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Il 7 settembre 1968, quattro musicisti britannici salirono sul palco di un club giovanile a Gladsaxe, nei pressi di Copenaghen. Sul cartellone compariva ancora il nome The Yardbirds. Il pubblico non poteva sapere che quella sera stava assistendo alla nascita di una formazione destinata a diventare una delle più influenti della storia del rock.

Jimmy Page, Robert Plant, John Paul Jones e John Bonham suonavano insieme dal vivo per la prima volta. Non esistevano ancora “Stairway to Heaven”, “Whole Lotta Love” o gli stadi gremiti. Esisteva soltanto una nuova band, un repertorio da mettere alla prova e un chitarrista deciso a non lasciare morire il progetto dopo lo scioglimento degli Yardbirds.

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Cinquantotto anni dopo, quel concerto resta il punto di partenza di una storia che avrebbe cambiato il suono della musica rock.

Jimmy Page e una band da ricostruire

Nell’estate del 1968 gli Yardbirds si erano ormai disgregati, ma alcuni impegni dal vivo erano già stati programmati. Jimmy Page, rimasto con la possibilità di portare avanti il nome del gruppo, decise di formare una nuova line-up.

Robert Plant arrivò alla voce, John Bonham alla batteria e John Paul Jones al basso e alle tastiere. Quattro personalità musicali molto diverse, unite da una passione comune per il blues, il rock and roll e la sperimentazione.

La nuova formazione, conosciuta inizialmente come The New Yardbirds, non era ancora una macchina perfetta. Page avrebbe ricordato che, prima del debutto, avevano avuto circa quindici ore per provare insieme. Il concerto danese fu quindi anche un esperimento: capire se quei quattro musicisti potessero davvero funzionare come gruppo.

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Il primo concerto dei Led Zeppelin

Il debutto avvenne al Teen Club della Egegaard School di Gladsaxe. Il biglietto costava tra le cinque e le sette corone danesi e la band si esibì alle 19:30, prima di suonare nuovamente quella sera al Brøndby Pop Club.

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Il repertorio dei primi concerti comprendeva blues elettrico, brani degli Yardbirds e materiale che sarebbe poi confluito nel primo album. Tra i titoli documentati nei setlist di quel periodo figurano “I Can’t Quit You Baby, “Dazed and Confused”, “Babe I’m Gonna Leave You” e How Many More Times”.

Non era ancora il suono monumentale che avrebbe riempito gli stadi negli anni Settanta. Ma gli elementi fondamentali erano già presenti: la chitarra di Page, la voce di Plant, il basso di Jones e la batteria di Bonham, capaci di trasformare il blues in qualcosa di più pesante, dinamico e imprevedibile.

Dalla Danimarca al primo album

Il tour scandinavo servì a consolidare la formazione. Poche settimane dopo, nel settembre 1968, i quattro entrarono in studio per registrare il loro album d’esordio.

Il disco, pubblicato nel gennaio 1969, avrebbe mostrato quanto rapidamente il gruppo fosse riuscito a sviluppare un’identità propria. Il blues veniva amplificato, le dinamiche diventavano estreme e la chitarra elettrica assumeva un ruolo centrale senza cancellare la forza della sezione ritmica.

Il nome Led Zeppelin arrivò dopo quella prima fase come New Yardbirds. Da quel momento, la band non sarebbe più stata percepita come la continuazione di un gruppo precedente, ma come qualcosa di completamente nuovo.

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Il punto di svolta: da nuova band a fenomeno mondiale

Il vero salto arrivò però con Led Zeppelin II, pubblicato nell’ottobre dello stesso anno. “Whole Lotta Love”, con il suo riff destinato a diventare uno dei più riconoscibili della storia, portò la band verso un pubblico sempre più vasto. L’album raggiunse il primo posto nelle classifiche britanniche e americane, superando negli Stati Uniti anche Abbey Road dei Beatles. In poco più di un anno, i quattro musicisti che avevano debuttato in una palestra danese erano diventati protagonisti della scena internazionale.

La crescita continuò con Led Zeppelin III nel 1970, che ampliò il loro linguaggio verso sonorità acustiche e folk, e soprattutto con il quarto album, pubblicato nel 1971 senza un titolo ufficiale. Al suo interno c’erano “Black Dog”, “Rock and Roll”, “When the Levee Breaks” e “Stairway to Heaven”: canzoni che avrebbero definito l’immaginario del rock per generazioni.

Da quel momento, i Led Zeppelin non furono più soltanto una band di successo. Divennero un fenomeno capace di riempire arene e stadi, vendere milioni di dischi e influenzare il modo stesso di concepire un concerto rock. Nel 1973, durante il tour americano, stabilirono un record di incasso per un singolo concerto al Tampa Stadium, davanti a oltre 56.000 spettatori. Era la dimostrazione concreta di quanto lontano fosse arrivata quella formazione nata appena cinque anni prima.

Il punto di svolta, quindi, non fu un unico brano o una sola serata, ma la rapidità con cui i Led Zeppelin riuscirono a trasformare una chimica musicale in un’identità riconoscibile in tutto il mondo. 

Cinquantotto anni dopo

Il 7 settembre 1968 non fu il giorno in cui il mondo si accorse dei Led Zeppelin. Fu il giorno in cui quattro musicisti, ancora legati al nome degli Yardbirds, salirono su un palco a Gladsaxe e iniziarono a scoprire cosa potevano diventare insieme.

Con pochissime prove alle spalle, Jimmy Page, Robert Plant, John Paul Jones e John Bonham trovarono qualcosa che nessuno di loro avrebbe potuto costruire da solo. Non era ancora la leggenda, né il suono monumentale che avrebbe segnato gli anni Settanta. Era una possibilità musicale che prendeva forma, nota dopo nota, davanti a un pubblico che non poteva immaginare cosa sarebbe successo di lì a poco.

A chi ha passato ore in sala prove, a chi ha suonato davanti a poche persone e a chi continua a cercare il proprio suono, dedichiamo questo anniversario. Perché anche i Led Zeppelin, prima di diventare i Led Zeppelin, sono stati quattro musicisti davanti a un palco, con degli strumenti in mano e tutto ancora da inventare.

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Susanna Staiano
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