Parlare di Emahoy Tsegué-Maryam Guèbrou significa entrare in un territorio musicale unico, dove spiritualità, tradizione etiope e linguaggio pianistico occidentale si fondono in modo irripetibile. La sua storia personale è intensa quanto la sua musica: una vita segnata da privilegi, rinunce, vocazione religiosa e una creatività che ha attraversato il Novecento senza mai piegarsi alle mode, arrivando fino a noi come una rivelazione tardiva ma potentissima.
Dall’aristocrazia di Addis Abeba alla formazione classica
Nata con il nome di Yewubdar Guèbrou ad Addis Ababa, Emahoy cresce in una famiglia dell’alta borghesia etiope. Questo contesto le permette di accedere a un’educazione musicale di livello raro per il periodo e per il paese. Fin da giovane studia pianoforte e violino, mostrando un talento fuori dal comune che la porta a esibirsi in contesti ufficiali di grande prestigio.
Tra questi spicca l’esibizione davanti all’imperatore Haile Selassie, figura centrale della storia etiope del Novecento. In un’Etiopia che guarda con interesse all’Europa ma difende fortemente la propria identità, la giovane musicista rappresenta un ponte ideale tra due mondi.
Il sogno interrotto del Royal College of Music
Il talento di Yewubdar è tale da attirare l’attenzione internazionale. Le viene offerta la possibilità di studiare al prestigioso Royal College of Music di Londra, un’opportunità che avrebbe potuto proiettarla verso una carriera concertistica di stampo classico europeo.
Tuttavia, per motivi politici e burocratici, il governo etiope blocca la sua partenza. Questo evento segna una frattura profonda nella sua vita. La delusione non è solo personale, ma esistenziale: il percorso che sembrava tracciato si interrompe bruscamente, lasciando spazio a una crisi che cambierà radicalmente il suo destino.
La scelta monastica e la nascita di Emahoy
Di fronte a questa chiusura improvvisa, Yewubdar compie una scelta radicale: entrare in un convento della Chiesa ortodossa etiope. Prende il titolo di Emahoy, riservato alle monache, e assume il nome religioso Tsegué Mariam. Non si tratta di una fuga dalla musica, ma di una sua trasformazione profonda.
Il pianoforte rimane centrale nella sua vita, ma cambia funzione. Non è più strumento di carriera o di riconoscimento pubblico, bensì mezzo di meditazione, preghiera e introspezione. È in questo periodo che il suo linguaggio musicale inizia a prendere una forma del tutto personale.
Uno stile pianistico fuori da ogni categoria
La musica di Emahoy Tsegué-Maryam Guèbrou sfugge alle etichette. È spesso accostata al minimalismo, ma sarebbe riduttivo definirla tale. Le sue composizioni per pianoforte mostrano un uso ipnotico della ripetizione, tempi dilatati e melodie che sembrano sospese, in equilibrio tra malinconia e contemplazione.
Il paragone con Erik Satie è frequente e in parte fondato: come il compositore francese, Emahoy utilizza la semplicità apparente come veicolo di profondità emotiva. Tuttavia, nella sua musica è sempre presente l’anima etiope, soprattutto nei modi melodici e nel senso del ritmo, che rimandano alla tradizione liturgica e popolare del suo paese.
Gerusalemme: isolamento e continuità creativa
Negli anni successivi, Emahoy si trasferisce a Jerusalem, dove vivrà fino alla fine dei suoi giorni. Qui conduce un’esistenza appartata, lontana dai circuiti musicali internazionali, ma non smette mai di comporre e registrare.
Questo isolamento contribuisce a rendere la sua musica ancora più pura, priva di compromessi. Le registrazioni realizzate in questo periodo, spesso in condizioni tecniche essenziali, conservano una forza emotiva straordinaria, proprio grazie alla loro autenticità.
La riscoperta internazionale e l’eredità culturale
Per molti anni, la musica di Emahoy Tsegué-Maryam Guèbrou rimane sconosciuta al grande pubblico. Solo recentemente viene riscoperta e valorizzata, soprattutto grazie all’interesse crescente verso le tradizioni musicali africane e le figure femminili dimenticate della storia della musica.
Oggi le sue composizioni vengono ascoltate da pianisti, compositori e appassionati di musica ambient, classica e sperimentale. Il suo lavoro è diventato un punto di riferimento per chi cerca un’alternativa al virtuosismo, una musica che parla lentamente ma lascia un segno profondo.
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