Phil Jones Bass occupa una posizione particolare nella storia moderna dell’amplificazione per basso. Il marchio non nasce semplicemente con l’obiettivo di costruire amplificatori più potenti o più piccoli, ma dall’incontro tra esperienza musicale, progettazione elettroacustica e ricerca sui trasduttori. La caratteristica che ha reso immediatamente riconoscibile PJB è l’utilizzo di numerosi altoparlanti di diametro ridotto, in particolare driver da 5 pollici, al posto delle configurazioni tradizionali basate prevalentemente su coni da 10, 12 o 15 pollici. Dietro questa scelta non c’è però una semplice ricerca di originalità. È il risultato di un percorso tecnico iniziato molti anni prima della fondazione del marchio.
Phil Jones Bass nasce ufficialmente nel 2002, dopo decenni di attività del suo fondatore nella progettazione di diffusori professionali e hi-fi. Lo stesso anno segna anche l’introduzione dell’approccio PJB ai driver da 5″, sviluppato dopo circa dieci anni di ricerca. Per comprendere davvero gli amplificatori Phil Jones Bass è quindi necessario partire dalla storia di Phil Jones e dal modo in cui la sua esperienza nell’acustica ha influenzato ogni generazione di prodotti PJB.
Chi è Phil Jones: dal basso alla progettazione audio
Phil Jones nasce a Londra nel 1954 e sviluppa molto presto un interesse parallelo per musica ed elettronica. Secondo la cronologia ufficiale dell’azienda, nel 1968 costruisce già il proprio basso elettrico, un amplificatore e un cabinet. Non si tratta ancora di un’attività industriale, ma questo episodio contiene già i tre elementi che accompagneranno tutta la sua carriera: strumento, amplificazione e diffusione acustica.
L’interesse per il basso nasce anche dall’ascolto dei grandi bassisti dell’epoca, con James Jamerson tra i riferimenti dichiarati. Jones studierà successivamente contrabbasso e continuerà contemporaneamente a occuparsi di elettronica.
Il punto importante, dal punto di vista della storia del marchio, è che Phil Jones non arriva alla progettazione di amplificatori per basso esclusivamente come musicista. La sua formazione passa attraverso la progettazione dei diffusori, lo studio dei trasduttori e la riproduzione sonora ad alta fedeltà. Questa impostazione sarà determinante molti anni dopo, quando deciderà di applicare al basso elettrico concetti provenienti dal mondo dei monitor da studio e dell’hi-fi.
Prima di Phil Jones Bass: Vitavox, Acoustic Energy e hi-fi
Prima della fondazione di PJB, Phil Jones accumula una lunga esperienza nel settore dell’acustica.
Nel 1980 entra in Vitavox, storico produttore britannico di altoparlanti professionali, occupandosi della produzione di sistemi destinati anche all’audio cinematografico e domestico. L’anno seguente avvia una propria attività nel campo del sound reinforcement, continuando a lavorare sulla progettazione dei trasduttori.
Uno dei passaggi fondamentali arriva nel 1987 con la fondazione di Acoustic Energy.
Acoustic Energy AE1 e la ricerca sui piccoli driver
Con Acoustic Energy, Jones progetta l’AE1, monitor nearfield diventato uno dei prodotti più rappresentativi della sua carriera precedente a PJB.
L’AE1 è importante per comprendere la futura filosofia Phil Jones Bass perché dimostra come un diffusore relativamente compatto possa raggiungere prestazioni elevate quando trasduttore, cabinet e sistema acustico vengono progettati come un insieme.
Dopo l’esperienza con Acoustic Energy, Jones lavora anche su diffusori per Boston Acoustics e nel 1994 fonda Platinum Audio, dedicandosi nuovamente a sistemi hi-fi di fascia elevata. Nel 1998 nasce inoltre American Acoustic Development, azienda destinata ad avere un ruolo diretto nello sviluppo successivo di PJB.
Non si tratta quindi di una parentesi separata dalla storia degli amplificatori per basso. Gran parte delle idee che caratterizzeranno PJB deriva proprio dalla progettazione di sistemi nei quali risposta in frequenza, transienti, distorsione e comportamento del trasduttore vengono considerati elementi centrali.
2002: nasce Phil Jones Bass
Nel 2002 Phil Jones torna in modo diretto allo strumento da cui era partito.
