Quando si parla di linee di basso iconiche della musica italiana, è impossibile non citare “Ma quale idea” di Pino D’Angiò. Pubblicato nel 1980, il brano è diventato uno dei simboli più riconoscibili dell’italo disco grazie a un insieme di elementi perfettamente incastrati: il groove ballabile, la voce parlata e ironica di D’Angiò, l’arrangiamento essenziale e soprattutto una linea di basso entrata nella storia.
Il protagonista di quel riff è Stefano Cerri, bassista e musicista di enorme talento, figlio dello storico chitarrista jazz Franco Cerri. La sua parte di basso in “Ma quale idea” è ancora oggi studiata, suonata e analizzata da bassisti di ogni livello perché rappresenta uno di quei casi in cui la semplicità apparente nasconde un lavoro esecutivo molto più raffinato di quanto possa sembrare al primo ascolto.
Il basso di “Ma quale idea” funziona perché è immediato, memorabile e fisico. Ma dietro quella frase così naturale ci sono timing, intenzione, controllo dinamico, ghost notes, acciaccature e piccoli dettagli che fanno davvero la differenza.
Il basso di “Ma quale idea”: un riff diventato linguaggio
La linea di basso di “Ma quale idea” non è semplicemente un accompagnamento. È uno degli elementi portanti del brano, forse il vero motore dell’intera canzone. Senza quel riff, il pezzo perderebbe gran parte della sua identità.
È una linea costruita per far muovere il brano in avanti, ma anche per restare impressa nella memoria. Non invade lo spazio della voce, non cerca virtuosismi gratuiti e non riempie ogni battuta con frasi complesse. Al contrario, lavora su un’idea molto precisa: creare un groove stabile, elastico e riconoscibile.
Proprio per questo è diventata una piccola lezione di arrangiamento. Stefano Cerri dimostra come una linea di basso possa essere protagonista anche senza trasformarsi in un esercizio di tecnica fine a sé stesso. La parte è efficace perché ogni nota ha un peso, ogni pausa ha una funzione e ogni abbellimento contribuisce al carattere generale del groove.
Un groove tra italo disco, funk e disco americana
Uno degli aspetti più discussi del brano riguarda la somiglianza tra il groove di “Ma quale idea” e quello di “Ain’t No Stoppin’ Us Now” di McFadden & Whitehead, grande classico della disco music americana pubblicato nel 1979.
La parentela stilistica è evidente: entrambi i brani condividono una certa idea di movimento, una spinta funk-disco molto fisica e una scrittura del basso che lavora sul rapporto tra ripetizione e micro-variazione. Tuttavia, “Ma quale idea” riesce a costruire una propria identità fortissima, anche grazie al contesto completamente diverso in cui quel linguaggio viene inserito.
Pino D’Angiò porta il groove disco in una dimensione più teatrale, ironica e italiana, mentre la voce parlata trasforma il brano in qualcosa di estremamente personale. In questo scenario, il basso di Stefano Cerri diventa il collante tra mondi diversi: la disco americana, il funk, il pop italiano e quella particolare estetica da club che avrebbe reso il pezzo così riconoscibile.
Il risultato è una linea di basso che suona familiare e originale allo stesso tempo. Ed è proprio questa ambiguità a renderla ancora oggi così interessante da studiare.
La tonalità: Sib minore dorico
Dal punto di vista armonico, “Ma quale idea” si muove principalmente in Sib minore dorico. Il modo dorico è molto utilizzato nel funk, nella fusion e nella disco music perché mantiene il colore minore, ma lo apre grazie alla presenza della sesta maggiore.
Questa caratteristica è fondamentale: il brano conserva una certa tensione scura, ma senza diventare cupo. Al contrario, la sonorità resta mobile, brillante e perfetta per un contesto ritmico ballabile.
Il giro armonico ruota soprattutto attorno a tre accordi:
Sib minore, Do minore e Fa minore.
È una progressione essenziale, ma molto efficace. Lascia spazio al basso, gli permette di muoversi con libertà e crea una base ideale per costruire un groove ripetitivo ma mai statico. Il riff funziona proprio perché si appoggia a una struttura armonica semplice, sulla quale il lavoro ritmico e articolativo può emergere con grande chiarezza.
Il vero segreto del riff: gli abbellimenti
Molti bassisti, soprattutto all’inizio, tendono a concentrarsi soltanto sulle note principali del riff. È comprensibile: la prima cosa che vogliamo fare è “azzeccare” la sequenza corretta. Ma nel caso di “Ma quale idea”, il vero carattere della linea non nasce solo dalle note. Nasce soprattutto da ciò che accade tra una nota e l’altra.
