Al NAMM 2026 il mondo dello studio recording e del live sound ha mostrato una direzione meno scontata del previsto. Mentre da anni si sente ripetere che “l’analogico è morto”, la realtà vista in fiera racconta qualcosa di molto diverso, con un ritorno deciso a circuiti classici affiancati però da tecnologie moderne pensate per il workflow attuale. In questo roundup dedicato al NAMM 2026 analizziamo i momenti salienti legati all’audio professionale, osservando come i produttori stiano ripensando il rapporto tra hardware analogico e controllo digitale.
NAMM 2026: studio recording e live sound sotto i riflettori
Nonostante la narrativa dominante di un settore ormai completamente digitale, al NAMM 2026 sono state presentate più console analogiche da studio di quante se ne vedessero da anni. Ancora più interessante è la tendenza comune: offrire hardware analogico di fascia alta con richiamo digitale delle impostazioni e, in alcuni casi, integrazione diretta con plugin e DAW.
Questo approccio ibrido sembra essere la risposta più concreta alle esigenze di studi moderni e produzioni complesse, dove velocità e coerenza sono diventate prioritarie quanto il carattere sonoro.
Le nuove console analogiche viste al NAMM 2026
Nel reparto recording sono state presentate tre nuove console, tutte accomunate da una scelta controcorrente: assenza totale di automazione dei fader. La Chandler REDD Mixing System, ispirata alle console EMI, la H2 Audio Helios Olympic 1100 Series e la SSL ORIGIN EVO series puntano dichiaratamente a un’esperienza di mix manuale e old-school, pensata per chi vuole un contatto diretto con il suono.
Queste console incarnano una filosofia precisa: il mix come gesto fisico, lontano dalla logica del “total recall” automatico, ma comunque inserito in un contesto produttivo moderno.
Channel strip e processori: analogico sì, ma con richiamo totale
Accanto alle console, il NAMM 2026 ha visto il debutto di due channel strip ultra high-end che condensano una quantità impressionante di elaborazione in un singolo formato rack. Il GC Audio Total Recall Producer Channel e l’elysia channex studio sono entrambi completamente richiamabili e controllabili dalla DAW, segnando un punto di svolta nel modo di intendere l’hardware analogico.
Anche i compressori hanno avuto un ruolo centrale. Il Cranborne Audio BrickLane MC4, compressore PWM a 4 canali con richiamo digitale, è stato uno dei prodotti più discussi della fiera. Accanto a lui, il Rupert Neve Designs OptoFET propone una reinterpretazione moderna del classico abbinamento 1176/LA-2A, mentre WesAudio ha ampliato la propria linea recallable “ng” con il ngSumBox summing mixer.

Live sound e creator economy: mixer sempre più ibridi
Sul fronte live sound, Yamaha ha presentato la nuova serie MGX di mixer digitali, pensata esplicitamente per l’era di creator, broadcast e performance ibride. A questi si affiancano nuovi mixer digitali compatti firmati Proel e Peavey, oltre a numerose soluzioni di microfoni wireless proposte da Shure, AUDIX e Behringer.
Il messaggio è chiaro: il live audio non è più solo palco e FOH, ma anche streaming, video e contenuti online.
Qual è la direzione dell’industria audio?
Guardando il quadro generale emerso al NAMM 2026, una cosa appare ormai certa: il richiamo digitale è diventato uno standard imprescindibile anche per l’hardware analogico. In studio come dal vivo, la possibilità di richiamare impostazioni per sessione o per brano può determinare la scelta di un prodotto rispetto a un altro.
In questa direzione si muove anche la nuova collaborazione Manley/Apogee sotto la guida di Dirk Ulrich, che sembra puntare proprio sull’integrazione sempre più stretta tra suono analogico e controllo digitale.
Nel live sound, inoltre, è evidente come i prodotti futuri saranno sempre più orientati a soddisfare le esigenze di streaming e produzione video, senza rinunciare alle funzioni tradizionali. Piuttosto che linee dedicate, molti produttori stanno integrando feature pensate per questo ecosistema musicale “esteso”, ormai parte integrante del mercato.
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