Nasce Phil Jones Bass, con l’obiettivo di applicare al basso elettrico l’esperienza accumulata nei diffusori professionali, nei monitor da studio e nei sistemi hi-fi. La cronologia ufficiale PJB identifica proprio il 2002 sia come anno di fondazione del marchio sia come momento in cui viene introdotto l’impiego dei driver da 5 pollici negli amplificatori per basso, dopo circa dieci anni di ricerca.
La prima fase di PJB è quindi già molto diversa da quella di numerosi produttori tradizionali. Il punto di partenza non è soltanto il circuito di amplificazione, ma l’intero sistema che trasforma il segnale elettrico del basso in energia acustica.
M-500 Velvet Hammer: il primo grande progetto PJB
Uno dei prodotti legati direttamente alla nascita del marchio è l’M-500, conosciuto anche come “Velvet Hammer”.
PJB fa risalire il progetto originale al 2002. L’M-500 rappresentava un approccio molto completo all’amplificazione del basso: elevata potenza, equalizzatore grafico a 12 bande, sezione parametrica e sistemi dedicati alla gestione della dinamica. Le versioni successive hanno aggiornato nel tempo alcuni elementi del progetto mantenendone l’impostazione generale.
L’M-500 è significativo perché chiarisce immediatamente un aspetto della filosofia PJB: la ricerca della compattezza che caratterizzerà molti prodotti successivi non coincide con una rinuncia al controllo sul suono.
La rivoluzione dei driver da 5 pollici
La scelta tecnica più associata a Phil Jones Bass rimane l’utilizzo di altoparlanti da 5 pollici.
Nell’amplificazione tradizionale del basso sono diventate comuni configurazioni con uno o più driver da 10″, 12″ o 15″. PJB percorre una strada differente: utilizzare più trasduttori di diametro ridotto fino a ottenere la superficie radiante e la capacità di spostamento necessarie alla riproduzione delle basse frequenze.
È importante evitare una semplificazione frequente: un altoparlante piccolo non è automaticamente più veloce o migliore di uno grande. Le prestazioni dipendono da molti parametri, tra cui massa mobile, escursione, motore magnetico, superficie totale, cabinet, accordo acustico e potenza applicata.
La particolarità dell’approccio PJB consiste proprio nel progettare il sistema completo attorno al piccolo trasduttore.
Phil Jones ha spiegato che il parametro rilevante non è semplicemente il diametro del singolo cono, ma anche la superficie complessiva ottenuta combinando più altoparlanti. Lo sviluppo di un driver sufficientemente piccolo ma capace di raggiungere frequenze realmente utili per il basso richiese, secondo Jones, circa dieci anni di lavoro.
Perché utilizzare molti altoparlanti piccoli?
Utilizzare più driver permette di distribuire il lavoro acustico su diversi trasduttori. All’aumentare del loro numero cresce la superficie complessiva del sistema, mentre ciascun altoparlante mantiene le caratteristiche legate a una membrana relativamente piccola.
Il risultato ricercato da PJB è una riproduzione capace di conservare definizione anche nella parte medio-alta dello spettro del basso, senza rinunciare all’estensione verso le frequenze inferiori.
Questo principio spiega cabinet apparentemente insoliti composti da quattro, otto o più piccoli trasduttori. Non si tratta quindi di utilizzare un piccolo speaker là dove normalmente ne servirebbe uno grande, ma di realizzare array di trasduttori progettati per funzionare insieme.
Perché Phil Jones Bass utilizza altoparlanti da 5 pollici?
Per combinare più trasduttori leggeri all’interno dello stesso sistema, raggiungendo una superficie radiante complessiva adeguata al basso e mantenendo una riproduzione molto estesa e controllata.
Briefcase e Bass Cub: l’amplificatore diventa compatto
Uno degli effetti più evidenti della filosofia PJB è la possibilità di costruire amplificatori relativamente piccoli senza abbandonare completamente l’estensione richiesta dal basso elettrico.
Il Briefcase è uno dei modelli storicamente più riconoscibili del marchio e rappresenta bene questa impostazione. Due piccoli driver vengono inseriti in un cabinet trasportabile, creando un formato molto distante dall’immagine tradizionale del grande combo per basso.
È in questa fase che la filosofia PJB diventa particolarmente interessante per musicisti che devono spostarsi spesso, suonare in ambienti piccoli oppure utilizzare contrabbasso e basso elettrico con un sistema poco ingombrante.
Da questo percorso derivano anche le diverse generazioni del Bass Cub.