Nel riff troviamo diversi elementi fondamentali: acciaccature, ghost notes, articolazioni ritmiche molto curate e un mordente. Sono dettagli piccoli, ma decisivi. Senza questi elementi, la linea resta riconoscibile, ma perde gran parte del suo sapore originale.
Le ghost notes, in particolare, sono essenziali. Non hanno una vera funzione melodica o armonica, ma contribuiscono al movimento ritmico generale. Sono colpi percussivi, accenti fantasma, piccoli respiri che danno al groove quella sensazione di elasticità tipica del funk.
Le acciaccature, invece, aggiungono fluidità e aggressività al fraseggio. Servono a “sporcare” leggermente l’attacco delle note, rendendo la linea più viva e meno meccanica. Il mordente, infine, introduce un dettaglio espressivo sorprendentemente raffinato per un brano pop italiano di quell’epoca.
È qui che si capisce la vera difficoltà del pezzo. Suonare le note è una cosa. Farlo respirare come nell’originale è un’altra.
Timing, intenzione e controllo dinamico
La linea di basso di “Ma quale idea” è anche una grande lezione di timing. Il groove non dipende solo da cosa si suona, ma da quando lo si suona. La posizione degli accenti, la durata delle note, la gestione delle pause e il rapporto con la batteria sono elementi fondamentali.
Un riff del genere può diventare rigido se suonato in modo troppo scolastico. Al contrario, deve mantenere una certa morbidezza, una spinta costante e una sensazione quasi “parlata”. È un basso che canta, ma lo fa attraverso il ritmo.
Anche il controllo dinamico è importante. Le ghost notes non devono avere lo stesso volume delle note principali. Gli abbellimenti non devono coprire il riff, ma valorizzarlo. Gli accenti devono emergere senza rompere la continuità della frase.
Per questo motivo, “Ma quale idea” è un esercizio perfetto per chi vuole migliorare non solo la tecnica, ma anche il senso del groove. Non basta imparare la diteggiatura: bisogna ascoltare, imitare, assorbire il feel e capire perché quella linea funziona così bene.
Una lezione di “less is more”
Uno degli aspetti più belli del basso di Stefano Cerri in “Ma quale idea” è la sua economia. Non ci sono fill ridondanti, passaggi inutilmente complessi o dimostrazioni di virtuosismo fuori contesto. Ogni elemento serve il brano.
Questa è una lezione fondamentale per ogni bassista. Il groove non nasce dalla quantità di note, ma dalla qualità dell’intenzione. Una linea semplice, se suonata con il timing giusto, può essere molto più efficace di una parte complessa ma priva di direzione.
Stefano Cerri costruisce una parte che sostiene il brano, lo identifica e lo rende immediatamente riconoscibile. È il tipo di basso che non ha bisogno di imporsi con la forza, perché è già indispensabile all’arrangiamento.
In questo senso, “Ma quale idea” è un perfetto esempio di less is more: poche idee, ma chiarissime. Poche note, ma decisive. Pochi elementi, ma messi nel punto giusto.
Perché studiare oggi il basso di “Ma quale idea”
A più di quarant’anni dalla sua uscita, “Ma quale idea” resta un brano utilissimo da studiare. Non solo per il suo valore storico, ma perché permette di lavorare su aspetti essenziali del basso moderno.
Studiare questa linea significa confrontarsi con il groove, con la precisione ritmica, con il controllo delle ghost notes e con l’importanza degli abbellimenti. Significa anche capire come una parte di basso possa diventare memorabile senza essere eccessivamente complicata.
Per un bassista principiante può essere un ottimo obiettivo tecnico. Per un musicista più esperto, invece, può diventare un esercizio di interpretazione: come rendere credibile una linea apparentemente semplice? Come farla suonare davvero funky? Come evitare di renderla piatta?
Sono domande fondamentali, perché il basso non vive soltanto nelle note scritte. Vive nel modo in cui quelle note vengono suonate.
Scarica gratuitamente la TAB del riff
Per studiare nel dettaglio la linea di basso di “Ma quale idea”, abbiamo preparato una trascrizione completa con TAB del riff principale. È uno strumento utile per analizzare diteggiature, ghost notes, acciaccature e abbellimenti, così da avvicinarsi il più possibile al feel dell’originale.
Puoi scaricare gratuitamente la TAB tramite il link dedicato qui sotto e usarla come punto di partenza per lavorare sul groove, sul timing e sull’articolazione.
Buono studio e buon groove!
