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In questi giorni ricorre l’anniversario dell’ingresso in classifica di “Rock and Roll Music”, il brano che contribuì a consacrare Chuck Berry, e la sua duck walk, come figura centrale del rock and roll. Non fu solo un successo radiofonico: segnò l’affermazione di un suono elettrico, diretto e contagioso destinato a diventare il linguaggio di una generazione.

Pubblicata nel 1957, “Rock and Roll Music” è un manifesto in forma di canzone. Con un riff tagliente, un ritmo serrato e un testo che rivendica senza compromessi l’energia del rock, Berry fissò le coordinate di un genere che stava smettendo di chiedere permesso.

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Il 1957: quando il rock faceva paura

Per capire davvero l’impatto di quel momento in classifica, bisogna allargare lo sguardo. Nel 1957 il rock and roll è ancora considerato una musica “pericolosa”. Le tensioni razziali attraversano gli Stati Uniti, la segregazione è legge in molti Stati del Sud e l’idea che una musica nata nelle comunità afroamericane possa conquistare il pubblico bianco mette in allarme genitori, politici e opinionisti.

Le radio esitano, le televisioni censurano, i concerti vengono sorvegliati. Ma nei diner, nei jukebox e nelle sale da ballo, gli adolescenti stanno già scegliendo. Il rock diventa il primo linguaggio generazionale autonomo, e Chuck Berry ne è uno dei principali architetti.

Il ragazzo di St. Louis

Nato a St. Louis nel 1926, Berry cresce immerso nel blues e nel rhythm and blues, ma ha un’intuizione decisiva: unire quelle radici afroamericane a una scrittura più diretta, narrativa, pensata per parlare agli adolescenti. Auto veloci, scuola, sogni di fuga, prime cotte. Storie semplici, ma raccontate con precisione cinematografica.

La sua chitarra elettrica diventa protagonista assoluta. Non semplice accompagnamento, ma motore creativo. I riff costruiti su double stops, le frasi blues asciugate e rese più aggressive, gli assoli brevi ma “parlanti”: tutto concorre a creare uno stile riconoscibile fin dalle prime note. Berry usa la chitarra come una seconda voce, capace di commentare e rafforzare il racconto.

Brani come Maybellene e Johnny B. Goode avevano già acceso la miccia. Con Rock and Roll Music, però, Berry consolida il suo ruolo di riferimento assoluto. Non a caso, gruppi come The Beatles e The Rolling Stones inseriranno sue cover nei primi anni di carriera, riconoscendo apertamente il debito artistico. Senza Chuck Berry, la British Invasion avrebbe avuto un suono molto diverso.

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Una canzone che rifiuta il compromesso

Il testo di Rock and Roll Music è esplicito: Berry cita e scarta altri generi musicali, rifiutando tutto ciò che non serve a ballare, sudare, muoversi. Non c’è nostalgia né reverenza per il passato. C’è solo il presente, amplificato. In questo senso, la canzone non è solo rock and roll: è una presa di posizione culturale. Il rock smette di chiedere permesso.

Un vestito troppo stretto e la nascita della “duck walk”

Ed eccoci alla curiosità che ha trasformato un dettaglio apparentemente banale in leggenda.

Durante uno dei suoi primi concerti, Berry si presentò sul palco con un completo particolarmente aderente. Talmente aderente da limitare i movimenti delle gambe. In un’epoca in cui l’energia scenica stava diventando parte integrante dello spettacolo, restare fermo non era un’opzione.

Così improvvisò.

Piegò le ginocchia, abbassò il busto e iniziò ad avanzare sul palco con una camminata scivolata, quasi caricaturale, senza mai smettere di suonare il suo riff. Il pubblico impazzì. Quella mossa, nata per necessità, divenne la celebre “duck walk”: la camminata dell’anatra che ancora oggi è sinonimo di rock.

Quella postura bassa, la chitarra protesa in avanti, il sorriso sornione: Berry stava ridefinendo il concetto di performance chitarristica.

La “duck walk” anticipa di decenni l’idea moderna di frontman totale, capace di fondere tecnica strumentale e spettacolo fisico. Molti artisti hanno provato a imitarla, ma l’originale resta inimitabile perché legato a un momento autentico, spontaneo.

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Il vero architetto del rock

Definire Chuck Berry un “genre architect” non è un’esagerazione. Con la sua scrittura diretta ha codificato l’immaginario rock. Con la sua chitarra ha definito un vocabolario ancora oggi attuale. Con la sua presenza scenica ha tracciato la linea che collega il rock and roll degli anni Cinquanta agli show spettacolari degli stadi moderni.

Ogni volta che un chitarrista avanza verso il pubblico con lo strumento come se fosse un’estensione del corpo, sta ripetendo, consapevolmente o no,  un gesto codificato da Chuck Berry più di sessant’anni fa. Non è solo stile. È grammatica.

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Susanna Staiano
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Da dove nasce la duck walk di Chuck Berry?
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