Macklemore è stato rimosso dalle date americane del Loop Tour dopo aver manifestato il proprio sostegno alla Palestina. Ed Sheeran sostiene che la decisione sia stata imposta dai promoter e dagli stadi. Finneas, Lukas Graham, Beoga e Aaron Rowe hanno abbandonato il tour, mentre Roger Waters ha attaccato duramente la posizione del cantautore britannico.
Sono bastate due parole, pronunciate davanti a circa 90.000 persone, per trasformare il tour di Ed Sheeran in uno dei casi musicali e politici più discussi del momento: “Free Palestine”.
Il 4 e 5 settembre 2026, durante le date del Loop Tour al MetLife Stadium nel New Jersey, Macklemore è salito sul palco come artista di apertura. Il rapper statunitense non si è limitato a eseguire i propri brani, ma ha utilizzato quello spazio per esprimere apertamente il sostegno alla popolazione palestinese e criticare le operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza.
Pochi giorni dopo, Macklemore è stato escluso dalle restanti tappe statunitensi. Una decisione che ha innescato una crisi ancora più ampia: Finneas, Lukas Graham, Aaron Rowe e la band irlandese Beoga hanno annunciato il proprio ritiro dal tour in segno di solidarietà.
Alla protesta si è aggiunto anche Roger Waters, che ha attaccato direttamente Ed Sheeran, accusandolo di non essersi opposto con sufficiente fermezza all’allontanamento di Macklemore.
Quello che poteva sembrare uno scontro personale tra due artisti si è così trasformato in un dibattito molto più complesso sulla libertà d’espressione, sul potere economico dei proprietari degli stadi e sul diritto dei musicisti di utilizzare il palco come spazio politico.
Cosa ha detto Macklemore durante il concerto
Durante i due concerti al MetLife Stadium, Macklemore ha presentato Hind’s Hall, il brano di protesta pubblicato nel 2024 e ispirato alle mobilitazioni studentesche filo-palestinesi organizzate nei campus statunitensi.
Il titolo richiama Hamilton Hall, edificio della Columbia University ribattezzato simbolicamente “Hind’s Hall” dagli studenti in memoria di Hind Rajab, la bambina palestinese di sei anni uccisa a Gaza nel gennaio 2024.
Nel corso della performance sono state proiettate immagini delle proteste universitarie e della devastazione provocata dalla guerra. Macklemore ha criticato il governo israeliano, parlato della situazione a Gaza e in Cisgiordania e ripetuto più volte il messaggio “Free Palestine”.
Il rapper si è rivolto anche alle persone ebree presenti tra il pubblico, precisando che criticare il governo israeliano, l’occupazione o le sue politiche non significa esprimere odio nei confronti della comunità ebraica.
Le dichiarazioni hanno ricevuto il sostegno di una parte del pubblico, ma anche dure critiche da parte di alcune associazioni filo-israeliane.
Le pressioni per rimuovere Macklemore
Dopo i concerti nel New Jersey, organizzazioni come Israeli American Council, Anti-Defamation League e StopAntisemitism hanno accusato Macklemore di aver trasformato uno spettacolo musicale in una piattaforma politica unilaterale.
L’Israeli American Council ha promosso una petizione per chiedere a Ed Sheeran di escluderlo dalle successive date. Secondo i promotori dell’iniziativa, un artista di apertura non dovrebbe utilizzare il palco principale per diffondere messaggi politici estranei allo spettacolo.
Anche Pink è entrata indirettamente nella polemica dopo aver condiviso sui social alcune critiche rivolte alla performance. La cantante ha successivamente chiarito di non aver chiesto la rimozione di Macklemore e di non volerlo vedere silenziato, spiegando però che alcuni elementi del concerto avevano provocato paura e disagio in una parte del pubblico ebraico.
Le pressioni determinanti sarebbero tuttavia arrivate dai proprietari degli stadi coinvolti nel tour.