Bass Cub Pro BG-120: l’evoluzione del concetto
Il Phil Jones Bass BG-120 Bass Cub Pro, rappresenta l’evoluzione contemporanea di questa famiglia.

Il principio rimane riconoscibile: dimensioni contenute, trasduttori proprietari e particolare attenzione alla riproduzione dello strumento. Rispetto ai primi prodotti PJB, però, elettronica e rapporto tra potenza e peso si sono evoluti considerevolmente.
È un buon esempio di come un’idea nata nei primi anni Duemila sia stata aggiornata anziché sostituita.
Double Four: il micro bass amp portato all’estremo
Con il Double Four, Phil Jones Bass ha spinto ulteriormente il concetto dell’amplificatore compatto.
La versione attuale Double Four Plus BG-80, utilizza due altoparlanti da 4 pollici e sviluppa 90 watt. Dispone inoltre di connettività Bluetooth e di alimentazione USB-C compatibile con sistemi Power Delivery, caratteristica che amplia notevolmente gli scenari d’impiego in mobilità.
Il punto tecnicamente interessante non è però il numero di funzioni.

Il BG-80 mostra come l’evoluzione PJB abbia progressivamente separato la propria filosofia dal solo concetto di “driver da 5 pollici”. Il diametro del trasduttore è uno strumento progettuale, non un dogma.
Dal 5 al 4 pollici
Nei prodotti PJB più compatti troviamo infatti driver da 4″, mentre altre parti della gamma contemporanea utilizzano anche configurazioni da 7″.
Questo è un passaggio importante per interpretare correttamente la storia del marchio: l’innovazione di Phil Jones Bass non consiste semplicemente nell’utilizzare coni da 5 pollici, ma nell’applicare principi elettroacustici precisi a diffusori progettati specificamente per il basso.
Il piccolo diametro rimane un elemento ricorrente, ma viene adattato alle esigenze del singolo sistema.
Dal piccolo combo ai sistemi ad alta potenza
Associare PJB esclusivamente ai piccoli amplificatori da studio sarebbe riduttivo.
Il marchio ha applicato gli stessi principi anche a testate e cabinet modulari destinati a configurazioni più potenti.

La BP-800, testata compatta che rappresenta l’estremo opposto rispetto a un piccolo combo da esercizio: la filosofia rimane orientata al controllo del segnale e alla trasportabilità, ma la potenza disponibile permette di costruire rig completi utilizzando cabinet separati.

Accanto alla BP-800 è presente anche la più compatta BP-200, utile per sistemi nei quali peso e dimensioni hanno la priorità.
Compact C2, C4 e C8
La serie Compact rende particolarmente evidente la logica modulare PJB.
Il Compact C2 impiega due piccoli driver, il Compact C4 ne utilizza quattro e il Compact C8 estende ulteriormente la superficie radiante attraverso otto trasduttori.
La possibilità di combinare testate e cabinet di dimensioni diverse permette di adattare lo stesso principio a contesti molto differenti, dal piccolo setup trasportabile a sistemi capaci di muovere una quantità d’aria decisamente superiore.
I driver da 7 pollici e l’evoluzione recente di PJB
La produzione recente permette di capire ancora meglio come sia cambiata Phil Jones Bass.

Il CAB-17, utilizza un driver PJB da 7″ affiancato da un tweeter da 3″. Il cabinet è un bass reflex da 100 watt e pesa circa 6,1 kg.
È interessante perché dimostra che il marchio continua a lavorare sulla relazione tra diametro, risposta in frequenza e dimensioni del cabinet, senza limitarsi a replicare all’infinito la configurazione storica da 5 pollici.
Nella gamma contemporanea compaiono infatti anche altri cabinet basati su trasduttori da 7″, accanto ai classici sistemi Piranha e Compact.
La continuità con la storia PJB va quindi cercata nel metodo progettuale più che nella semplice misura del cono.
Come è cambiata Phil Jones Bass nel tempo
Osservando l’evoluzione PJB dal 2002 a oggi emerge una trasformazione significativa.
I primi sistemi potevano raggiungere pesi considerevoli e utilizzare soluzioni elettroniche molto diverse da quelle attuali. L’evoluzione dell’amplificazione in Classe D, dei magneti al neodimio, degli alimentatori e dei trasduttori ha permesso di ridurre progressivamente peso e dimensioni.

La filosofia originaria, però, è rimasta riconoscibile.
Il marchio continua a privilegiare diffusori progettati internamente, cabinet relativamente compatti e una risposta sonora orientata più alla riproduzione dello strumento che alla ricerca deliberata di una forte colorazione.
