Universal Audio rinnova completamente la famiglia Volt con sei nuove interfacce audio divise tra Volt Gen 2 e Volt Max. La seconda generazione non si limita a qualche modifica estetica: arrivano conversione a 32 bit/192 kHz, Auto-Gain, Clip Protection, nuovi preamplificatori con tre differenti caratteri sonori e, sui modelli Max, una sezione di dinamica integrata ispirata ad alcuni dei compressori più celebri della storia.
La gamma comprende Volt 1 Gen 2, Volt 2 Gen 2 e Volt 4 Gen 2, affiancate dalle più complete Volt 2 Max, Volt 4 Max e Volt 4P Max.
Universal Audio cerca così di portare sulla propria serie più accessibile alcune delle comodità diventate ormai comuni sulle interfacce audio di ultima generazione, mantenendo però quell’attenzione al suono analogico che aveva caratterizzato già le prime Volt.
Universal Audio Volt Gen 2: sei nuove interfacce audio
Le nuove Universal Audio Volt sono state sviluppate dallo stesso team che lavora sulla famiglia Apollo, anche se il posizionamento dei due ecosistemi rimane molto diverso.
Le Volt puntano soprattutto su home recording, musicisti, content creator e piccoli studi, mentre la serie Apollo continua a rappresentare la piattaforma professionale di Universal Audio con DSP UAD, tecnologia Unison e possibilità di gestire catene di plugin più complesse direttamente durante la registrazione.
Per avere un’idea delle differenze si può dare uno sguardo alla nostra recensione della Universal Audio Apollo x8 Gen 2.
Con questa nuova generazione, però, il divario dal punto di vista del workflow si riduce almeno in parte.
Funzioni come Auto-Gain, Clip Protection, Smart Display e Tone Shaping rendono infatti le Volt decisamente più autonome rispetto alla prima generazione, soprattutto durante le fasi iniziali di una registrazione.
Registrazione a 32 bit e 192 kHz su tutta la gamma
Una delle novità più importanti riguarda la conversione.
Tutte e sei le nuove interfacce della famiglia supportano ora registrazioni fino a 32 bit/192 kHz, segnando un deciso passo avanti rispetto alla precedente generazione Volt.
L’obiettivo non è soltanto quello di aumentare il dato numerico della risoluzione, ma offrire una maggiore flessibilità nella gestione dei livelli durante la registrazione e preservare una quantità maggiore di informazioni nel segnale acquisito.
Universal Audio dichiara inoltre fino a 60 dB di gain sui nuovi preamplificatori dei modelli dotati di Tone Shaping.
Le interfacce sono compatibili con le principali DAW su macOS e Windows, ma possono essere utilizzate anche con iPad e iPhone, rendendo i modelli più piccoli interessanti anche per configurazioni mobili.
Smart Display: finalmente più informazioni sul pannello
Cinque dei sei modelli introducono anche un nuovo Smart Display a colori.
Il display permette di controllare rapidamente il livello degli ingressi, le impostazioni dei canali e altri parametri fondamentali senza dover osservare continuamente la DAW.
Sui modelli Volt Max viene visualizzata anche la quantità di gain reduction applicata dalla sezione di compressione integrata.
È un aggiornamento apparentemente semplice, ma particolarmente utile in fase di tracking: capire immediatamente quanto segnale sta entrando nell’interfaccia o quanto sta lavorando il compressore rende l’intero processo più immediato.
La Volt 1 Gen 2, modello più semplice ed economico della famiglia, mantiene invece un’interfaccia maggiormente essenziale.
Auto-Gain e Clip Protection
L’altra grande novità della generazione è rappresentata da Auto-Gain e Clip Protection.
Auto-Gain permette di impostare automaticamente il livello del preamplificatore in base al segnale ricevuto.
In pratica, invece di regolare manualmente il gain mentre si canta o si suona, è possibile lasciare che l’interfaccia analizzi il livello della sorgente e scelga un’impostazione adeguata.
Clip Protection lavora invece come sistema di sicurezza contro eventuali picchi improvvisi.