Il ruolo di Robert Kraft e l’ultimatum delle venue
Nella propria ricostruzione, Macklemore ha indicato soprattutto il nome di Robert Kraft, proprietario dei New England Patriots e del Gillette Stadium di Foxborough, dove Ed Sheeran dovrebbe esibirsi il 25 e 26 settembre.
Secondo il rapper, Sheeran gli avrebbe riferito che Kraft non gli avrebbe permesso di esibirsi all’interno del proprio stadio. Macklemore ha inoltre affermato che il miliardario avrebbe coinvolto altri proprietari delle venue americane, arrivando a porre un ultimatum: se il rapper fosse rimasto nella lineup, alcuni stadi non avrebbero più ospitato i concerti.
Kraft ha confermato la decisione di non consentire a Macklemore di esibirsi al Gillette Stadium. L’imprenditore ha motivato la scelta facendo riferimento sia alle dichiarazioni più recenti sia a una presunta storia di retorica e immagini offensive nei confronti della comunità ebraica.
Tra gli episodi richiamati c’è una controversia del 2014, quando Macklemore indossò un costume interpretato da molti come una caricatura antisemita. Il rapper si scusò, sostenendo di non aver avuto l’intenzione di rappresentare una persona ebrea.
Kraft ha dichiarato che la propria decisione non intende negare la sofferenza dei civili palestinesi né il diritto di difenderne la causa, ma impedire che il Gillette Stadium offra spazio a messaggi ritenuti offensivi o discriminatori. Ha inoltre detto di essere disponibile a un confronto diretto con Macklemore.
L’affermazione secondo cui Kraft avrebbe mobilitato anche gli altri proprietari degli stadi rimane, però, la versione fornita dal rapper e non è stata confermata indipendentemente.
Perché Macklemore è stato escluso dal Loop Tour
Messina Touring Group, promoter della leg americana del Loop Tour, ha dichiarato di essere stato informato da alcune venue che i concerti non si sarebbero potuti svolgere con Macklemore nella lineup.
La sua permanenza avrebbe quindi comportato il rischio di cancellare diverse date e compromettere il lavoro di centinaia di persone, oltre ai programmi di centinaia di migliaia di spettatori.
Dopo il confronto con le parti coinvolte, il promoter ha deciso di rimuovere il rapper dalle restanti esibizioni. Macklemore avrebbe dovuto partecipare a otto dei dieci concerti ancora previsti negli Stati Uniti.
Inizialmente il rapper ha scritto che Ed Sheeran e il suo team avevano deciso di escluderlo. Il cantante britannico ha successivamente precisato che la scelta finale sarebbe stata compiuta dal promoter e dalle strutture, non da lui personalmente. Reuters
La risposta di Ed Sheeran
Ed Sheeran ha raccontato di aver trascorso diversi giorni cercando una mediazione tra Macklemore, i promoter, i responsabili delle venue e gli attivisti coinvolti nella discussione.
Ha spiegato che il contratto del rapper era stato stipulato con Messina Touring Group e non direttamente con lui. Nonostante i tentativi di dialogo, la decisione degli organizzatori sarebbe rimasta definitiva.
Sheeran ha anche ricordato la propria responsabilità nei confronti degli spettatori, della troupe, dei musicisti e di tutte le persone che lavorano al tour. Cancellare gli spettacoli avrebbe avuto conseguenze economiche e professionali non soltanto per lui, ma per centinaia di lavoratori.
Il cantante ha quindi rivendicato il proprio approccio pubblico: utilizzare la musica per unire persone provenienti da culture differenti e mantenere i concerti come spazi inclusivi. Pur affermando di avere opinioni personali sul conflitto, Sheeran ha scelto di non esprimerle pubblicamente perché considera i propri spettacoli luoghi di intrattenimento e non forum politici.
Ha inoltre respinto l’accusa di essere complice del silenziamento di Macklemore, sostenendo che possano esistere modi differenti di lavorare per la pace. Da una parte c’è chi sceglie la denuncia pubblica; dall’altra chi preferisce il dialogo, la diplomazia e il sostegno privato.
