Il Drop D non è solo un’accordatura alternativa: è uno strumento creativo che ha permesso a intere generazioni di chitarristi di scrivere riff più heavy, più dinamici e più immediati. Abbassare la sesta corda di un tono ha aperto nuove possibilità ritmiche e timbriche, diventando una scelta stilistica precisa per band che hanno segnato la storia del rock.
Dai Muse ai Led Zeppelin, passando per Nirvana e Rage Against the Machine, ecco 5 riff in Drop D iconici che mostrano perché questa accordatura ha cambiato il modo di suonare la chitarra elettrica.
Cos’è davvero il Drop D (e perché è la prima accordatura alternativa che tutti provano)
Il Drop D è spesso la prima accordatura alternativa che un chitarrista sperimenta, e non è un caso. Abbassare la sesta corda da Mi a Re non stravolge la tastiera, non richiede nuovi pattern complessi e permette subito di ottenere un suono più pieno e più aggressivo.
Dal punto di vista pratico, il Drop D consente di suonare power chord con un solo dito, enfatizzando il ruolo ritmico della chitarra e facilitando riff più fisici e diretti. Dal punto di vista creativo, apre a un modo diverso di pensare lo strumento: meno accordi complessi, più groove, più dialogo con la batteria.
È proprio questa combinazione di semplicità e impatto ad aver reso il Drop D una scelta stilistica ricorrente nel rock, dal blues elettrico degli anni Sessanta fino all’alternative e al rock contemporaneo.
Quindi, nel pratico, iunvece di accordare una chitarra con Mi, La, Re, Sol, Si, Mi, si accorda la corda bassa del Mi a Re. Possiamo farlo suonando la corda aperta del Re esistente e abbassando l’intonazione del Mi basso fino a ottenere lo stesso suono. In alternativa, utilizzate l’accordatore per chitarra che preferite.
Killing in the Name – Rage Against The Machine
Quando Killing in the Name esplode nei primi anni ’90, il Drop D diventa qualcosa di più di una semplice accordatura alternativa: diventa un’arma espressiva. Tom Morello costruisce il riff su una singola nota ribattuta, sfruttando la sesta corda abbassata per ottenere un suono più pesante, diretto e fisico, perfettamente allineato al messaggio politico del brano. È un riff che non cerca complessità, ma impatto, e proprio per questo risulta ancora oggi potentissimo.
Il Drop D permette di enfatizzare il groove e il dialogo con la batteria, trasformando la chitarra in una componente ritmica centrale. Questo approccio ha influenzato profondamente il modo di scrivere riff nel rock e nel metal alternativo, dimostrando che l’aggressività non passa necessariamente dalla velocità o dal virtuosismo, ma dalla scelta delle note giuste al momento giusto.
Perché è iconico
Ha ridefinito il concetto di riff minimale ma devastante.
Livello di difficoltà
Principiante.
Cosa impari suonandolo
Timing, controllo del palm muting e importanza del groove.

Perché non date un’occhiata alla signature di Tom Morello?
Psycho – Muse
Con Psycho, i Muse riportano il Drop D al centro del rock mainstream degli anni 2010, ma lo fanno in modo volutamente essenziale. Il riff è costruito su una singola nota ribattuta, ossessiva e marziale, che sfrutta la sesta corda abbassata per creare un senso di pressione continua. È un approccio minimalista che richiama certe soluzioni del metal e dell’industrial, ma filtrato attraverso l’estetica iper-prodotta tipica della band.
Il Drop D qui non serve a mostrare abilità tecnica, bensì a rafforzare il carattere autoritario e provocatorio del brano. Il riff diventa quasi un mantra, sostenuto da una precisione ritmica estrema e da un suono compresso e moderno. Psycho dimostra come un’idea semplicissima, se inserita nel giusto contesto sonoro, possa risultare estremamente efficace e riconoscibile anche in una produzione contemporanea.
Perché è iconico
Ha riportato il Drop D in classifica con un riff minimale e martellante.
Livello di difficoltà
Principiante.
Cosa impari suonandolo
Controllo del timing, muting preciso e gestione del groove su pattern ripetitivi.

