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Da oltre settant’anni il Festival di Sanremo accompagna la storia della musica e della società italiana. Nato come semplice competizione canora, nel tempo è diventato molto di più: un appuntamento capace di raccontare gusti musicali, cambiamenti sociali, contraddizioni e, a volte, anche le tensioni politiche del Paese. Dalle origini nel dopoguerra fino alla recente trasformazione in evento pop e digitale, Sanremo ha attraversato epoche diverse reinventandosi più volte, senza mai uscire davvero dal centro del dibattito culturale nazionale. In questo articolo ripercorriamo la sua storia e le principali trasformazioni che lo hanno segnato, in attesa della prossima edizione del 2026.

La nascita del Festival di Sanremo nel dopoguerra

Il Festival della Canzone Italiana nasce ufficialmente nel 1951, in un’Italia che cercava di rialzarsi dopo le devastazioni della Seconda guerra mondiale. L’idea era semplice ma ambiziosa: rilanciare il turismo nella città ligure di Sanremo e, allo stesso tempo, promuovere la canzone italiana come forma di intrattenimento nazionale.

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Le prime edizioni si svolgevano nel Salone delle Feste del Casinò di Sanremo e avevano un formato molto distante da quello attuale. Pochi cantanti, un numero limitato di brani e un’atmosfera elegante, quasi da salotto. Le canzoni venivano spesso interpretate da più artisti e il pubblico seguiva l’evento esclusivamente alla radio. La televisione, destinata a diventare il cuore del Festival, arriverà solo nel 1955, cambiando radicalmente la sua percezione e diffusione.

In questa fase iniziale, Sanremo incarnava un’idea rassicurante di Italia: melodie tradizionali, testi sentimentali, un linguaggio musicale lontano da ogni forma di rottura o provocazione.

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Gli anni della consacrazione e il cambiamento musicale

Tra gli anni Sessanta e Settanta, il Festival attraversa una fase di profonda trasformazione. L’Italia cambia rapidamente e anche Sanremo è costretto ad adeguarsi. Entrano in gara nuovi autori e cantautori, portatori di una scrittura più personale e spesso più impegnata. I testi iniziano a raccontare la società, i conflitti generazionali, le inquietudini di un Paese in evoluzione.

È in questo periodo che il Festival consolida il suo ruolo di evento centrale nel panorama musicale nazionale, pur rimanendo spesso al centro di critiche: per alcuni troppo tradizionale, per altri già eccessivamente aperto alle novità. Questa ambivalenza diventerà una costante della sua storia.

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Tra spettacolo televisivo e crisi di identità

Con l’arrivo degli anni Ottanta e Novanta, Sanremo si trasforma progressivamente in un grande show televisivo. Il palco del Teatro Ariston diventa il simbolo dell’evento e la musica si intreccia sempre di più con la spettacolarizzazione: scenografie imponenti, ospiti internazionali, momenti di intrattenimento che vanno oltre la gara canora.

Questa fase porta al Festival enormi ascolti ma anche critiche sempre più frequenti. Negli anni Duemila, Sanremo attraversa una vera e propria crisi di credibilità, soprattutto nei confronti del pubblico giovane. L’evento viene percepito come distante dalle nuove tendenze musicali, poco rappresentativo di ciò che accade realmente nel panorama contemporaneo.

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Il rilancio del Festival negli ultimi anni

Negli ultimi anni, il Festival di Sanremo ha vissuto una rinascita sorprendente, riuscendo a riconquistare centralità e attenzione mediatica dopo un periodo di progressivo distacco dal pubblico più giovane. Il rilancio è passato attraverso una strategia chiara: aprire il palco a linguaggi musicali diversi, abbattere le barriere tra mainstream e underground e dialogare con le nuove generazioni senza rinunciare alla tradizione.

Accanto alla canzone italiana più classica hanno così trovato spazio nuovi generi e scene musicali. Il rap e l’hip hop, rappresentati da artisti come Mahmood, Lazza e Geolier, si sono affermati come presenze centrali sul palco dell’Ariston. L’indie e l’alternative pop hanno trovato spazio grazie a nomi come Gazzelle, Diodato e Madame, mentre le contaminazioni elettroniche e sperimentali hanno contribuito a rinnovare il suono del Festival. A questi si sono aggiunti numerosi artisti nati e cresciuti sul web, capaci di portare a Sanremo un pubblico nuovo e una diversa modalità di fruizione della musica.

Parallelamente, il Festival si è trasformato in un vero e proprio fenomeno social. Clip, meme, reaction, commenti in tempo reale e classifiche alternative invadono TikTok, Instagram e X, amplificando l’evento ben oltre la diretta televisiva. In questo contesto si inserisce anche il FantaSanremo, un gioco online che permette agli utenti di creare squadre virtuali di artisti in gara e accumulare punti in base a esibizioni, gesti sul palco e momenti iconici. Nato come iniziativa ironica, il FantaSanremo è diventato negli anni un fenomeno di massa, contribuendo a rendere il Festival ancora più partecipato, condiviso e trasversale.