Macklemore: «Non sono io la vittima»
Macklemore ha riconosciuto che il suo amico si sia trovato in una posizione estremamente difficile. I due si conoscono da circa tredici anni e il rapper ha detto di sperare che la controversia non comprometta definitivamente il loro rapporto.
Allo stesso tempo, ha criticato la posizione apolitica di Sheeran, sostenendo che davanti alla sofferenza della popolazione palestinese non prendere posizione rappresenti comunque una scelta.
Nel proprio intervento, Macklemore ha voluto chiarire soprattutto un punto: né lui, né Ed Sheeran, né Pink sono le vittime di questa vicenda.
Gli artisti coinvolti possiedono carriere, risorse economiche, sicurezza e la possibilità di tornare dalle proprie famiglie. Le vittime, secondo il rapper, sono le persone che vivono sotto i bombardamenti e non hanno alcuna possibilità di sottrarsi alle conseguenze della guerra.
Macklemore ha ammesso che esporsi pubblicamente può comportare la perdita di sponsorizzazioni, festival, contratti e relazioni professionali. Nonostante ciò, non si è pentito delle proprie parole. Ha sostenuto che non gli servissero tutti i concerti previsti: quelle due esibizioni erano state sufficienti per portare il messaggio “Free Palestine” davanti a una platea enorme.
Finneas, Lukas Graham, Beoga e Aaron Rowe lasciano il tour
L’esclusione di Macklemore ha provocato una reazione a catena.
Finneas, fratello e principale collaboratore di Billie Eilish, ha rinunciato alle sei date sudamericane nelle quali avrebbe dovuto aprire i concerti di Sheeran. Nella propria dichiarazione ha affermato che gli artisti non dovrebbero essere messi a tacere quando parlano in difesa delle persone oppresse.
Anche Lukas Graham si è ritirato dalle restanti tappe, sottolineando che il denaro non dovrebbe permettere a qualcuno di controllare il dibattito pubblico o decidere quali sofferenze possano essere riconosciute.
Il cantautore irlandese Aaron Rowe, che avrebbe dovuto sostituire Macklemore in alcuni appuntamenti americani, ha richiamato la storia coloniale dell’Irlanda per spiegare la propria scelta. Rowe ha dichiarato di non poter continuare il tour mentre persone estremamente ricche utilizzano la propria posizione per silenziare chi denuncia l’uccisione dei civili.
Anche i Beoga, gruppo folk irlandese che collabora da tempo con Sheeran e avrebbe dovuto raggiungerlo sul palco durante il suo stesso set, hanno abbandonato il tour. La band ha ricordato il proprio impegno all’interno del movimento Irish Artists for Palestine.
Con il ritiro dei quattro artisti, la controversia ha smesso di riguardare soltanto Macklemore ed è diventata una contestazione più ampia del potere esercitato dalle grandi venue sulla libertà politica e artistica dei musicisti.
Anche Roger Waters si scaglia contro Ed Sheeran
Alle proteste si è aggiunto Roger Waters, da decenni impegnato politicamente e apertamente schierato a sostegno della causa palestinese.
In un video pubblicato sui social, l’ex Pink Floyd si è scagliato duramente contro Ed Sheeran, contestandogli di non essersi opposto pubblicamente all’esclusione di Macklemore e di essersi rifugiato dietro la volontà di mantenere i propri concerti “apolitici”.
Waters ha utilizzato parole particolarmente aggressive nei confronti del cantautore britannico, arrivando a definirlo un “little prick”. Al di là dell’insulto, il centro del suo intervento riguarda la responsabilità degli artisti: secondo Waters, Sheeran non potrebbe limitarsi ad attribuire la decisione ai promoter e ai proprietari degli stadi, ma dovrebbe utilizzare il proprio peso contrattuale e la propria visibilità per difendere la libertà d’espressione di Macklemore.