È una combinazione particolarmente utile per chi registra da solo: chitarristi, cantanti e creator possono concentrarsi maggiormente sulla performance senza dover continuamente passare dallo strumento ai controlli dell’interfaccia.
Non è un concetto completamente nuovo nel settore delle schede audio entry-level, ma rappresenta un’aggiunta importante per la gamma Volt, che sulla prima generazione aveva puntato soprattutto sulla semplicità del percorso analogico.
Addio al solo Vintage: arrivano Warmth, Focus e Shine
Uno degli elementi più riconoscibili delle prime Volt era il pulsante Vintage, pensato per aggiungere una colorazione ispirata al celebre preamplificatore valvolare UA 610.
Con la nuova generazione il concetto viene notevolmente ampliato.
Le Volt Gen 2 utilizzano infatti dei nuovi Tone Shaping Preamps con tre differenti modalità:
- Warmth, ispirata al carattere di un preamplificatore valvolare;
- Focus, orientata verso un’impostazione solid-state più definita;
- Shine, ispirata al carattere dei classici circuiti britannici Class-A.
L’utente può quindi scegliere il tipo di colorazione direttamente in fase di registrazione.
Warmth può risultare interessante per aggiungere corpo a una voce o una chitarra acustica, mentre Focus punta maggiormente su attacco e definizione. Shine cerca invece di enfatizzare presenza e apertura sulle frequenze superiori.
La filosofia rimane quindi simile alla modalità Vintage della precedente generazione, ma con un ventaglio di possibilità decisamente più ampio.
Volt Max: entrano in gioco anche 1176, LA-2A e VCA
È sui tre modelli Volt Max che Universal Audio compie il passo più interessante.
La precedente famiglia comprendeva Volt 176, 276, 476 e 476P, equipaggiate con una versione semplificata del compressore 76, chiaramente ispirato al leggendario 1176 del marchio.
La nuova serie Max espande notevolmente questo concetto.
Il sistema Max Processing mette a disposizione sei preset di dinamica, progettati per differenti sorgenti e ispirati a tre famiglie di compressori:
1176, LA-2A e VCA.
Non troviamo quindi un compressore completo con tutti i classici parametri regolabili, ma configurazioni ottimizzate per sorgenti come voce, chitarra e basso.
L’obiettivo è permettere anche a chi non ha particolare esperienza con la compressione di registrare fin dall’inizio un segnale maggiormente controllato.
Oltre 18 combinazioni tra preamp e compressione
Le tre modalità Tone Shaping possono essere combinate con i sei preset Max.
Questo permette di ottenere oltre 18 combinazioni sonore direttamente dall’hardware prima ancora che il segnale raggiunga la DAW.
Si potrebbe, ad esempio, utilizzare Warmth insieme a una compressione morbida su una voce oppure abbinare Focus a un preset più aggressivo per basso e chitarra.
È proprio questa filosofia a distinguere maggiormente Volt Max dalle Gen 2 standard.
Le Gen 2 puntano soprattutto su conversione, gestione automatica dei livelli e carattere dei preamplificatori, mentre le Max cercano di trasformare l’interfaccia in una sorta di channel strip semplificata da registrazione.
Volt Max aggiunge ADAT, MIDI e Talkback
La differenza non riguarda soltanto il processamento.
I modelli Volt Max introducono anche una connettività molto più completa, con ingresso ottico ADAT/S/PDIF, MIDI In/Out, hub USB e microfono Talkback integrato.
L’ingresso ADAT permette di espandere il numero di canali collegando un preamplificatore o convertitore esterno multicanale.
Sulla Volt 2 Max, ad esempio, i due ingressi analogici possono essere affiancati da un massimo di otto canali digitali ADAT a 44,1 o 48 kHz, trasformando una piccola interfaccia desktop in un sistema decisamente più espandibile.
Sono presenti anche due uscite cuffie, particolarmente utili quando si registra insieme a un altro musicista.
Volt 4 Max e 4P Max aggiungono inoltre funzioni maggiormente orientate allo studio, come la possibilità di alternare due coppie di monitor.
