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Non per inseguire le classifiche. Non per cavalcare l’ennesima reunion nostalgica. E nemmeno per dimostrare qualcosa.

Semplicemente perché quando uno dei musicisti che ha inventato l’heavy metal pubblica nuova musica, il tempo sembra fermarsi.

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Con il singolo World Alone, Tony Iommi rompe un silenzio solista lungo oltre due decenni e apre un nuovo capitolo della sua carriera. Una notizia che va ben oltre l’uscita di un album: è il ritorno di un artista che ha riscritto le regole della chitarra elettrica e influenzato praticamente ogni generazione di musicisti metal venuta dopo di lui.

Per questo motivo, il nuovo disco non è soltanto uno degli eventi rock più importanti del 2026. È un’occasione per capire perché, dopo oltre mezzo secolo, il nome di Tony Iommi continui a essere sinonimo di riff immortali.

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Il primo album solista dopo 21 anni

L’ultimo lavoro firmato esclusivamente da Tony Iommi risale al 2005. Da allora il chitarrista britannico ha continuato a suonare, collaborare con altri artisti e riportare sul palco i Black Sabbath, ma aveva lasciato in sospeso il capitolo solista.

L’annuncio del nuovo album mette finalmente fine a un’attesa che sembrava destinata a non concludersi mai. Ad anticiparlo è World Alone, un brano che restituisce immediatamente il marchio di fabbrica di Iommi: riff massicci, atmosfera oscura e quella capacità, unica nel suo genere, di trasformare poche note in qualcosa di immediatamente riconoscibile.

Chi si aspettava una semplice operazione nostalgia, almeno da questo primo assaggio, potrebbe ricredersi. Il pezzo non prova a replicare il passato, ma ne raccoglie l’eredità con una produzione moderna e un’identità sonora perfettamente coerente con quella che Tony Iommi ha costruito in oltre cinquant’anni di carriera.

Quando un chitarrista cambia la storia della musica

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Definire Tony Iommi semplicemente un grande chitarrista sarebbe riduttivo.

La sua importanza va oltre i Black Sabbath e oltre lo stesso heavy metal. È uno di quei musicisti che hanno modificato il linguaggio della musica contemporanea.

Quando nel 1970 uscì l’omonimo album dei Black Sabbath, il rock aveva già conosciuto band potenti come Led Zeppelin, Cream e Deep Purple. Mancava però qualcosa: un suono realmente oscuro, pesante e minaccioso.

Quel vuoto lo colmò proprio Iommi.

Brani come Black Sabbath, Iron Man, Paranoid e War Pigs non hanno soltanto conquistato milioni di ascoltatori. Hanno definito le fondamenta di un genere che, ancora oggi, continua a evolversi senza mai allontanarsi davvero da quelle intuizioni.

Non è un caso che praticamente ogni grande chitarrista metal degli ultimi cinquant’anni abbia citato Tony Iommi tra le proprie influenze principali.

La tragedia che ha dato vita al suono del metal

Esiste una storia che ogni appassionato di rock dovrebbe conoscere.

Prima di dedicarsi completamente alla musica, Tony Iommi lavorava in una fabbrica di Birmingham. L’ultimo giorno di lavoro, un incidente gli amputò le estremità del medio e dell’anulare della mano con cui premeva le corde della chitarra.

Sembrava la fine di tutto.

Invece fu l’inizio.

Per continuare a suonare costruì delle protesi artigianali e abbassò l’accordatura dello strumento per rendere le corde meno dure da premere. Quella scelta, nata da una necessità, diede alla chitarra un timbro più profondo, cupo e pesante.

È incredibile pensare che uno degli elementi più riconoscibili dell’heavy metal sia nato da un incidente che avrebbe potuto mettere fine a una carriera ancora prima che iniziasse.

Perché questo ritorno arriva proprio adesso?

La domanda è inevitabile.

Perché aspettare ventun anni?

Probabilmente perché Tony Iommi non ha mai avuto l’esigenza di pubblicare musica per restare sotto i riflettori. La sua reputazione è stata costruita molto tempo fa e non dipende dalla frequenza delle uscite.

Negli ultimi anni ha preferito scegliere con attenzione ogni progetto, evitando quella corsa continua alla visibilità che caratterizza gran parte dell’industria musicale contemporanea.

È proprio questa rarità a rendere il nuovo album un evento. Quando Tony Iommi decide di tornare, lo fa perché sente davvero di avere qualcosa da raccontare, non perché il mercato glielo impone.

Il tempo non ha cambiato Tony Iommi

Ventun anni sono abbastanza per trasformare completamente l’industria musicale. Sono cambiati i formati, il modo di promuovere un disco e perfino il modo in cui scopriamo nuova musica. Eppure, ogni volta che Tony Iommi torna a pubblicare qualcosa, tutto questo passa in secondo piano.

Il motivo è semplice: ci sono artisti che seguono l’evoluzione del rock e altri che, invece, ne sono diventati parte integrante. Iommi appartiene a questa seconda categoria. Non perché viva di nostalgia, ma perché il suo modo di intendere la chitarra continua a influenzare musicisti che, in molti casi, non erano nemmeno nati quando i Black Sabbath pubblicavano i loro dischi più importanti.

World Alone è il primo tassello di un ritorno atteso da oltre vent’anni. Se il resto dell’album manterrà le promesse del singolo lo scopriremo presto. Una cosa, però, è già evidente: nel 2026 Tony Iommi non torna per ricordarci chi è stato. Torna per dimostrare che la sua voce musicale ha ancora qualcosa da aggiungere a una storia che, in fondo, ha contribuito a scrivere fin dal primo capitolo.

Ulteriori Informazioni:

Susanna Staiano
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Tony Iommi rompe il silenzio dopo 21 anni
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