L’intervento ha ulteriormente ampliato la polemica. Se Finneas, Lukas Graham, Beoga e Aaron Rowe hanno manifestato il proprio dissenso abbandonando il tour, Waters ha chiamato direttamente in causa Sheeran, ritenendo insufficiente la sua mediazione e accusandolo, di fatto, di non aver assunto una posizione abbastanza netta contro il silenziamento del rapper.
Il tono utilizzato da Waters rischia inevitabilmente di spostare l’attenzione dal tema centrale all’attacco personale. La sua critica solleva tuttavia una domanda che attraversa l’intera vicenda: quanto può davvero definirsi estraneo a una decisione l’artista attorno al quale è costruito un tour di queste dimensioni?
Un concerto può davvero essere neutrale?
La posizione di Ed Sheeran è comprensibile sul piano organizzativo. Un tour di queste dimensioni coinvolge migliaia di lavoratori, investimenti enormi e centinaia di migliaia di spettatori che hanno acquistato biglietti, prenotato viaggi e organizzato la propria partecipazione con mesi di anticipo.
Attribuire a Sheeran tutta la responsabilità dell’esclusione di Macklemore significherebbe ignorare il funzionamento dell’industria dei grandi concerti. Il protagonista sul palco non è sempre la persona che possiede il potere contrattuale definitivo. Promoter, proprietari degli stadi, sponsor, assicurazioni e partner commerciali possono condizionare profondamente la costruzione dello spettacolo.
Questo, però, non rende Sheeran completamente estraneo alla questione. Il tour porta il suo nome e si fonda sulla sua forza commerciale. Anche quando non possiede formalmente l’ultima parola, la sua posizione pubblica contribuisce a legittimare oppure a contestare le decisioni prese intorno a lui.
Affermare che un concerto debba essere “apolitico” significa inoltre ignorare la natura stessa della musica.
La musica non è mai stata soltanto intrattenimento. Ha raccontato guerre, discriminazioni, rivoluzioni, ingiustizie e movimenti di liberazione. Dal folk al punk, dal rock all’hip hop, alcuni dei momenti più importanti della storia musicale sono nati quando gli artisti hanno deciso di disturbare, denunciare e mettere in discussione il potere.
Chiedere alla musica di essere neutrale significa privarla di una delle sue funzioni più profonde.
Questo non vuol dire che ogni artista debba necessariamente schierarsi o trasformare ogni concerto in un comizio. Anche scegliere di non parlare deve rimanere una libertà. Ma quella stessa libertà deve appartenere a chi sente la necessità di esporsi, soprattutto quando il messaggio riguarda la sofferenza e i diritti di una popolazione.
La libertà artistica non può dipendere da chi possiede lo stadio
Il punto più preoccupante della vicenda non è soltanto l’esclusione di Macklemore. È il fatto che alcuni proprietari di stadi, attraverso il proprio potere economico, possano determinare quali messaggi siano accettabili su un palco e quali debbano invece essere rimossi.
Quando la possibilità di esprimersi dipende dall’approvazione di promoter, sponsor e miliardari, la libertà artistica rischia di diventare soltanto teorica.
Naturalmente, libertà di espressione non significa assenza di responsabilità. Le parole di Macklemore possono essere criticate, contestate e rifiutate. Il pubblico ha il diritto di dissentire, così come le comunità coinvolte hanno il diritto di spiegare perché un determinato messaggio venga percepito come offensivo.
Anche l’intervento di Roger Waters può e deve essere giudicato criticamente. Difendere il diritto di un artista a esprimersi non richiede necessariamente l’insulto personale e un attacco aggressivo rischia di indebolire lo stesso argomento che si vuole sostenere.
Ma esiste una differenza sostanziale tra criticare un messaggio e impedirgli di raggiungere il pubblico. Il confronto appartiene alla democrazia; il controllo preventivo esercitato attraverso una minaccia economica assomiglia molto di più alla censura.
La musica non può e non deve essere obbligata a essere apolitica. La musica deve restare libera: libera di parlare, libera di dissentire e libera persino di sbagliare, purché le sue parole vengano affrontate attraverso il confronto e non cancellate mediante il ricatto economico.
Ulteriori Informazioni:
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