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Quando dobbiamo imparare rapidamente un brano alla batteria, la prima possibilità che ci viene in mente è quella di trascriverlo nota per nota. È sicuramente il metodo più preciso: riportare sulla partitura la performance del batterista permette di studiarne ogni dettaglio e di arrivare a riprodurre il brano nel modo più fedele possibile.
Non sempre, però, abbiamo bisogno di questo livello di precisione. In una situazione live, durante una sostituzione, in una prova organizzata all’ultimo momento o durante una sessione in studio, può essere necessario imparare un brano in poco tempo e avere soprattutto un riferimento chiaro della sua struttura.
È in questi casi che può essere utile una Drum Chart.

Che cos’è una Drum Chart

La Drum Chart non deve necessariamente contenere tutto quello che il batterista originale ha suonato. Il suo scopo è fornire una mappa del brano, attraverso la quale riconoscere rapidamente le diverse sezioni e individuare gli elementi musicali più importanti: groove, fill, accenti, obbligati, cambi e altri punti di riferimento.

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Il livello di dettaglio può naturalmente cambiare in base alle esigenze. L’obiettivo, però, rimane quello di avere uno strumento che permetta di suonare il brano con sicurezza senza dover necessariamente memorizzare o riprodurre ogni singola nota della performance originale.

Trascrizione completa o Drum Chart: quale scegliere?

Una trascrizione completa e una Drum Chart non sono alternative in senso assoluto: rispondono a esigenze differenti.

Quando vogliamo studiare una canzone in profondità, la trascrizione nota per nota rimane il metodo più efficace. Permette di analizzare il modo in cui è stata costruita la parte di batteria, studiare i dettagli del groove, capire la posizione dei fill e degli accenti e, soprattutto, cercare di emulare la performance originale.

Questo approccio è particolarmente utile quando l’obiettivo è riprodurre un brano con la massima fedeltà possibile.

Ci sono però situazioni in cui questa precisione diventa poco funzionale. Se dobbiamo preparare rapidamente molti brani, se veniamo chiamati a sostituire un batterista o se dobbiamo suonare una canzone che non abbiamo mai studiato, dedicare molto tempo alla trascrizione completa potrebbe non essere necessario.

In questi casi possiamo concentrarci sulle informazioni che hanno realmente un valore musicale durante l’esecuzione.

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La Drum Chart nasce proprio da questa esigenza: capire il brano senza dover necessariamente trascrivere tutta la performance.

Non significa quindi fare una trascrizione meno accurata perché non siamo in grado di trascrivere tutto, ma scegliere consapevolmente quali informazioni ci servono per poter suonare.

La Drum Chart come mappa del brano

Il modo più semplice per concepire una Drum Chart è immaginarla come una mappa della canzone.

La prima cosa da individuare è quindi la struttura: intro, strofa, ritornello, bridge, solo, outro e tutte le eventuali ripetizioni. Non è necessario utilizzare per forza una nomenclatura standard; l’importante è che le indicazioni siano immediate e comprensibili per chi dovrà utilizzarle.

Una volta individuata la struttura, possiamo concentrarci sugli elementi che caratterizzano realmente ogni sezione.

In una strofa potrebbe essere sufficiente indicare il groove principale. Nel ritornello potremmo avere un pattern differente oppure un’apertura del charleston che vogliamo ricordare. In un determinato punto potrebbe esserci un fill particolarmente importante, mentre prima di un ritornello potrebbe esserci un accento che tutta la band deve eseguire insieme.

Sono queste le informazioni che vale la pena inserire.

Il principio è semplice: non dobbiamo scrivere tutto ciò che sentiamo, ma tutto ciò che ci serve per sapere cosa sta succedendo nel brano e come dobbiamo reagire musicalmente.

Per questo una Drum Chart può essere molto sintetica. Una singola indicazione può rappresentare un’intera sezione, lasciando al batterista la libertà di sviluppare il groove e i dettagli durante l’esecuzione.

Scrivere prima la struttura

La struttura è il punto di partenza. Prima ancora di preoccuparci dei groove o dei fill, dobbiamo sapere come è organizzato il brano.

Una buona pratica consiste quindi nell’ascoltare la canzone concentrandosi inizialmente soltanto sulla forma. Possiamo segnare il numero delle battute quando è utile, oppure utilizzare riferimenti più immediati come il testo della canzone o altri elementi riconoscibili.

Una volta completata questa prima mappa, diventa molto più semplice aggiungere le informazioni relative alla batteria.

In una chart avere uno schema pulito ed ordinato è molto importante, per questo personalmente cerco sempre di dividere le varie sezioni del brano in righe separate. Sempre per questioni di spazio, il secondo Pre Rit ed il secondo Ritornello li ho segnati come uguali ai precedenti, risparmiando quindi tempo e spazio per scrivere una cosa già scritta in precedenza.
In questo passaggio mi sono limitato a scrivere solo la struttura della canzone (almeno fino allo Special), fatta eccezione per il fill iniziale che potrebbe essere una delle parti da tenere a mente per il brano e suonarla in modo fedele all’originale.