Moby Dick – Led Zeppelin
Molto prima che il Drop D diventasse una scelta diffusa, Jimmy Page lo utilizzava già come strumento creativo. Moby Dick è una testimonianza fondamentale di come questa accordatura fosse presente nel rock classico, non come effetto speciale, ma come parte integrante del linguaggio chitarristico.
Il riff è semplice, diretto e profondamente blues, ma grazie al Drop D acquista una solidità e una presenza sulle basse che lo rendono immediatamente riconoscibile. È un esempio perfetto di come l’accordatura possa rafforzare il groove senza snaturare il feeling tradizionale del rock. Suonarlo oggi significa fare un salto indietro nel tempo e capire da dove nasce gran parte del riffing moderno.
Perché è iconico
È uno dei primi esempi storici di Drop D nel rock.
Livello di difficoltà
Intermedio.
Cosa impari suonandolo
Feeling, controllo delle basse e approccio old-school al riffing.
Everlong – Foo Fighters
Everlong è uno dei migliori esempi di come il Drop D possa essere usato non solo per creare riff pesanti, ma anche per costruire aperture armoniche più ampie ed emotive. Dave Grohl sfrutta l’accordatura per ottenere accordi più pieni e un senso di movimento continuo, rendendo il riff immediatamente riconoscibile fin dalle prime battute.
Il Drop D qui contribuisce a dare profondità al suono senza appesantirlo, permettendo alla chitarra di sostenere l’intero brano con energia costante. È un riff che richiede resistenza e controllo, soprattutto nel lungo periodo, e che dimostra come una scelta tecnica apparentemente semplice possa avere un enorme impatto emotivo. Non a caso è diventato uno dei brani più amati e suonati della band.
Perché è iconico
Unisce energia, melodia e immediatezza.
Livello di difficoltà
Intermedio.
Cosa impari suonandolo
Gestione degli accordi in Drop D e continuità ritmica.

On a Plain – Nirvana
On a Plain è uno degli esempi più interessanti dell’uso del Drop D da parte dei Nirvana, proprio perché meno ovvio e meno iconico rispetto ai singoli più famosi. Qui Kurt Cobain utilizza l’accordatura non per colpire con aggressività immediata, ma per dare maggiore corpo e profondità a un riff apparentemente semplice, costruito su power chord pieni e diretti.
Il Drop D permette al brano di mantenere un equilibrio perfetto tra energia punk e struttura pop, rafforzando le basse senza perdere immediatezza. È un uso funzionale dell’accordatura, che dimostra come Cobain sapesse sfruttare soluzioni tecniche minime per ottenere un suono riconoscibile e coerente con l’estetica grunge. On a Plain rappresenta bene il lato più “artigianale” del Drop D: niente virtuosismi, solo una buona idea suonata con convinzione.
Perché è iconico
Mostra il Drop D in una veste meno scontata ma estremamente efficace.
Livello di difficoltà
Principiante.
Cosa impari suonandolo
Costruzione di riff solidi, gestione dei power chord e controllo del groove.
Perché questi riff in Drop D
La selezione non è casuale. Questi riff rappresentano momenti chiave in cui il Drop D ha assunto un ruolo centrale nel linguaggio chitarristico: dalla nascita del rock moderno, passando per il grunge, fino all’alternative e al rock contemporaneo. Ognuno mostra un modo diverso di sfruttare la stessa accordatura, dimostrando quanto possa essere versatile.
Da dove partire se vuoi suonare in Drop D
Il Drop D è un’ottima porta d’ingresso alle accordature alternative, ma alcuni riff sono più formativi di altri a seconda del tuo livello e dei tuoi obiettivi.
- Se sei all’inizio, Killing in the Name è ideale per prendere confidenza con la sesta corda abbassata senza frustrazione, concentrandoti su timing e groove.
- Se hai già un buon controllo dello strumento, Everlong ti mette alla prova sulla gestione degli accordi in Drop D e sulla resistenza ritmica nel lungo periodo.
- Se vuoi capire le radici storiche del riffing moderno, Moby Dick è il punto di partenza perfetto per osservare come il Drop D fosse già una scelta consapevole nel rock classico.
Perché il Drop D conta ancora oggi
Il Drop D continua a essere una delle accordature alternative più usate perché offre il massimo risultato con il minimo sforzo. Non richiede strumenti particolari, non obbliga a ripensare completamente la tastiera e permette di ottenere un suono più pieno e più autorevole con un gesto immediato.
In un’epoca in cui molte soluzioni tecniche tendono a complicare il linguaggio chitarristico, il Drop D resta una scelta diretta, musicale e incredibilmente efficace. È per questo che, a distanza di decenni, continua a essere centrale nella scrittura dei riff.
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