Quando Christopher Nolan realizza un film, nulla viene lasciato al caso. Ogni scelta, dalla fotografia al montaggio, fino al sound design, contribuisce a costruire un’esperienza cinematografica che va oltre il semplice racconto. La musica, in particolare, è diventata negli ultimi anni uno degli strumenti più potenti del suo linguaggio, capace di guidare lo spettatore tanto quanto le immagini.
Con Odissea (The Odyssey), il regista britannico torna ad affidarsi a Ludwig Göransson, compositore svedese e premio Oscar, ormai collaboratore di riferimento dopo Tenet (2020) e Oppenheimer (2023). Se nei due film precedenti il musicista aveva raccolto l’eredità lasciata da Hans Zimmer, questa volta la sfida è ancora più complessa: dare un’identità sonora al poema di Omero, uno dei testi più influenti della storia della letteratura occidentale.
L’obiettivo, però, non era quello di ricreare la musica dell’antica Grecia. Göransson e Nolan hanno scelto una strada diversa: costruire un universo sonoro che evocasse quel mondo senza trasformarlo in una ricostruzione museale. Una scelta che ha portato alla nascita di una delle colonne sonore più insolite e sperimentali della carriera del compositore.
La regola che ha cambiato tutto: niente orchestra
Dietro la colonna sonora di Odissea c’è una decisione destinata a far discutere. Christopher Nolan ha infatti chiesto a Ludwig Göransson di rinunciare a uno degli strumenti più iconici del cinema epico: l’orchestra sinfonica.
Una richiesta sorprendente, soprattutto considerando che proprio le grandi orchestre hanno definito il suono dei kolossal storici per decenni. Ma per Nolan la questione era prima di tutto narrativa.
L’Odissea racconta un mondo in cui l’orchestra, così come la intendiamo oggi, semplicemente non esisteva. Utilizzarla avrebbe significato filtrare il mito attraverso una sensibilità musicale moderna, tradendo almeno in parte il contesto storico dell’opera.
In un’intervista rilasciata a Time, Göransson ha raccontato che tutto è nato da una semplice osservazione del regista: «All’epoca non esisteva un’orchestra». Una frase apparentemente banale che si è trasformata nel principio guida dell’intero progetto.
Per molti compositori sarebbe stato un limite. Per Göransson, invece, è diventato il punto di partenza per sperimentare un linguaggio completamente nuovo.
Come si costruisce il suono di un mito
Senza poter contare sulla tradizionale orchestra sinfonica, Ludwig Göransson ha ripensato radicalmente il proprio metodo di lavoro.
Il compositore ha iniziato una ricerca sulle sonorità dell’antica Grecia, senza però cadere nella tentazione di una ricostruzione filologica. L’obiettivo non era imitare il passato, ma comprenderne l’atmosfera e tradurla in una forma musicale capace di dialogare con il pubblico contemporaneo.
Per questo motivo la colonna sonora combina strumenti riconducibili alla tradizione ellenica, come la lira e l’aulos, con elementi appartenenti a un linguaggio decisamente più moderno. Arpe, chitarre, gong di bronzo, superfici metalliche, materiali di recupero e voci diventano parte di un’unica tavolozza sonora, costruita per accompagnare il viaggio di Ulisse senza ricorrere ai codici tradizionali del cinema epico.
È proprio questa contaminazione a rendere il lavoro di Göransson così interessante. Da una parte c’è il richiamo a un passato lontanissimo; dall’altra una ricerca timbrica contemporanea che evita qualsiasi effetto nostalgico o archeologico.
Più che una colonna sonora storica, Odissea propone un paesaggio sonoro originale, nel quale ogni elemento contribuisce a creare un senso di scoperta e di meraviglia.
Un approccio lontano dai kolossal tradizionali
La scelta di Nolan e Göransson appare ancora più significativa se confrontata con quella adottata dalla maggior parte dei grandi film storici degli ultimi decenni.
Da Il Gladiatore a Troy, passando per Kingdom of Heaven e molte altre produzioni hollywoodiane, il genere epico ha costruito la propria identità musicale attraverso grandi orchestre, cori monumentali e melodie solenni pensate per amplificare la spettacolarità delle immagini.
Odissea percorre invece la direzione opposta.
La forza della colonna sonora non nasce dalla quantità di strumenti coinvolti o dalla ricerca dell’effetto grandioso, ma dall’esplorazione del suono stesso. Ogni materiale, ogni vibrazione e ogni timbro sembrano contribuire alla costruzione di un ambiente sonoro che restituisce il senso del viaggio prima ancora che quello dello spettacolo.
È una filosofia perfettamente coerente con il cinema di Christopher Nolan, da sempre interessato più all’immersione dello spettatore che all’esibizione tecnica.
Ludwig Göransson, il compositore che ha conquistato Hollywood
Se oggi Christopher Nolan affida a Ludwig Göransson progetti di questa portata, il motivo va cercato nel percorso costruito dal compositore negli ultimi quindici anni.
Nato in Svezia e formatosi al Berklee College of Music di Boston, Göransson si è imposto come uno dei musicisti più versatili della sua generazione grazie alla capacità di attraversare mondi molto diversi tra loro. Dalle produzioni televisive alle collaborazioni con artisti hip hop, fino al cinema, il suo stile si distingue per la continua ricerca di nuove contaminazioni sonore.
La consacrazione internazionale arriva con Black Panther, che gli vale il Premio Oscar grazie a una colonna sonora capace di fondere orchestra, strumenti africani e influenze contemporanee. Negli anni successivi conquista pubblico e critica anche con The Mandalorian, dimostrando una straordinaria capacità di adattare il proprio linguaggio a contesti completamente differenti.
Questa attitudine alla sperimentazione è probabilmente ciò che ha convinto Christopher Nolan a sceglierlo come successore di Hans Zimmer. Più che replicare un modello consolidato, Göransson ha saputo costruire un’identità musicale nuova, perfettamente in sintonia con la fase più recente del cinema del regista britannico.
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