Individuare ciò che è realmente importante

Il passaggio successivo consiste nel selezionare gli elementi che non vogliamo dimenticare.

Non tutti i fill hanno la stessa importanza e non tutti i groove devono essere trascritti nel minimo dettaglio. Un fill particolarmente caratteristico può essere indicato con precisione, mentre per un passaggio più libero può essere sufficiente scrivere semplicemente “fill”.

Lo stesso vale per gli accenti e gli obbligati. Se la batteria deve seguire un intervento preciso della band, quell’informazione diventa importante perché condiziona direttamente l’esecuzione. Se invece durante una sezione il batterista può muoversi liberamente, non c’è motivo di riempire la chart di informazioni superflue.

Come costruire una Drum Chart passo dopo passo

Una volta ascoltato il brano, possiamo procedere costruendo la chart dal generale al particolare.

Per prima cosa definiamo la forma completa della canzone. Successivamente individuiamo i groove principali e le eventuali variazioni. Infine aggiungiamo i punti che richiedono maggiore attenzione, come fill, accenti, obbligati, stop o cambi particolari.

Questo procedimento permette di evitare uno degli errori più comuni: iniziare immediatamente dalla trascrizione dei dettagli senza avere ancora chiaro come è organizzato il brano.

La struttura deve invece essere sempre il riferimento principale.

Ascoltare il brano e individuare le sezioni

Durante il primo ascolto possiamo concentrarci esclusivamente sulla forma. È utile capire dove iniziano e finiscono le diverse parti e riconoscere eventuali ripetizioni.

Non serve necessariamente scrivere subito ogni dettaglio. L’obiettivo iniziale è costruire uno scheletro del brano sul quale inserire successivamente le informazioni più importanti.

Durante questa fase possono essere utili anche strumenti digitali per rallentare l’ascolto o isolare determinati passaggi. Ne abbiamo parlato nella nostra guida alle migliori app per batteristi

Segnare i groove principali

Dopo aver definito la struttura possiamo indicare i groove utilizzati nelle varie sezioni.

Anche in questo caso non è sempre necessario scrivere ogni singola nota. Se due sezioni utilizzano sostanzialmente lo stesso pattern, possiamo utilizzare un riferimento comune. Se invece il groove cambia in modo evidente, sarà opportuno indicare la variazione.

Una piccola notazione, un esempio ritmico o anche un’abbreviazione personale possono essere sufficienti, purché siano immediatamente leggibili durante l’esecuzione.

Annotare fill, accenti e obbligati

I fill che hanno una funzione strutturale meritano particolare attenzione. Lo stesso vale per gli accenti e gli obbligati, soprattutto quando la batteria deve interagire con il resto della band.

Un colpo preciso prima dell’ingresso del ritornello, uno stop condiviso con gli altri strumenti o una figura ritmica che caratterizza un determinato passaggio sono informazioni che possono fare la differenza tra una semplice esecuzione del brano e una performance realmente coerente con la musica.

Aggiungere i riferimenti necessari

Infine possiamo inserire tutte quelle informazioni che aiutano a non perdere il punto durante l’esecuzione: numero delle battute, ripetizioni, dinamiche essenziali, cambi di tempo o indicazioni particolari.

Anche in questo caso vale la stessa regola: la chart deve essere leggibile rapidamente. Se per capire cosa sta succedendo dobbiamo fermarci a studiare la pagina, probabilmente abbiamo inserito troppe informazioni.

Alcuni spunti da poter prendere da questa chart:
– Cerco di scrivere meno grooves possibili per mantenere pulito il foglio
– evito di scrivere i fill, tranne quando sono molto importanti per il pezzo
– uso delle note grandi per indicare tutti i colpi intesi come accenti da fare insieme al resto della band

Quanto deve essere dettagliata una Drum Chart?

Non esiste un livello di dettaglio corretto in assoluto.

Una Drum Chart può essere estremamente sintetica oppure avvicinarsi molto a una vera partitura, a seconda della situazione. La domanda da porsi non è quindi quanto dobbiamo scrivere, ma quali informazioni ci servono per suonare quel brano in quel determinato contesto.

Per una serata con un repertorio molto ampio potrebbe essere sufficiente avere la struttura, i groove principali e alcuni obbligati. Per un brano più complesso potremmo invece aver bisogno di indicare diversi fill, cambi di pattern e passaggi specifici.

Anche il livello di conoscenza del batterista ha la sua importanza. Una parte che per un musicista è immediatamente riconoscibile potrebbe richiedere una nota esplicativa per un altro.

La Drum Chart deve quindi essere personale e funzionale.

Una chart efficace non è quella che contiene più informazioni, ma quella che permette di recuperare rapidamente le informazioni importanti senza appesantire la lettura.

Suonare una Drum Chart senza perdere libertà

Uno degli aspetti più interessanti di questo approccio è che la Drum Chart non obbliga necessariamente a riprodurre la performance originale.

Quando abbiamo trascritto un brano nota per nota, il riferimento è molto preciso: sappiamo cosa è stato suonato e possiamo cercare di riprodurlo nel modo più fedele possibile.

