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La questione tra Noel Gallagher ed Harry Styles non nasce da un complimento frainteso, ma da una critica netta e volutamente provocatoria. Il chitarrista e principale autore degli Oasis non ha mai detto che l’industria musicale abbia bisogno di più artisti come Harry Styles. Al contrario, Gallagher ha usato il nome di Styles come simbolo di un sistema che privilegia figure pop controllabili, ben lontane dallo spirito anarchico e autodistruttivo che, secondo lui, ha reso leggendario il rock degli anni ’90. Una posizione che ha acceso discussioni feroci tra nostalgici del Britpop, fan della nuova pop generation e critici musicali.

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Noel Gallagher e la nostalgia del rock senza filtri

Per capire il senso delle dichiarazioni di Noel Gallagher bisogna partire dal suo punto di vista: il rock come atto di ribellione, non come prodotto confezionato. Nelle sue interviste, Gallagher contrappone spesso l’epoca degli Oasis – fatta di eccessi, caos e personalità ingestibili – alla musica pop contemporanea, che lui vede come eccessivamente ripulita e addomesticata.

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Quando cita i “fellas on drugs” degli anni ’90, non lo fa per glorificare l’autodistruzione, ma per sottolineare come quelle band fossero imprevedibili, difficili da controllare e autenticamente pericolose per l’ordine dell’industria. Secondo Gallagher, oggi questo tipo di artista non è più benvenuto: costa troppo, crea problemi e non si allinea facilmente alle strategie di marketing.

Harry Styles come simbolo dell’industria controllata

In questo contesto entra in gioco Harry Styles. Per Noel Gallagher, Styles non rappresenta tanto un bersaglio personale quanto l’archetipo dell’artista moderno perfetto per le major: immagine curata, messaggi inclusivi, look studiato e una comunicazione sempre sotto controllo.

Gallagher sostiene che l’industria preferisca artisti a cui poter dire cosa indossare, cosa cantare e come comportarsi, evitando qualsiasi rischio. Styles, con la sua estetica elegante e fluida, diventa così – nella visione di Noel – una sorta di burattino di lusso, funzionale al sistema ma privo di quella scintilla sovversiva che definiva il rock.

Harry Styles come simbolo dell’industria controllata

In questo contesto entra in gioco Harry Styles. Per Noel Gallagher, Styles non rappresenta tanto un bersaglio personale quanto l’archetipo dell’artista moderno perfetto per le major: immagine curata, messaggi inclusivi, look studiato e una comunicazione sempre sotto controllo.

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Gallagher sostiene che l’industria preferisca artisti a cui poter dire cosa indossare, cosa cantare e come comportarsi, evitando qualsiasi rischio. Styles, con la sua estetica elegante e fluida, diventa così – nella visione di Noel – una sorta di burattino di lusso, funzionale al sistema ma privo di quella scintilla sovversiva che definiva il rock.

X Factor e il concetto di “non veri musicisti”

Un altro punto chiave della polemica è l’origine televisiva di Styles con  X Factor. Gallagher non ha mai nascosto il suo disprezzo per i talent show, considerandoli fabbriche di celebrità istantanee, più che incubatori di veri musicisti.

Nella sua visione, un artista dovrebbe nascere da sale prove, concerti malpagati e gavetta reale, non da un programma televisivo pensato per massimizzare audience e profitti pubblicitari. Styles, partito da X Factor, incarna per Noel tutto ciò che il rock non dovrebbe essere: successo immediato, esposizione mediatica estrema e una carriera costruita a tavolino.

La difesa di Harry Styles: talento sottovalutato?

Dall’altra parte, fan e critici difendono Harry Styles sottolineando come, nel corso degli anni, abbia dimostrato una crescente maturità artistica. Album come Harry’s House vengono citati come esempi di un pop consapevole, influenzato dal rock classico, dal folk e dal soul.

Molti ricordano inoltre che Styles partecipa attivamente alla scrittura dei suoi brani, anche se all’interno di team creativi, una pratica ormai standard nell’industria musicale contemporanea. Per i suoi sostenitori, la critica di Gallagher appare quindi più generazionale che oggettiva, figlia di un’epoca in cui il rock dominava il mercato e le regole erano diverse.

Scontro di epoche più che di persone

Forse il punto centrale non è se Harry Styles sia o meno un “vero artista”, ma il conflitto tra due modelli di industria musicale. Da una parte, il rock degli anni ’90, sporco, imprevedibile e spesso autodistruttivo. Dall’altra, un pop globale, inclusivo e altamente strategico, dove l’immagine conta quanto – se non più – della musica.

Noel Gallagher rappresenta la voce di chi rimpiange un’epoca in cui le band sfuggivano al controllo, mentre Harry Styles incarna una generazione di artisti che navigano con abilità dentro le logiche del sistema, riuscendo comunque a esprimere una visione personale.

Un’opinione che divide (e fa discutere)

Come spesso accade con Noel Gallagher, le sue parole sono taglienti, esagerate e volutamente provocatorie. Ma proprio per questo continuano a far discutere. Il confronto Noel Gallagher–Harry Styles non è solo una faida verbale, bensì uno specchio delle trasformazioni profonde dell’industria musicale.

La domanda resta aperta: è meglio un artista ribelle ma ingestibile o uno consapevole delle regole del gioco? Probabilmente, come spesso accade, la verità sta nel mezzo.

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Susanna Staiano
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Noel Gallagher attacca Harry Styles e il pop moderno
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