Quando Ian Paice entrò nei Deep Purple nel 1968 aveva appena 19 anni e probabilmente non immaginava che sarebbe diventato uno dei batteristi più longevi e influenti della storia del rock. A distanza di quasi sessant’anni la band è ancora attiva e Paice rimane l’unico membro fondatore ad aver suonato in tutte le incarnazioni del gruppo.
La sua carriera attraversa alcune delle pagine più importanti del rock classico: dai primi anni psichedelici al successo mondiale degli anni Settanta, fino alla rinascita della band negli anni Ottanta e ai tour più recenti. In questo approfondimento ripercorriamo la storia di Ian Paice, il suo stile unico e l’evoluzione del suo iconico setup.
Un inizio precoce nella carriera musicale
Ian Paice nacque il 29 giugno 1948 a Nottingham, in Inghilterra. Iniziò a suonare la batteria a 15 anni, quando i suoi genitori gli regalarono il primo kit. Poco dopo entrò nella band del padre, un pianista di talento, iniziando così a fare esperienza sul palco.
A soli due anni dall’inizio della sua avventura con le bacchette arrivarono le prime registrazioni in studio. Nel 1966 Paice entrò poi nella rock band MI5, che in seguito cambiò nome in Maze. Con questo gruppo registrò diversi singoli e intraprese un tour europeo che lo portò anche in Germania.
Fu proprio durante una data allo Star-Club di Amburgo che nel 1967 Paice incontrò il chitarrista Ritchie Blackmore, già molto rispettato nella scena rock dell’epoca. Alcuni mesi più tardi Blackmore contattò il cantante Rod Evans per un’audizione nella sua nuova band e gli chiese di portare con sé anche il suo batterista.
Entrambi ottennero il posto e nacquero così i Deep Purple.
Il successo mondiale con Deep Purple
Il grande salto arrivò nel 1970 con il quarto album della band, “Deep Purple in Rock”, che conteneva brani destinati a diventare classici come “Child in Time” e “Speed King”. Quest’ultimo è spesso considerato uno dei precursori del speed metal.
Durante gli anni Settanta i Deep Purple vissero una fase di straordinario successo creativo e commerciale. Tra i momenti più importanti:
Machine Head e Smoke on the Water
Nel 1972 uscì “Machine Head”, il disco più venduto nella storia del gruppo. Al suo interno si trova il celeberrimo “Smoke on the Water”, uno dei riff più riconoscibili nella storia del rock.
Made in Japan
Sempre nel 1972 fu pubblicato il live “Made in Japan”, registrato tra Osaka e Tokyo. L’album è considerato ancora oggi uno dei migliori dischi dal vivo mai realizzati nel rock.
Le esperienze dopo lo scioglimento della band
Dopo la fine dei Deep Purple, Ritchie Blackmore continuò il successo con la band Rainbow, con Cozy Powell alla batteria.
Ian Paice invece fondò con Jon Lord il progetto Paice Ashton Lord, che pubblicò un album prima di sciogliersi. Nel 1979 iniziò poi una nuova fase della sua carriera quando David Coverdale lo invitò a unirsi alla sua band Whitesnake. Paice rimase nel gruppo per tre anni e partecipò a tre album in studio.
Successivamente suonò anche nella band di Gary Moore.
Il ritorno dei Deep Purple e una carriera lunghissima
Nel 1984 arrivò la sorprendente reunion dei Deep Purple con la formazione classica degli anni d’oro. Il singolo di ritorno fu un grande successo e l’album “The House of Blue Light” del 1987 entrò nella Top 10 britannica.
Negli anni successivi la band ha continuato a pubblicare nuova musica e a girare il mondo in tour. Un fatto sorprendente è che quattro degli ultimi cinque album pubblicati dal 2013 hanno raggiunto il primo posto nelle classifiche tedesche.
Oltre ai Deep Purple, Ian Paice suona regolarmente con la tribute band Purpendicular e gestisce il suo canale YouTube Ian Paice Drumtribe.
Lo stile di Ian Paice: tutto tranne il reggae
Ian Paice è cresciuto ascoltando la pop music degli anni ’50 e il big band jazz. Tra le sue principali influenze cita spesso il leggendario batterista Gene Krupa.
Come altri grandi batteristi rock della sua generazione – tra cui John Bonham, Mitch Mitchell e Ginger Baker – Paice ha incorporato nel rock molte frasi e dinamiche provenienti dal jazz.