Con una Drum Chart possiamo invece conoscere la struttura e gli elementi fondamentali lasciando maggiore spazio all’interpretazione.

Questo non significa suonare senza criterio. Al contrario, conoscere gli obbligati, i cambi e i punti strutturali permette di avere una base solida sulla quale costruire una performance personale.

Se, ad esempio, sappiamo che durante il ritornello il groove deve avere una determinata caratteristica e che alla fine della sezione è presente un fill preciso, tutto ciò che avviene tra questi due punti può essere interpretato in base al contesto musicale.

La chart diventa quindi un riferimento, non un limite.

Questo è particolarmente utile quando dobbiamo inserirci in una situazione musicale che richiede ascolto e capacità di adattamento. Il batterista conosce la forma e i punti importanti, ma può decidere come accompagnare gli altri musicisti in base a ciò che sta realmente accadendo.

Drum Chart e situazioni live: quando diventa davvero utile

In ambito live questo metodo può essere particolarmente efficace quando il tempo a disposizione per preparare il repertorio è limitato.

Pensiamo, ad esempio, a un batterista che deve sostituire un collega e riceve una scaletta di brani che non conosce. Cercare di trascrivere ogni canzone nota per nota potrebbe richiedere moltissimo tempo, mentre costruire una mappa della struttura permette di ottenere rapidamente un riferimento utilizzabile durante le prove e, se necessario, anche durante il concerto.

Lo stesso principio può essere applicato a repertori molto ampi. Quando bisogna preparare molte canzoni, non tutti i brani richiedono lo stesso livello di approfondimento. Alcuni possono essere studiati in dettaglio, mentre per altri può essere sufficiente avere una chart che ricordi la struttura e gli elementi caratteristici.

La Drum Chart diventa così uno strumento per ottimizzare il tempo di preparazione, senza rinunciare alla consapevolezza musicale.

Drum Chart in studio e nelle sessioni

L’utilità della Drum Chart non si limita al live.

Anche in studio può capitare di ricevere un brano che non conosci e di dover preparare rapidamente una parte di batteria. In una sessione, inoltre, non sempre l’obiettivo è replicare esattamente ciò che ha suonato il batterista della versione originale.

Può essere richiesto di interpretare il brano, mantenendo la struttura e alcune caratteristiche fondamentali ma sviluppando una parte personale.

In questo caso una Drum Chart può essere particolarmente utile perché permette di acquisire rapidamente una visione complessiva della canzone. Una volta individuate le sezioni, i groove principali, gli obbligati e gli altri punti importanti, il batterista può concentrarsi sulla performance senza essere vincolato a una trascrizione completa.

Questo approccio può essere molto efficace anche quando la take viene costruita direttamente in studio. La chart fornisce una direzione precisa, ma lascia spazio alle decisioni che vengono prese durante la registrazione, in base alla musica, al produttore e agli altri strumenti.

Gli errori da evitare quando si scrive una Drum Chart

Il rischio principale è trasformare la Drum Chart in una trascrizione completa. Se iniziamo a riportare ogni fill, ogni variazione e ogni dettaglio della performance originale, perdiamo proprio il vantaggio di questo sistema.

Un altro errore è inserire troppe informazioni senza stabilire quali siano realmente importanti. Una chart molto piena può sembrare più completa, ma durante l’esecuzione rischia di essere più difficile da leggere.

È inoltre importante utilizzare una notazione personale coerente. Se decidiamo di usare abbreviazioni o simboli, dobbiamo essere sicuri di poterli riconoscere immediatamente anche dopo qualche giorno.

Infine, non bisogna dimenticare la struttura. Una chart piena di groove e fill ma priva di una chiara organizzazione delle sezioni non svolge bene la sua funzione principale: permettere al batterista di sapere dove si trova nel brano.

Una buona Drum Chart deve aiutarti a suonare

La Drum Chart è, prima di tutto, uno strumento pratico. Il suo valore non dipende da quanto è complessa o dettagliata, ma dalla sua capacità di fornire rapidamente le informazioni che servono durante l’esecuzione.

La trascrizione completa rimane il metodo più indicato quando vogliamo studiare una performance nei minimi dettagli e imparare una parte cercando di riprodurla fedelmente. La Drum Chart risponde invece a un’esigenza diversa: avere una visione chiara del brano, ricordarne i punti fondamentali e mantenere allo stesso tempo la libertà di interpretarlo.

Personalmente trovo particolarmente utile pensare alla Drum Chart come a una mappa. La struttura ci indica il percorso, mentre groove, fill, accenti e obbligati ci segnalano i punti ai quali prestare attenzione. Tutto ciò che rimane tra questi riferimenti può essere sviluppato dal batterista in base al proprio stile e al contesto musicale.

È proprio questa combinazione tra sicurezza e libertà a rendere la tecnica utile non solo quando bisogna imparare velocemente un repertorio, ma anche quando si lavora in studio e si vuole arrivare alla registrazione con una direzione precisa senza rinunciare alla creatività.

Enrico Di Meglio
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Come scrivere una Drum Chart: guida pratica
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