Le categorie: Big, Nuove Proposte e Sanremo Giovani

Nel tempo, anche la struttura delle categorie è cambiata. Oggi il Festival è organizzato principalmente attorno a:

  • Big, ovvero artisti già affermati
  • Nuove Proposte / Sanremo Giovani, dedicate agli emergenti

Queste sezioni hanno avuto un ruolo fondamentale nel rinnovamento del Festival, permettendo a nuovi nomi di affacciarsi sul grande pubblico. Il meccanismo di selezione e voto è stato più volte modificato, introducendo sistemi misti che combinano:

  • televoto
  • sala stampa
  • giuria demoscopica

Un sistema spesso discusso, ma che ha contribuito a rendere Sanremo più partecipato e imprevedibile.

Curiosità e polemiche che hanno segnato la storia di Sanremo

Sanremo non è mai stato solo musica, ma anche un contenitore di episodi, scelte e momenti destinati a far discutere. Nel corso delle edizioni, il Festival è diventato celebre per canzoni considerate troppo provocatorie per il loro tempo, classifiche contestate, esclusioni discusse e decisioni delle giurie che hanno spesso diviso pubblico e critica. A questi si sono aggiunti monologhi, dichiarazioni e look di artisti, conduttori e ospiti che hanno acceso dibattiti ben oltre il contesto musicale.

Molti di questi momenti, inizialmente accolti con polemiche o critiche, sono stati poi riletti come tappe fondamentali della storia del Festival, contribuendo a costruirne l’immaginario e la memoria collettiva. Episodi che, nel bene o nel male, hanno trasformato Sanremo in un evento capace di far parlare di sé anche al di fuori delle cinque serate televisive, mantenendolo costantemente al centro dell’attenzione mediatica.

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Perché Sanremo divide sempre il pubblico

Al di là dei singoli episodi, uno degli aspetti più interessanti del Festival di Sanremo è la sua capacità strutturale di dividere il pubblico. Ogni edizione mette in scena un confronto tra visioni diverse della musica e della cultura popolare: da un lato chi riconosce nel Festival un presidio della tradizione, dall’altro chi ne chiede un continuo rinnovamento in linea con i linguaggi contemporanei.

La contrapposizione tra “vecchio” e “nuovo” non riguarda solo i generi musicali, ma anche il modo di intendere lo spettacolo, il ruolo degli artisti e il rapporto tra televisione e pubblico. Sul palco dell’Ariston convivono generazioni, stili e sensibilità differenti, rendendo inevitabile un dibattito che va oltre il gusto personale. Proprio questa tensione costante trasforma Sanremo in un fenomeno culturale più che in una semplice competizione canora.

La settimana del Festival diventa così un momento collettivo in cui si discute di musica, ma anche di costume, identità e società

Sanremo 2026: cosa aspettarsi ed info utili

La prossima edizione del Festival di Sanremo andrà in onda dal 24 al 28 febbraio 2026, con cinque serate consecutive che accompagneranno il pubblico dalla prima messa in onda fino alla finale. Come da tradizione, il Festival sarà trasmesso in prima serata su Rai 1, con la possibilità di seguirlo anche in streaming su RaiPlay e in diretta radiofonica su Rai Radio 2, offrendo diverse modalità di fruizione sia in televisione sia sulle piattaforme digitali.

La lista degli artisti in gara comprende trenta Big con brani inediti, tra cui nomi noti della scena italiana come Arisa, Ermal Meta, Elettra Lamborghini, Fedez & Marco Masini, Enrico Nigiotti, Leo Gassmann, Levante, Malika Ayane, Patty Pravo, Tommaso Paradiso e Dargen D’Amico, in una line-up che attraversa generi e generazioni diverse. Accanto ai nomi più affermati, l’attenzione sarà però rivolta anche alle nuove leve, artisti che negli ultimi anni hanno costruito consenso tra streaming e pubblico giovane e che potrebbero trovare proprio a Sanremo il definitivo salto di qualità. Profili come Ariete, Tananai, Mr. Rain o Sethu rappresentano quella zona di confine tra mainstream e nuova scena che spesso a Sanremo diventa centrale nel racconto del Festival.

Questa edizione si preannuncia come un evento fortemente integrato tra televisione e digitale, arricchito da ospiti speciali e momenti capaci di alimentare il dibattito pubblico. Tra conferme, attese e possibili sorprese, ne vedremo delle belle anche quest’anno?

Ulteriori informazioni:

Susanna Staiano
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Festival di Sanremo 2026
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