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Abbiamo ascoltato i Greta Van Fleet con un solo obiettivo: capire quanto assomigliassero ai Led Zeppelin.
Ogni riff diventava un confronto.
Ogni acuto di Josh Kiszka una sentenza.
Ogni album un processo in cui la band era costretta a difendersi dall’accusa di essere “troppo simile” a qualcuno che ha scritto la storia del rock.
Nel frattempo, però, ci siamo persi una domanda molto più interessante.
E se i Greta Van Fleet avessero finalmente smesso di preoccuparsi di dimostrare chi non sono?

È questa la sensazione che lascia Palace for the People, il nuovo album annunciato dalla band americana insieme al singolo Saw You Stand. Più che un semplice ritorno discografico, sembra l’inizio di una fase diversa: quella in cui il quartetto del Michigan non ha più bisogno di giustificare ogni nota che suona.

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La band più giudicata della sua generazione

Pochi gruppi moderni sono stati osservati con la stessa severità riservata ai Greta Van Fleet.

Prima ancora di costruire una carriera, si sono ritrovati addosso un’etichetta enorme: “i nuovi Led Zeppelin“.

All’inizio sembrava un complimento.

Poi è diventata una condanna.

Ogni recensione partiva dallo stesso punto.

Ogni discussione online finiva nello stesso vicolo cieco.

Non importava se la band scrivesse nuovi brani, cambiasse produzione o cercasse strade differenti: il confronto con Robert Plant e Jimmy Page era inevitabile.

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Ed è proprio questo il paradosso.

Molti gruppi sognerebbero di essere accostati a una leggenda.

I Greta Van Fleet hanno passato quasi un decennio cercando di liberarsene.

Con Palace for the People cambia il punto di vista

Il nuovo album, in uscita il 9 ottobre, arriva dopo un periodo di silenzio che aveva persino alimentato voci di scioglimento.

Quando la band aveva pubblicato sui social il messaggio “Thanks for the wild ride”, migliaia di fan avevano pensato al peggio.

In realtà era soltanto l’inizio di una nuova fase.

Prima il singolo Play Your Games.

Poi il ritorno sui palchi.

Ora Saw You Stand, una ballata che abbandona gran parte dell’urgenza hard rock degli esordi per lasciare spazio a un’atmosfera molto più cinematografica e riflessiva.

Il disco, registrato in Tennessee e co-prodotto da Mike Elizondo, promette di seguire proprio questa direzione: meno dimostrazione di forza, più ricerca sonora.

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La vera rivoluzione è smettere di dimostrare qualcosa

Ascoltando Saw You Stand colpisce soprattutto una cosa.

Non sembra un brano scritto per convincere gli scettici.

Non c’è la necessità di impressionare con assoli infiniti.

Non c’è il bisogno di rincorrere il paragone con il rock degli anni Settanta.

È una canzone che respira.

Che si prende il suo tempo.

Che preferisce costruire atmosfera piuttosto che stupire a tutti i costi.

Ed è forse questo il segnale più evidente della maturità raggiunta dalla band.

Per anni i Greta Van Fleet hanno dato l’impressione di dover dimostrare di meritare il proprio posto.

Oggi sembrano semplicemente interessati a fare musica.

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Il problema non sono mai stati i Led Zeppelin

Vale la pena dirlo con chiarezza.

I richiami ai Led Zeppelin esistono.

Sarebbe ridicolo negarlo.

La voce di Josh Kiszka, alcune soluzioni chitarristiche di Jake e certe atmosfere hanno inevitabilmente riportato alla mente una delle band più influenti della storia.

Ma ridurre tutta la carriera dei Greta Van Fleet a questo significa ignorare quello che è successo negli ultimi anni.

Con The Battle at Garden’s Gate avevano iniziato ad allargare il proprio linguaggio.

Con Starcatcher avevano provato a sporcarlo.

Ora Palace for the People sembra voler fare un passo ancora diverso: non rompere con il passato, ma smettere di lasciarsi definire da esso.

Il rock ha ancora bisogno di nuove icone, non di nuove copie

Ogni volta che nasce una giovane rock band capace di riempire arene, la reazione è quasi automatica.

Si cerca subito il paragone.

“I nuovi Nirvana.”

“I nuovi AC/DC.”

“I nuovi Led Zeppelin.”

È un riflesso quasi inevitabile, ma spesso impedisce di vedere ciò che un gruppo ha davvero da dire.

Forse il problema non è che i Greta Van Fleet abbiano ricordato i Led Zeppelin.

Forse il problema è che noi abbiamo continuato ad ascoltarli soltanto attraverso quel filtro.

Nel frattempo, la band ha costruito un pubblico globale, milioni di ascoltatori e una carriera che ormai non può più essere liquidata come una semplice imitazione.

Il disco che potrebbe chiudere una discussione durata troppo

Palace for the People non cancellerà i paragoni con i Led Zeppelin: quelli continueranno probabilmente a inseguire i Greta Van Fleet per tutta la loro carriera.

Ma potrebbe finalmente renderli irrilevanti.

Perché, dopo quasi dieci anni passati a discutere di chi ricordassero, forse è arrivato il momento di fare l’unica domanda che conta davvero.

Non “a chi assomigliano?”.

Ma “che tipo di band stanno diventando?”

Susanna Staiano
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Greta Van Fleet cambiano pelle: ancora i nuovi Led Zeppelin?
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