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La musica è sempre stata molto più di un semplice intrattenimento. Spesso provoca, critica e mette in discussione i limiti sociali e culturali. Non sorprende quindi che alcune canzoni degli artisti tra i più influenti della storia siano state censurate o addirittura bandite da radio e istituzioni. In alcuni casi il problema erano messaggi politici espliciti, in altri allusioni sessuali oppure perfino una singola parola ritenuta inappropriata. Dai Beatles ai Sex Pistols, passando per ABBA e David Bowie, ecco dieci brani celebri che hanno dovuto fare i conti con la censura.

David Bowie – Space Oddity

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Quando David Bowie pubblicò “Space Oddity” nel 1969, la canzone arrivò proprio mentre il mondo seguiva con il fiato sospeso la missione Apollo 11. Il brano racconta la storia malinconica dell’astronauta Major Tom, perso nello spazio.

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La BBC, temendo che il tono cupo del pezzo potesse essere percepito come di cattivo gusto mentre Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins erano ancora in orbita, decise di rimuoverlo temporaneamente dalla programmazione radiofonica.

Solo dopo il rientro sicuro degli astronauti sulla Terra la canzone tornò in onda. Poco dopo diventò uno dei più grandi successi della carriera di Bowie, anche grazie al forte legame con l’epoca della conquista della Luna.

Paul McCartney & Wings – Give Ireland Back to the Irish

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Il 30 gennaio 1972, dei soldati britannici uccisero 13 manifestanti disarmati a Derry, in Irlanda del Nord. L’episodio passò alla storia come il Bloody Sunday.

Paul McCartney, che ha origini irlandesi, reagì immediatamente scrivendo il brano di protesta “Give Ireland Back to the Irish”, registrato insieme ai Wings e pubblicato nel febbraio dello stesso anno.

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Ancora prima della distribuzione, però, arrivò la censura: BBC e Radio Luxembourg vietarono la trasmissione del brano, considerato una presa di posizione politica nel conflitto nordirlandese.

Il risultato fu curioso: il pezzo poteva comparire nelle classifiche musicali, ma senza titolo. I conduttori radiofonici lo annunciavano semplicemente come “un brano non specificato di Paul McCartney”.

Phil Collins – In the Air Tonight

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“In the Air Tonight” di Phil Collins è uno dei brani più iconici della storia del pop, celebre soprattutto per il suo leggendario drum fill.

Eppure questa canzone apparentemente innocua è stata bandita ben due volte dalle radio.

La prima volta nel 1991, quando la BBC inserì il brano in una lista di canzoni temporaneamente vietate per evitare possibili riferimenti alla Guerra del Golfo.

La seconda censura arrivò dopo l’attentato dell’11 settembre 2001. L’emittente radiofonica statunitense Clear Channel vietò la trasmissione di oltre 160 canzoni, tra cui “In the Air Tonight”, “Hey Joe” e “Imagine”, ritenute potenzialmente associate agli eventi tragici.

ABBA – Waterloo

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Durante la Guerra del Golfo del 1991, la BBC adottò misure molto restrittive nella scelta delle canzoni da trasmettere.

Tra i brani temporaneamente esclusi dalla programmazione finì sorprendentemente anche “Waterloo” degli ABBA.

Il motivo non era il contenuto del pezzo – un allegro brano pop – ma il riferimento storico alla battaglia di Waterloo del 1815.

Una decisione che oggi appare piuttosto paradossale: difficilmente qualcuno avrebbe interpretato la celebre hit disco degli ABBA come una celebrazione della guerra.

The Beatles – Come Together

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Poche band hanno rivoluzionato la musica pop quanto i Beatles, e anche i loro testi non sono stati immuni dalla censura.

Il loro iconico brano “Come Together” fu temporaneamente bandito dalla BBC poco dopo la pubblicazione. Non per contenuti politici o scandalosi, ma per una sola riga del testo:

“He wear no shoeshine, he got toe-jam football
He got monkey finger, he shoot Coca-Cola

Il riferimento diretto al marchio Coca-Cola fu interpretato come pubblicità non autorizzata, violando le linee guida della radio pubblica britannica. Una semplice menzione di marca bastò quindi per far scattare la censura.

The Who – My Generation

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“My Generation” dei The Who è una delle canzoni simbolo degli anni Sessanta, un inno ribelle che cattura perfettamente l’energia e la frustrazione della gioventù dell’epoca.

Una caratteristica distintiva del brano è il balbettio intenzionale del cantante Roger Daltrey.

Proprio questo elemento portò alcuni programmatori radiofonici a sospendere temporaneamente la trasmissione del pezzo, temendo che potesse risultare offensivo per le persone con disturbi del linguaggio.

Curiosamente, la decisione non riguardava i testi provocatori sulla ribellione o sul desiderio di “morire prima di diventare vecchi”, ma solo l’effetto vocale utilizzato nel canto.

Sex Pistols – God Save the Queen

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Quando i Sex Pistols pubblicarono “God Save the Queen” nel 1977, il Regno Unito stava celebrando il Giubileo d’argento della regina Elisabetta II.

Il brano conteneva una critica frontale alla monarchia e alla società britannica:

“God save the Queen
The fascist regime
There is no future
In England’s dreaming”

La BBC vietò immediatamente la trasmissione del brano, considerato profondamente offensivo verso la monarchia.

Nonostante il divieto – o forse proprio grazie a esso – la canzone vendette oltre 200.000 copie nella prima settimana. La band guidata da John Lydon (Johnny Rotten) alimentò ulteriormente lo scandalo con provocazioni pubbliche, tra cui un celebre concerto su di una barca posizionata sul Tamigi proprio di fronte al Parlamento.

The Doors – Love Me Two Times

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Quando The Doors pubblicarono “Love Me Two Times” nel 1967, molti programmatori radiofonici considerarono il testo troppo esplicito per l’epoca.

Le allusioni sessuali presenti nel brano spinsero diverse stazioni radio a rifiutare la trasmissione della canzone.

La situazione degenerò a New Haven, Connecticut, quando Jim Morrison tentò di suonare il brano durante una trasmissione radiofonica. La direzione della stazione radio chiamò addirittura la polizia, e Morrison fu arrestato con l’accusa di oscenità.

Radiohead – Creep

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La prima versione di “Creep” dei Radiohead, pubblicata nel 1992, non fu subito accolta bene dalle radio britanniche.

La BBC decise di rimuovere il brano dalla programmazione per due motivi principali: il tono considerato troppo deprimente e l’uso della parola “fuck”, ritenuta non adatta alla trasmissione radiofonica.

Solo con la nuova pubblicazione nel 1993 la canzone iniziò a guadagnare popolarità, fino a raggiungere il settimo posto nelle classifiche britanniche e diventare uno dei brani più celebri della band.

Beach Boys – God Only Knows

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Quando i Beach Boys pubblicarono “God Only Knows” nel 1966, il contenuto della canzone non suscitò particolari polemiche.

Il brano è infatti una classica ballad d’amore, priva di temi controversi.

Ciò che disturbò alcune stazioni radio negli Stati Uniti fu invece la presenza della parola “God” nel titolo. In alcune zone del Paese venne considerata irrispettosa o blasfema, e la canzone non fu inserita nella programmazione.

Secondo Brian Wilson, si trattava addirittura del primo brano pop della storia a contenere la parola “God” nel titolo. Di fronte alle critiche, la band valutò persino di rinominare il pezzo “Fred Only Knows”, ma alla fine decise di mantenere il titolo originale.

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Franco Amato
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10 canzoni censurate che hanno fatto scandalo: da Beatles ai Sex Pistols
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