country del 1962 dal tono dolceamaro. Offre una delicata finestra su emozioni intime e nostalgiche.
“Material Girl” – Madonna
Classico del 1984, manifesto della cultura pop superficiale e scintillante dell’epoca. Una scelta ironica e brillante.
Seguono “My Bologna” di “Weird Al” Yankovic, parodia del 1979 di “My Sharona” che, con il suo tono leggero e scherzoso, aggiunge momenti di comicità intenzionale alla narrazione; “Cold as Ice” dei Foreigner, rock del 1977 dall’anima drammatica e teatrale, con armonie pulite che incarnano alla perfezione il rock radiofonico dell’epoca;
“Lovergirl” di Teena Marie, funk-pop del 1984 vibrante e sofisticato che richiama il lato più sensuale, danzereccio e glamour degli anni ’80; “Things Can Only Get Better” di Howard Jones, inno ottimista del 1985 e simbolo della synthpop più luminosa e speranzosa;
“Wake Me Up Before You Go-Go” dei Wham!, brano del 1984 che sprigiona pura gioia ed energia contagiosa, diventando quasi la definizione stessa dell’estetica pop del decennio;
“We’ll Meet Again” di Vera Lynn, canzone del 1939 che porta con sé un’ondata immediata di nostalgia e struggimento, fungendo da ponte musicale tra generazioni e sensibilità diverse;
“Neutron Dance” delle Pointer Sisters, pop-funk del 1983 vivace, frenetico e perfetto per accompagnare scene dinamiche e movimentate;
“R.O.C.K. in the USA” di John Mellencamp, tributo nostalgico alla musica americana degli anni ’60 che rievoca un’epoca fatta di rock genuino e spensierato; e infine
“Never Ending Story” di Limahl, brano fantasy del 1984 tornato virale proprio grazie alla serie, capace di riportare alla mente innocenza, meraviglia e tutta la magia dell’immaginario cinematografico dell’epoca.
STAGIONE 4
“California Dreamin’” – The Beach Boys
Cover anni ’80 di un classico del folk anni ’60. Il suo tono malinconico introduce perfettamente il nuovo capitolo narrativo.
“Object of My Desire” – Starpoint
Funk-pop del 1985 con groove irresistibile e vocalità sensuali.
“Running Up That Hill” – Kate Bush
Capolavoro del 1985 che esplora il desiderio di comprendere l’altro attraverso un patto simbolico con Dio. Il suo ritorno in classifica, decenni dopo, è uno degli eventi musicali più sorprendenti degli ultimi anni. Probabilmente uno dei momenti più iconici della serie: nella quarta stagione della serie Netflix, Max — interpretata da Sadie Sink — viene presa di mira da Vecna all’interno di una dimensione parallela, la casa di Duncan, meglio nota come Upside Down. È pienamente cosciente del pericolo che sta affrontando e sa che solo una canzone a cui è profondamente legata può offrirle una possibilità di salvezza.
“You Spin Me Round (Like a Record)” – Dead or Alive
Dance del 1984 che ha definito la cultura club internazionale.
“Psycho Killer” – Talking Heads
Post-punk del 1977, ironico e disturbante.
“Master of Puppets” – Metallica
Thrash metal del 1986. La sua presenza nella serie è diventata un cult immediato.
Altre tracce sono “When It’s Cold I’d Like to Die” di Moby, una composizione ambient del 1995 che porta con sé un’intensa sensazione di dolore e introspezione;
“Spellbound” dei Siouxsie and the Banshees, brano post-punk del 1981 dal carattere vibrante e gotico;
“Pass the Dutchie” dei Musical Youth, reggae pop del 1982 allegro, luminoso e carico di vitalità;
“Dream a Little Dream of Me” nella delicata interpretazione di Fitzgerald & Armstrong, classico jazz del 1950 avvolto in un’aura di dolcezza e nostalgia;
“Travelin’ Man” di Ricky Nelson, brano del 1961 dal sapore melodico ed esotico;
“Fire and Rain” di James Taylor, canzone folk del 1970 intensa e riflessiva;
“Separate Ways” dei Journey, un inno rock pieno di pathos e tensione emotiva;
Rock Me Amadeus” di Falco, hit mondiale del 1985 che combina pop, rap e citazioni barocche in uno stile inconfondibile;
Tarzan Boy” dei Baltimora, dance-pop del 1985 simbolo del pop italiano esportato nel mondo;
“I Was a Teenage Werewolf” dei The Cramps, punkabilly del 1980 dal tono crudo, teatrale e perfetto per il lato più pulp della serie;
“Chica Mejanita” di Mae Arnette, un brano soul prezioso e poco noto, caratterizzato da un’eleganza intima;
e infine “Play with Me” degli Extreme, pezzo metal del 1989 frenetico e virtuosistico, ideale per le scene più adrenaliniche.