Volt 4P Max per registrare band e batterie
Al vertice della nuova famiglia troviamo la Volt 4P Max.
La differenza principale rispetto alla Volt 4 Max riguarda gli ingressi analogici.
Volt 4 Max dispone di due preamplificatori microfonici e due ulteriori ingressi line, mentre la 4P Max porta i preamplificatori Tone Shaping su tutti e quattro gli ingressi analogici.
Questo la rende più adatta alla registrazione simultanea di più microfoni.
Una configurazione di questo tipo può essere utilizzata per registrare batterie con setup relativamente semplici, piccoli ensemble, podcast con più ospiti oppure sessioni live.
A questo si aggiunge comunque l’espansione tramite ADAT, che consente di aumentare ulteriormente il numero di ingressi quando necessario.
Anche Volt 4 Gen 2 punta sull’espandibilità
La Volt 4 Gen 2 rappresenta invece il modello più completo all’interno della gamma standard.
Rispetto alle Volt 1 e Volt 2 offre una maggiore quantità di connessioni ed è pensata per chi utilizza anche sintetizzatori, drum machine e altro hardware nello studio.
La presenza delle connessioni MIDI permette di integrare strumenti elettronici e controller senza dover necessariamente aggiungere un’interfaccia MIDI separata.
In generale, quindi, la nuova famiglia segue una progressione abbastanza chiara: Volt 1 e Volt 2 per registrazioni essenziali, Volt 4 per setup con più hardware e modelli Max per chi vuole anche processamento in ingresso ed espandibilità superiore.
UAD Console, LUNA e software incluso
Universal Audio ha lavorato anche sull’integrazione software.
Le nuove Volt possono dialogare con UAD Console e con LUNA, semplificando gestione delle sessioni e monitoraggio a bassa latenza.
Ogni interfaccia include inoltre il UAD Volt Studio Bundle, con una selezione di plugin, strumenti ed effetti Universal Audio.
Tra questi troviamo emulazioni di alcuni dei processori che hanno reso celebre il marchio, insieme a strumenti virtuali e alla DAW LUNA.
Proprio nelle ultime settimane abbiamo approfondito anche Universal Audio LUNA 3.0, aggiornamento che ha introdotto nuove funzioni smart, stem separation, Audio-to-MIDI e altri strumenti dedicati alla produzione.
La combinazione tra hardware e software diventa quindi una parte sempre più importante della proposta Volt, soprattutto per chi vuole costruire da zero un piccolo home studio.
Universal Audio Volt Gen 2 e Max: tutti i modelli e i prezzi
La nuova famiglia è composta complessivamente da sei interfacce.
L’intera gamma può essere approfondita anche sulla pagina ufficiale Universal Audio dedicata alle Volt.
Volt Gen 2 e Volt Max: un aggiornamento molto più importante del previsto
Con la nuova generazione, Universal Audio non si è limitata ad aggiornare i convertitori delle Volt.
L’introduzione di Smart Display, Auto-Gain e Clip Protection risponde direttamente a ciò che il mercato delle interfacce entry-level offre oggi, mentre le tre modalità Tone Shaping cercano di mantenere un’identità sonora più riconoscibile rispetto a molti concorrenti.
Ancora più interessante è la serie Max.
Passare dal singolo circuito 76 della precedente generazione a sei differenti modalità di compressione ispirate a 1176, LA-2A e VCA, aggiungendo contemporaneamente ADAT, Talkback, MIDI e maggiore controllo sul monitoring, rende le nuove Volt Max prodotti sensibilmente più completi.
La fascia Volt rimane distinta dall’universo Apollo, soprattutto per quanto riguarda DSP e possibilità di registrare attraverso l’intero ecosistema UAD, ma il confine tra una semplice interfaccia da home recording e una piccola macchina da studio è diventato decisamente meno netto.
E voi scegliereste una Volt Gen 2 più semplice oppure puntereste direttamente su una delle nuove Volt Max? Fatecelo sapere nei commenti.
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