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Dopo quasi cinquant’anni di carriera come uno dei bassisti rock più rappresentativi della sua generazione, Flea ha deciso di intraprendere un percorso sorprendente e profondamente personale. Oggi 27 marzo 2026 esce Honora (Nonesuch Records), il suo primo album solista, un lavoro che segna un ritorno alle sue radici musicali: il jazz e la tromba. Anticipato dal singolo Traffic Lights, scritto insieme a Thom Yorke e Josh Johnson, il disco rappresenta molto più di un semplice cambio di genere: è il risultato di un lungo processo di studio, introspezione e riscoperta.

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Flea dalle origini jazz al successo globale

Michael Peter Balzary, conosciuto come Flea, nasce nel 1962 e cresce a Los Angeles. Prima di diventare il bassista iconico dei Red Hot Chili Peppers, il suo primo amore musicale è la tromba. Da adolescente si immerge nello studio del jazz, ispirato da leggende come Miles Davis e Dizzy Gillespie. Questo background è fondamentale per comprendere il suo percorso attuale.

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Negli anni ’80, però, la sua carriera prende una direzione diversa. Con i Red Hot Chili Peppers contribuisce a creare un suono unico, fondendo funk, punk e rock alternativo. Il suo stile al basso, energico e percussivo, lo rende uno dei musicisti più influenti della sua epoca. Nonostante il successo globale, il jazz resta sempre una presenza latente, pronta a riemergere.

Due anni di studio: il ritorno alla tromba

Uno degli elementi chiave nella nascita di Honora è il lungo periodo di studio che Flea ha dedicato al suo strumento originario. Come ha raccontato nelle interviste più recenti, ha trascorso due anni concentrandosi sulla tromba, tornando a essere, di fatto, uno studente.

Questo processo è stato fondamentale. Non si è trattato solo di recuperare una tecnica, ma di riconnettersi con un linguaggio musicale che richiede disciplina, ascolto e sensibilità. Il risultato di questa dedizione è proprio Honora, il suo debutto solista completo.

Flea, oggi sessantatreenne, ha descritto questo percorso con grande sincerità, sottolineando come tutto ciò che ha fatto in questo album rappresenti pienamente la sua identità: “Per me tutto si unisce perfettamente, perché è tutto così me”.

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Honora: un album intimo e personale

Il disco, in uscita oggi, prende il nome da un membro amato della sua famiglia, un dettaglio che rivela immediatamente la natura intima del progetto. A differenza delle produzioni con i Red Hot Chili Peppers, qui Flea si espone in modo diretto, costruendo un lavoro profondamente personale.

In Honora suona sia la tromba che il basso elettrico, unendo le due anime della sua identità musicale. Questa scelta non è solo tecnica, ma simbolica: rappresenta l’incontro tra il suo passato e il suo presente.

Flea ha composto e arrangiato l’intero album, assumendo un controllo creativo totale. Questo approccio gli ha permesso di sviluppare un suono coerente e autentico, lontano da qualsiasi compromesso.

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Un collettivo di jazzisti contemporanei

Per realizzare Honora, Flea si è circondato di un gruppo di musicisti straordinari, tra i più interessanti della scena jazz contemporanea. Il cuore della band è formato dal sassofonista e produttore Josh Johnson, figura centrale nel progetto, dal chitarrista Jeff Parker, dalla bassista Anna Butterss e dal batterista Deantoni Parks.

Quest’ultimo è noto per le sue collaborazioni con artisti come André 3000 e i Mars Volta, e porta nel disco un approccio ritmico innovativo e dinamico. La presenza di questi musicisti contribuisce a creare un linguaggio sonoro che non è tradizionale, ma profondamente contemporaneo.

A completare il quadro ci sono collaborazioni importanti come Mauro Refosco e Nate Walcott, che arricchiscono ulteriormente l’album con sfumature diverse.

Le collaborazioni vocali: Thom Yorke e Nick Cave

Un altro elemento distintivo di Honora è la presenza vocale. Flea non si limita a suonare, ma canta in alcune tracce e coinvolge due artisti di grande rilievo: Thom Yorke e Nick Cave.

Il singolo Traffic Lights, realizzato con Yorke e Josh Johnson, rappresenta uno dei momenti più significativi del disco. Il brano sintetizza perfettamente l’essenza del progetto,  libertà, collaborazione e ricerca sonora.  sviluppandosi come un flusso organico, lontano da schemi tradizionali.

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Un nuovo approccio al suono

In questo album, Flea abbandona gran parte dello stile che lo ha reso celebre. Il suo modo di suonare il basso è più essenziale, meno aggressivo, orientato alla costruzione di atmosfere.

Nelle interviste ha spiegato che il jazz gli ha insegnato a dare valore allo spazio, al silenzio, alla relazione tra le note. Questo cambiamento è evidente in tutto Honora, dove ogni elemento è calibrato con attenzione.

L’improvvisazione diventa centrale. Flea la descrive come una conversazione, un dialogo continuo tra musicisti. Questo approccio richiede ascolto, apertura e la capacità di lasciarsi andare.

Il tour: musica in spazi intimi

A partire da maggio, Flea porterà Honora in tour con la Honora band. Le esibizioni saranno pensate per location intime, lontane dalle grandi arene, e come riportato dal sito ufficiale,  tutte le date annunciate risultano già sold out, a conferma del grande interesse attorno a questo nuovo progetto.

Questa scelta riflette pienamente la natura del disco. Il jazz richiede un tipo di ascolto diverso, più attento e coinvolto, quasi raccolto. Flea ha sottolineato l’importanza di creare un ambiente in cui la musica possa essere vissuta in modo diretto, senza barriere, valorizzando ogni sfumatura sonora e ogni interazione tra i musicisti.

Un atto di libertà artistica

Nelle sue dichiarazioni più recenti, Flea ha ribadito che questo album nasce da un’esigenza personale, non da strategie commerciali. Dopo una carriera straordinaria, ha sentito il bisogno di esplorare nuovi territori, riscoprendo il jazz e mettendosi profondamente in discussione.

Honora è il risultato di un viaggio tra ritorno alle origini e apertura al futuro. Un esempio concreto di come la musica possa essere uno spazio di continua evoluzione, in cui identità, studio e sperimentazione convivono.

Flea dimostra che essere artisti significa non smettere mai di cercare. E Honora è la prova più autentica di questa ricerca.

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Susanna Staiano
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