Dopo aver lavorato su accordi maggiori e minori, entriamo ora in uno dei pilastri fondamentali dell’armonia funzionale: gli accordi di dominante.
Gli accordi di dominante sono l’elemento che genera tensione, movimento e direzione nella musica tonale. Capirne la costruzione, la funzione armonica e il comportamento dei rivolti è essenziale per qualsiasi bassista che voglia muoversi con consapevolezza tra groove, progressioni e accompagnamenti.
Cosa sono gli accordi di dominante
Un accordo di dominante è, nella sua forma più comune, un accordo di settima di dominante (7).
La sua struttura intervallare è composta da fondamentale, terza maggiore, quinta giusta e settima minore: (1 – 3 – 5 – ♭7).
Questa combinazione è unica perché contiene al suo interno un intervallo fortemente instabile: il tritono, che si forma tra la terza maggiore e la settima minore.
È proprio questo intervallo a generare la tensione tipica degli accordi di dominante e a spingere l’armonia verso una risoluzione naturale.
- Esempio in Sol7: Sol – Si – Re – Fa.
Costruzione degli accordi di dominante
Gli accordi di dominante nascono naturalmente dal V grado della scala maggiore.
Prendendo come riferimento la tonalità di Do maggiore:
- la scala è composta dalle note Do, Re, Mi, Fa, Sol, La e Si
- Il quinto grado è Sol e l’accordo che si ottiene sovrapponendo le terze diatoniche è Sol7
- formato da Sol, Si, Re e Fa.
La presenza simultanea della terza maggiore e della settima minore è ciò che distingue gli accordi di dominante da qualsiasi altro tipo di accordo.
Schematizzando:
- Scala: Do – Re – Mi – Fa – Sol – La – Si
- V grado: Sol
- Accordo risultante: Sol7 (Sol – Si – Re – Fa)
Funzione armonica degli accordi di dominante
Dal punto di vista funzionale, gli accordi di dominante hanno un solo grande compito: creare tensione e risolverla sulla tonica.
Nella progressione classica V7 → I, l’accordo di dominante prepara la risoluzione, spinge l’armonia in avanti e crea aspettativa nell’ascoltatore.
Esempio:
- G7 → Cmaj7
- A7 → Dm
- E7 → Am
La dominante è quindi l’accordo con la massima direzionalità dell’armonia tonale.
Il ruolo del tritono negli accordi di dominante
Il cuore degli accordi di dominante è il tritono, formato dalla terza maggiore e dalla settima minore.
Esempio in G7:
- Si (3ª)
- Fa (7ª)
Questo intervallo:
- è instabile
- crea tensione
- richiede risoluzione
Nella risoluzione classica, la terza della dominante sale di semitono mentre la settima scende di semitono. Questo movimento contrario rende la risoluzione estremamente forte e immediatamente percepibile all’ascolto.
Rivolti degli accordi di dominante
Come per gli accordi maggiori e minori, anche gli accordi di dominante possono essere studiati attraverso i rivolti, fondamentali per collegare le posizioni sul manico, creare linee di basso fluide e controllare il movimento delle voci.
Esempio in G7:
- Posizione fondamentale 1 – 3 – 5 – ♭7 G – B – D – F
- 1° rivolto 3 – 5 – ♭7 – 1 B – D – F – G
- 2° rivolto 5 – ♭7 – 1 – 3 D – F – G – B
- 3° rivolto ♭7 – 1 – 3 – 5 F – G – B – D
Studiare i rivolti significa pensare per voci, non solo per forme.
Perché partire dai rivolti degli accordi di dominante
Iniziare lo studio degli accordi di dominante dai rivolti permette di visualizzare l’accordo su tutta l’estensione del basso, comprendere il voice leading, evitare movimenti inutili e costruire linee che accompagnano realmente l’armonia.
Per il bassista, i rivolti degli accordi di dominante sono uno strumento essenziale per rendere il proprio ruolo attivo e musicale, non puramente ritmico.
Obiettivi dell’esercizio
Questo esercizio è pensato per sviluppare consapevolezza armonica, controllo degli intervalli chiave (terza e settima), fluidità tra le posizioni, comprensione della funzione degli accordi di dominante e preparazione allo studio delle estensioni e delle alterazioni.
In sintesi
- Il tritono è il cuore del suo suono
- L’accordo di dominante è l’accordo della tensione
- La sua struttura è: 1 – 3 – 5 – ♭7
- Nasce dal V grado della scala maggiore
Conclusioni
Padroneggiare gli accordi di dominante significa compiere un passo decisivo nella comprensione dell’armonia funzionale e nel modo di costruire linee di basso efficaci. Non si tratta solo di teoria, ma di uno strumento concreto per suonare con maggiore intenzione, controllo e musicalità.
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