Nonostante non abbia mai seguito un vero percorso accademico, ha sviluppato una tecnica straordinaria da autodidatta. I suoi single e double stroke rolls sono noti per la velocità e la fluidità, mentre uno dei suoi marchi di fabbrica è il celebre one-handed snare roll, un rullo sul rullante eseguito con una sola mano.
Curiosamente Paice ha sempre dichiarato di sentirsi a proprio agio con quasi tutti gli stili musicali… tranne il reggae!
Il “push and pull” del suo groove
Uno degli elementi più distintivi del groove di Paice è il rapporto tra grancassa e rullante. Il batterista lo ha descritto come una combinazione di “push and pull”:
la grancassa cade esattamente sul beat o leggermente in anticipo, mentre il backbeat del rullante è leggermente indietro rispetto al tempo. Questa tensione tra anticipo e ritardo crea il caratteristico feel del suo drumming.
Tra i brani più rappresentativi del suo stile nella fase classica dei Deep Purple troviamo:
- Black Night, con il suo shuffle groove e i fill distintivi
- Fireball, considerato una vera anticipazione del metal drumming
- Highway Star, uno dei brani più veloci e potenti del repertorio
- Burn, ricco di fill esplosivi
- The Mule, celebre per i lunghi assoli di batteria dal vivo
I primi anni: il Ludwig Black Oyster Pearl
Ian Paice è mancino e suona su un drumkit configurato al contrario rispetto alla disposizione tradizionale.
Nei primi anni dei Deep Purple utilizzava un Ludwig Black Oyster Pearl in configurazione:
22″ x 14″ bass drum
13″ x 9″ rack tom
16″ x 16″ floor tom
14″ x 5″ Ludwig Supraphonic snare
In seguito aggiunse un secondo floor tom da 18″ x 16″. I piatti erano Zildjian.
Intorno al 1971 passò a un Ludwig Silver Sparkle con dimensioni simili, utilizzato anche durante la registrazione dell’album Machine Head. In quel periodo divenne anche endorser di Paiste, che aveva appena lanciato la serie 2002.
Questi piatti sono diventati uno dei simboli del suono di Paice e ancora oggi fanno parte del suo setup, composto generalmente da:
15″ Sound Edge Hi-Hat
22″ Ride
22″ e 24″ Crash
22″ China
8″ Splash
La scoperta della grancassa da 26″
Influenzato da John Bonham e soprattutto da Carmine Appice, Ian Paice iniziò a utilizzare una grancassa da 26″, dimensione che sarebbe diventata un elemento chiave del suo suono.
Il suo kit Ludwig Silver Sparkle successivo includeva:
26″ x 18″ bass drum
16″ x 10″ rack tom
18″ x 16″ e 20″ x 18″ floor tom
14″ x 6,5″ Ludwig Supraphonic snare
Questo set venne utilizzato durante il Machine Head Tour ed è quello che si può ascoltare nel leggendario live Made in Japan.
In studio Paice preferisce invece utilizzare grancasse da 24″ o 22″.
Il passaggio a Pearl negli anni Ottanta
Quando i Deep Purple tornarono nel 1984, Ian Paice aveva cambiato produttore di batterie passando da Ludwig a Pearl. La decisione fu motivata principalmente da problemi di qualità riscontrati nei kit Ludwig dell’epoca e da una proposta molto vantaggiosa da parte dell’azienda giapponese.
Il primo set Pearl fu un MLX Natural Maple con questa configurazione:
26″ bass drum
10″ / 12″ / 13″ rack tom
14″ e 15″ rack tom laterali
16″ e 18″ floor tom
Questa struttura del kit è rimasta sostanzialmente invariata nel corso degli anni.
Il setup attuale
Dal 2002 Ian Paice utilizza principalmente la sua Pearl Ian Paice Signature Snare da 14″ x 6,5″, con fusto in acciaio. In tempi più recenti è tornato anche all’estetica Sparkle delle batterie degli anni Settanta.
Oggi suona principalmente batterie Pearl Masterworks in acero a quattro strati. Il resto dell’equipaggiamento include:
bacchette Pro Mark TX808LW Ian Paice Signature
pelli Remo Ambassador Coated come battenti
Remo Ambassador Clear come risonanti
Remo Powerstroke 3 sulla grancassa
Dopo oltre mezzo secolo di carriera, Ian Paice rimane una delle figure più riconoscibili e rispettate dietro la batteria nel rock. La combinazione di potenza, swing e tecnica continua ancora oggi a definire il suono dei Deep Purple sul palco.
Ulteriori Informazioni:
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