STAGIONE 5 – Il ritorno di Running Up that Hill – Ancora Kate
“Rockin’ Robin” – Michael Jackson
Cover del 1972 dal tono allegro e spensierato. Una scelta sorprendente che crea un contrasto ironico con l’atmosfera della stagione.
“Pretty in Pink” – The Psychedelic Furs
Brano new wave del 1981 che incarna perfettamente la malinconia adolescenziale degli anni ’80.
“Upside Down” – Diana Ross
Funk-disco del 1980 prodotto da Nile Rodgers. Ha un’energia elegante e irresistibile.
“Running Up That Hill” – Kate Bush
Torna come leitmotiv emotivo, consolidando il legame tra musica e identità dei personaggi.
“Fernando” – ABBA
Ballata epica del 1976, vibrante e cinematografica.
Fra le altre fanno il loro ingresso all’interno della serie “Mr. Sandman” dei The Chordettes Do-wop del 1954, all’apparenza dolce ma spesso usato in contesti inquietanti, “To Each His Own” – Freddy Martin & His Orchestra Standard orchestrale degli anni ’40, dal sapore antico e sognante, “I Think We’re Alone Now” – Tiffany, “Oh Yeah” – Yello, “Premature Plans” – Elmer Bernstein ad infine “Sh-Boom” – The Chords
Per l’ultima stagione, senza entrare nel territorio degli spoiler — molti di voi potrebbero non aver ancora completato la visione — possiamo solo dirvi che le aspettative saranno ampiamente ripagate.
Conclusioni
La colonna sonora di Stranger Things è molto più di un semplice accompagnamento sonoro: rappresenta un viaggio emotivo che attraversa epoche, ricordi e sensibilità diverse. È un tessuto narrativo parallelo che si intreccia con il racconto visivo, arricchendolo e amplificandolo. Ogni brano scelto non è solo musica di sottofondo, ma diventa una lente attraverso cui osservare i personaggi, i loro traumi, le loro scoperte e le loro fragilità. È come se ogni nota portasse con sé un frammento di identità, tanto della storia raccontata quanto del bagaglio emotivo degli spettatori.
La forza della colonna sonora sta nel riuscire a essere un ponte generazionale autentico: chi ha vissuto gli anni ’80 ritrova una parte di sé, un riflesso delle proprie memorie musicali, mentre le nuove generazioni scoprono – spesso per la prima volta – un universo sonoro ricco di sfumature, sperimentazioni e coraggio creativo. La serie riesce a far dialogare questi due pubblici senza nostalgia forzata: fa risuonare emozioni che appartengono a tutti, giovani o adulti. La musica diventa così un linguaggio condiviso, capace di unire epoche lontane tramite melodie che sembrano non invecchiare mai.
Allo stesso tempo, Stranger Things ha riportato alla luce un intero patrimonio culturale, contribuendo a una vera e propria rinascita musicale. Molti brani sono tornati in classifica decenni dopo la loro pubblicazione, trasformandosi in hit virali grazie alla potenza delle loro atmosfere e alla rinnovata attenzione del pubblico contemporaneo. È un fenomeno raro: il successo non nasce dal marketing, ma dalla sincerità emotiva con cui le canzoni si legano alla narrazione. Quando parte un brano, si accende qualcosa: un ricordo risvegliato, un brivido di tensione, un senso di appartenenza improvviso. È la dimostrazione che certi pezzi, quando collocati nel contesto giusto, tornano a vivere con una forza sorprendente.
Attraverso questa colonna sonora, vecchi e nuovi spettatori riscoprono un decennio irripetibile, fatto di grandi produzioni pop, synth visionari, sperimentazioni elettroniche, rock melodico e ballate dal potere evocativo immenso. Un’epoca in cui la musica non era soltanto intrattenimento, ma un modo di raccontare se stessi, di costruire immaginari, di esplorare nuovi territori sonori. Stranger Things non si limita a omaggiare quegli anni: li rivive, li reinterpreta e li rilancia, offrendo un’esperienza che è allo stesso tempo moderna e nostalgica.
Ed è proprio questa capacità di far rivivere il passato rendendolo attuale che ha trasformato la colonna sonora della serie in qualcosa di unico. Non importa se tu conoscevi già quei pezzi o se li hai ascoltati per la prima volta grazie allo show: ognuno di essi trova un modo per entrare in risonanza con le emozioni di chi guarda.
E tu? Qual è la canzone della serie che ti ha colpito di più? Hai un brano che ti ha emozionato, inquietato, riportato indietro nel tempo o fatto scoprire un artista che non conoscevi? Raccontamelo nei commenti o condividi l’articolo con chi ama le storie che si ascoltano ancora prima di essere viste.
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