Ci sono canzoni che si riconoscono prima ancora che inizi la voce. Penso Positivo è una di queste: bastano poche note del basso di Saturnino per tornare subito al 1993. A più di trent’anni dalla pubblicazione, quel groove continua a far muovere la testa a musicisti e ascoltatori.
La cosa più interessante è che il giro di basso di Penso Positivo non nasce da una cascata di note o da un passaggio particolarmente complesso. Sulla carta appare essenziale. Nel brano, però, vive di timing, pause e dialogo con la batteria. È proprio questo equilibrio a renderlo una delle linee più riconoscibili del pop italiano.
Penso Positivo uscì nel 1993: un singolo fuori dagli schemi
Pubblicato il 29 novembre 1993, Penso Positivo fu il primo singolo scelto per anticipare l’album Lorenzo 1994. Non era la decisione più scontata: in quella fase Serenata Rap sembrava avere tutte le caratteristiche per presentare il disco, ma Lorenzo Cherubini decise di puntare su un pezzo esteso, funk e poco allineato agli standard radiofonici dell’epoca.
A posteriori, la scelta si rivelò decisiva. Il brano diventò uno dei simboli della musica italiana degli anni Novanta grazie al suo messaggio, all’energia contagiosa e a un accompagnamento strumentale che ancora oggi conserva tutta la sua efficacia.
Come nacque il giro di basso di Penso Positivo
Il dettaglio più interessante arriva dallo stesso Jovanotti. In un ricordo pubblicato nel 2018, ha raccontato che il primo provino prese forma al Jungle Sound di Milano e che il giro di basso era “un’invenzione di Saturnino”.
Durante la prova, Cherubini guidava a gesti la struttura, compresi stacchi e stop. Quando il brano fu registrato in studio, rimase praticamente quella del provino suonato dal vivo.
Questo spiega perché la linea suona tanto organica. Non dà l’impressione di essere stata costruita a tavolino, nota dopo nota, ma di essere nata insieme al pezzo. Il basso non si limita ad accompagnare: detta il movimento, si incastra con la batteria e lascia spazio alla voce, ai fiati e agli altri elementi dell’arrangiamento.
Perché la linea di basso di Saturnino funziona così bene
Non è una dimostrazione di virtuosismo. Anzi. Ogni nota sembra inevitabile: toglierne una farebbe perdere equilibrio al groove, aggiungerne un’altra rischierebbe di appesantirlo.
La capacità di dire tanto con pochissimo è ciò che rende questo riff così efficace.
Un riff costruito sulla pentatonica di La minore
Dal punto di vista armonico, il materiale melodico ruota principalmente attorno alla pentatonica minore di La: La, Do, Re, Mi e Sol. È un territorio familiare per moltissimi bassisti, ma conoscere la scala non basta a far funzionare la linea.
Saturnino alterna note lunghe, pause e piccoli accenti ritmici che rendono il riff vivo e dinamico. Il risultato è una parte capace di sostenere l’intero brano senza mai invaderlo.
È uno di quei groove che sembrano facilissimi finché non si prova davvero a suonarli: eseguire le note corrette, ma allungarle troppo o cancellare le pause, cambia completamente il carattere del pezzo.
Il vero segreto è il timing
Affrontare il brano pensando soltanto a quali tasti premere significa perderne l’essenza. Il segreto di Penso Positivo risiede nell’invisibile: il timing, il peso delle dita sulle corde, il muting e la complicità con il groove di batteria.
Suonarlo bene significa capire che la musica ha bisogno di respirare, non di essere riempita a tutti i costi.
Per studiarlo conviene partire lentamente, con il metronomo, e concentrarsi prima sulla durata delle note e sui silenzi. Se ogni attacco cade nel punto giusto ma le note restano aperte troppo a lungo, la linea diventa pesante; se vengono chiuse troppo presto, perde quella spinta in avanti che la rende immediatamente riconoscibile.
Perché le linee di basso più memorabili sono spesso semplici
Per fare la storia non servono sempre assoli fulminei, slap acrobatici o valanghe di note. Le grandi linee di basso funzionano per un motivo più semplice: sanno mettersi al servizio del brano.
Penso Positivo è il manifesto di questa filosofia, un riff ridotto all’osso e guidato dal groove che, a più di trent’anni di distanza, continua a farsi riconoscere in pochi istanti.
In fondo, il vero superpotere dei grandi musicisti sta proprio qui: sapere esattamente quando suonare, ma soprattutto avere la maturità di fare un passo indietro quando il pezzo lo richiede.
Con questa linea, Saturnino ha lasciato ai bassisti italiani una lezione di minimalismo efficace che non ha perso nulla della sua forza.
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