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Ci lascia Francis Buchholz Scorpions; storico e primo vero bassista degli Scorpions. Si è spento all’età di 71 anni dopo una lunga battaglia contro il cancro. Una notizia che riporta alla memoria un’epoca fondamentale per la band di Hannover e per l’intero panorama rock europeo, quando il suono degli Scorpions prendeva forma e identità anche grazie a una sezione ritmica solida, elegante e potentissima.

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Chi era Francis Buchholz

Nato in Germania nel 1954, Francis Buchholz è stato molto più di un semplice bassista “di passaggio”. Entrato stabilmente negli Scorpions a metà degli anni Settanta, Buchholz ha accompagnato la band nel periodo forse più delicato e decisivo della sua evoluzione artistica, contribuendo a trasformarla da promessa del rock europeo a realtà internazionale.

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Il suo stile non era mai sopra le righe, ma incredibilmente funzionale: linee di basso precise, profonde, capaci di sostenere le chitarre senza mai appesantire il mix. Una qualità che, con il tempo, è diventata uno dei marchi di fabbrica del suono Scorpions.

L’ingresso negli Scorpions e gli anni della crescita

Francis Buchholz entra negli Scorpions nel 1977, in un momento di cambiamenti interni e ridefinizione del lineup. È qui che la band inizia a costruire la propria identità definitiva, quella che li porterà a dominare le classifiche negli anni successivi.

Il suo contributo emerge chiaramente nei dischi di fine anni ’70, dove il basso non è mai invasivo ma sempre presente, creando una base ritmica compatta su cui si innestano le melodie vocali e i riff di chitarra. In un periodo in cui molti bassisti cercavano protagonismo, Buchholz sceglie la strada dell’equilibrio e del groove, dimostrando una maturità musicale rara.

I grandi album e il suono classico degli Scorpions

Il nome di Francis Buchholz è legato indissolubilmente ad alcuni degli album più iconici della discografia degli Scorpions. Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, la band pubblica lavori che diventeranno veri e propri pilastri dell’hard rock mondiale.

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Dischi come Lovedrive, Animal Magnetism e Blackout rappresentano il periodo d’oro della formazione classica, in cui il basso di Buchholz svolge un ruolo chiave nel rendere il sound potente ma sempre controllato. Le sue linee accompagnano brani diventati immortali, sostenendo il ritmo con una precisione quasi chirurgica e una sensibilità melodica spesso sottovalutata.

È proprio in questi album che si percepisce quanto il basso non fosse solo uno strumento di supporto, ma una vera e propria colonna portante dell’arrangiamento.

Uno stile sobrio, ma fondamentale

Dal punto di vista tecnico, Francis Buchholz non ha mai cercato virtuosismi estremi. La sua forza stava nella capacità di “servire la canzone”, un approccio oggi sempre più raro ma fondamentale nel rock classico. Le sue parti erano pensate per dare respiro ai brani, enfatizzare i cambi di dinamica e sostenere le strutture armoniche senza rubare spazio agli altri strumenti.

Questo stile lo ha reso un bassista amatissimo dai musicisti, forse meno appariscente per il grande pubblico, ma essenziale per la longevità e la solidità del suono degli Scorpions.

L’uscita dalla band e la vita lontano dai riflettori

Nel 1992, dopo oltre quindici anni di carriera con gli Scorpions, Francis Buchholz lascia la band. Una decisione che segna la fine di un’era, ma che avviene in modo discreto, coerente con la sua personalità. Da quel momento in poi, il musicista sceglie una vita più riservata, allontanandosi progressivamente dai grandi palchi e dall’industria musicale mainstream.

Nonostante ciò, il suo nome rimane indissolubilmente legato al periodo più amato della band, quello che molti fan considerano ancora oggi insuperabile.

Addio, Francis

Francis Buchholz ha rappresentato una concezione del basso sobria e consapevole, lontana da ogni forma di protagonismo. Il suo ruolo negli Scorpions è stato determinante nel plasmare un sound in cui energia e melodia convivevano in perfetto equilibrio. Con linee di basso profonde e misurate, ha dato spessore emotivo e solidità ritmica a brani che hanno segnato la storia dell’hard rock, sostenendo la band con discrezione e intelligenza musicale.

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Susanna Staiano
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