La gamma odierna mostra inoltre una diversificazione maggiore rispetto ai primi anni: accanto ai sistemi da 5″ troviamo combo da 4″, cabinet da 7″, micro amplificatori e rig modulari capaci di sviluppare potenze elevate.
Phil Jones Bass oggi: dai mini combo ai sistemi modulari
La gamma attuale permette di individuare diverse interpretazioni della stessa filosofia.
Il Double Four Plus BG-80 rappresenta l’estremo della portabilità; il BG-120 Bass Cub Pro porta il concetto verso un combo più completo; il BG-110 Cub II, anch’esso presente nel catalogo Thomann al momento della verifica, mantiene invece la classica configurazione PJB con due driver da 5″.
Sul versante modulare, testate come BP-200 e BP-800 possono essere abbinate ai cabinet Compact o ad altri diffusori della gamma.
Questa è probabilmente la chiave migliore per leggere PJB oggi: non un produttore di un unico tipo di amplificatore, ma un marchio che applica la propria esperienza sui trasduttori a sistemi di scala molto diversa.
| Modello | Tipologia | Ruolo nella filosofia PJB |
|---|---|---|
| Double Four Plus BG-80 | Mini combo | Massima compattezza con 2×4″ |
| BG-120 Bass Cub Pro | Combo | Evoluzione della famiglia Bass Cub |
| BG-110 Cub II | Combo | Impostazione classica con 2×5″ |
| BP-200 | Testata | Sistema modulare compatto |
| BP-800 | Testata | Amplificazione PJB ad alta potenza |
| Compact C2 | Cabinet | Configurazione minima a piccoli driver |
| Compact C4 | Cabinet | Quattro driver in formato compatto |
| Compact C8 | Cabinet | Maggiore superficie radiante |
| CAB-17 | Cabinet | Evoluzione recente con driver da 7″ |
Cosa distingue Phil Jones Bass dagli amplificatori tradizionali
Ridurre PJB alla frase “amplificatori con altoparlanti piccoli” non rende giustizia alla storia del marchio.
La differenza principale è il punto di partenza progettuale. Phil Jones arriva al basso dopo decenni trascorsi a lavorare su monitor, sistemi hi-fi, altoparlanti professionali e trasduttori. L’amplificatore viene quindi concepito come parte di una catena elettroacustica completa.
Il risultato è un’identità tecnica riconoscibile: risposta generalmente estesa, particolare attenzione ai transienti, utilizzo di driver proprietari e tentativo costante di ridurre le dimensioni del sistema senza trattare il cabinet come un elemento secondario.
Questo approccio comporta anche una differenza rispetto a molti amplificatori storici per basso, nei quali la colorazione introdotta da preamplificatore, finale e diffusore costituisce una parte decisiva del carattere sonoro.
PJB tende invece a perseguire un concetto più vicino alla riproduzione fedele dello strumento.
Non significa che un approccio sia universalmente migliore dell’altro. Significa che rispondono a obiettivi differenti.
Perché Phil Jones Bass è importante nella storia dell’amplificazione
Phil Jones Bass non ha inventato il piccolo altoparlante né il combo compatto. Il suo contributo va cercato altrove.
PJB ha dimostrato che l’amplificazione del basso può essere affrontata partendo dalla progettazione del trasduttore e non esclusivamente dalla potenza dell’amplificatore o dal diametro del woofer.
La scelta di sviluppare sistemi basati su numerosi piccoli driver ha reso il marchio immediatamente riconoscibile, ma soprattutto ha aperto una strada diversa rispetto alle configurazioni consolidate con coni da 10, 12 e 15 pollici.
La storia iniziata ufficialmente nel 2002 è inoltre il risultato di un percorso molto più lungo: dagli esperimenti giovanili di Phil Jones alla progettazione per Vitavox, dall’AE1 di Acoustic Energy ai sistemi hi-fi, fino al ritorno all’amplificazione dello strumento che aveva dato origine alla sua passione per l’audio.
Oggi prodotti molto diversi come Double Four Plus, Bass Cub Pro, BP-800 e i cabinet Compact mostrano che quella filosofia continua a evolversi.
Ed è proprio questo l’elemento che rende Phil Jones Bass un caso particolare nel settore: non un marchio costruito attorno a un singolo amplificatore diventato iconico, ma una storia sviluppata attorno a un’idea precisa di come il basso debba essere trasformato in suono acustico.
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