Il ritorno di Lana Del Rey è ufficiale e porta con sé un titolo enigmatico: White Feather Hawk Tail Deer Hunter. Il brano anticipa il nuovo album Stove e segna una nuova tappa nel percorso sonoro della cantautrice americana, da sempre capace di trasformare ogni uscita in un evento culturale oltre che musicale.
La canzone, già annunciata il 10 febbraio attraverso le sue storie Instagram, è stata definita da Lana stessa come la sua “canzone preferita” del disco. Una dichiarazione che ha immediatamente acceso la curiosità dei fan e degli addetti ai lavori, soprattutto considerando il team creativo coinvolto.
Un titolo evocativo e carico di simbolismo
White Feather Hawk Tail Deer Hunter è un titolo che sembra uscito da un racconto mitologico americano. Tradotto letteralmente, richiama immagini naturali e selvagge: piume bianche, falchi, code, cacciatori di cervi. Un immaginario che si inserisce perfettamente nella poetica di Lana Del Rey, da sempre affascinata dall’estetica americana, tra ruralità, spiritualità e romanticismo oscuro.
Il titolo suggerisce un ritorno a sonorità organiche, forse più intime e narrative, dopo le atmosfere orchestrali e malinconiche dei suoi ultimi lavori. Lana ha dichiarato che questo era il brano che “stava aspettando”, lasciando intendere che rappresenti il cuore emotivo di Stove.
Il team creativo dietro il brano
A livello produttivo, la traccia è stata coprodotta da Drew Erickson e Jack Antonoff.
Drew Erickson è ormai un collaboratore abituale di Lana, noto per il suo tocco orchestrale raffinato e cinematografico. Jack Antonoff, invece, è una delle figure più influenti del pop contemporaneo, già al lavoro con artisti come Taylor Swift e Lorde. Il suo contributo ha spesso portato a un equilibrio tra minimalismo emotivo e costruzioni sonore stratificate.
Ma l’aspetto più interessante riguarda la scrittura. Il brano è stato composto insieme al marito di Lana, Jeremy Dufrene, al cognato e alla sorella Caroline Grant, conosciuta artisticamente come Chuck Grant. Questa dimensione familiare potrebbe aver contribuito a rendere il pezzo ancora più personale, quasi confessionale.
Cosa si cela dietro il nuovo album Stove
Se White Feather Hawk Tail Deer Hunter rappresenta davvero l’anima del disco, Stove potrebbe rivelarsi uno dei lavori più intimi e radicati nella dimensione personale di Lana Del Rey. Negli ultimi anni, l’artista ha progressivamente abbandonato le produzioni barocche e cinematografiche dei suoi esordi per avvicinarsi a un songwriting più essenziale, quasi folk, dove il peso emotivo è affidato alle parole più che agli arrangiamenti.
Album come Did You Know That There’s a Tunnel Under Ocean Blvd avevano già mostrato una forte componente autobiografica, con testi densi di riferimenti familiari, spirituali e memoriali. Stove sembra spingersi ancora oltre, come se Lana stesse deliberatamente togliendo filtri, costruzioni e maschere.
Con questo nuovo lavoro potremmo trovarci davanti a:
- Un ritorno alla narrazione simbolica americana, fatta di immagini semplici ma cariche di significato.
- Sonorità calde e analogiche, forse dominate da pianoforte, archi e silenzi eloquenti.
- Una scrittura ancora più intima e diretta, amplificata dalla collaborazione con i membri della sua famiglia.
La scelta di anticipare il disco con il brano che lei stessa definisce il suo preferito non è casuale. Non sembra una strategia di marketing, ma un vero e proprio manifesto artistico: Lana indica fin da subito dove vuole portare l’ascoltatore, senza compromessi.
Un ritorno atteso e già iconico
Il fatto che il titolo sia stato svelato sui social prima dell’uscita ufficiale conferma quanto Lana Del Rey sia consapevole del potere della narrazione. Ogni dettaglio, ogni parola scelta, diventa parte di un racconto più ampio, costruito con lentezza e precisione.
“È quella che stavo aspettando”, ha dichiarato. Una frase semplice ma potentissima, che suona come una resa dei conti creativa. Come se White Feather Hawk Tail Deer Hunter rappresentasse la sintesi di un percorso iniziato anni fa, il punto di arrivo di una ricerca artistica che non ha mai smesso di interrogarsi sull’identità, sull’America e sull’amore.
Per i fan storici, questo ritorno è molto più di una nuova canzone: è l’apertura di un nuovo capitolo di un universo artistico coerente, stratificato e in continua evoluzione.
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