Per riportare insieme gli Oasis sono serviti sedici anni. Per capire se Noel e Liam Gallagher abbiano davvero fatto pace, invece, potrebbe servire un intero documentario.
Oasis: Don’t Look Back in Anger, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, ripercorre il tour della reunion del 2025 attraverso le immagini dei concerti, le prove e materiali mai mostrati del backstage. Il film contiene inoltre qualcosa che, fino a poco tempo fa, sembrava ancora meno probabile del ritorno della band: la prima intervista congiunta dei fratelli Gallagher dopo venticinque anni.
L’uscita in IMAX è prevista per l’11 settembre. Successivamente il documentario arriverà anche su Disney+.
Non sarà, quindi, soltanto il racconto di una serie di concerti. Al centro ci sarà inevitabilmente il rapporto tra due fratelli che hanno costruito insieme una delle più importanti rock band britanniche e poi trascorso oltre un decennio a dichiarare, più o meno esplicitamente, di non volerla ricostruire.
La reunion che sembrava non dover accadere mai
Gli Oasis si separarono nel 2009, dopo una lite nel backstage del festival Rock en Seine di Parigi. Il concerto venne cancellato poco prima dell’inizio e Noel annunciò la propria uscita dal gruppo.
Da quel momento la possibilità di una reunion è rimasta sospesa tra desiderio dei fan, indiscrezioni e provocazioni pubbliche. Liam non ha mai smesso di alimentare l’idea di un ritorno, mentre Noel ha alternato chiusure categoriche e risposte più ambigue. Ogni intervista diventava un’occasione per cercare un segnale. Ogni anniversario sembrava quello giusto.
Quando il ritorno è stato finalmente annunciato, nel 2024, la reazione ha superato la normale attesa per un tour. Non si trattava semplicemente di rivedere dal vivo una band amata: il pubblico voleva assistere alla ricomparsa di qualcosa che sembrava essersi interrotto definitivamente.
Nel 2025, Noel e Liam sono tornati a condividere il palco. E davanti a loro non c’erano soltanto i fan cresciuti negli anni Novanta, ma anche una generazione che gli Oasis li aveva conosciuti quando erano già diventati un mito.
Cosa può raccontare davvero il backstage
I concerti hanno mostrato il risultato finale: la band sul palco, gli stadi pieni e migliaia di persone unite sulle note di Wonderwall, Champagne Supernova e Don’t Look Back in Anger.
Il documentario promette di mostrare ciò che il pubblico non poteva vedere.
Le prove e le immagini dietro le quinte potrebbero raccontare come Noel e Liam abbiano ricominciato a lavorare insieme dopo anni di distanza. Non servono necessariamente abbracci o confessioni solenni. Nel loro caso potrebbero essere molto più rivelatori un silenzio, una battuta o il modo in cui si guardano durante una canzone.
Il legame tra i Gallagher non è mai stato semplice. Noel era il principale autore e la guida musicale del gruppo; Liam ne era la voce, il volto e l’istinto più imprevedibile. La forza degli Oasis nasceva proprio dall’incontro tra queste due personalità, ma anche il loro crollo è arrivato dallo stesso punto.
Riunirli significava quindi riattivare contemporaneamente la chimica e il conflitto.
Una pace autentica o un accordo conveniente?
È la domanda che accompagna ogni reunion degli Oasis: i fratelli Gallagher si sono riconciliati oppure hanno semplicemente raggiunto un accordo abbastanza solido da poter tornare in tour?
Non è possibile ignorare la dimensione commerciale dell’operazione. Il ritorno degli Oasis ha generato una domanda enorme, riempito gli stadi e riacceso l’interesse per l’intero catalogo della band. Ora quell’esperienza viene trasformata in un film destinato alle sale IMAX e, in seguito, a una delle maggiori piattaforme di streaming.
La nostalgia, oggi, è uno dei motori più potenti dell’industria musicale. Le reunion permettono al pubblico di recuperare un passato vissuto oppure soltanto immaginato, mentre artisti e case discografiche riportano al centro cataloghi che sembravano appartenere alla storia.
Ma spiegare il ritorno degli Oasis soltanto attraverso il denaro sarebbe riduttivo. Un’operazione commerciale può vendere un biglietto; difficilmente può spiegare perché decine di migliaia di persone continuino a cantare insieme canzoni pubblicate trent’anni fa.
Quei brani parlavano di fuga, ambizione, frustrazione e desiderio di diventare qualcosa di più grande. È anche per questo che sono riusciti a sopravvivere alla band che li aveva creati.
Gli Oasis non devono diventare una favola
Il rischio di un documentario ufficiale è trasformare una storia piena di contraddizioni in un racconto ordinato: la separazione, gli anni di distanza, il perdono e infine il ritorno trionfale.
La storia degli Oasis, però, non è mai stata così pulita.
La loro reunion diventa interessante proprio se non cancella il conflitto. Noel e Liam non devono convincere il pubblico di essere diventati improvvisamente due fratelli inseparabili. Devono soltanto mostrare cosa è accaduto quando hanno deciso di entrare nuovamente nella stessa stanza e suonare le stesse canzoni.
Forse hanno fatto pace. Forse hanno stabilito una tregua. Oppure hanno semplicemente capito che gli Oasis rappresentano qualcosa che nessuno dei due, da solo, può ricreare completamente.
La risposta più sincera potrebbe trovarsi non nella loro prima intervista insieme dopo venticinque anni, ma in tutto ciò che accade quando smettono di parlare e ricominciano a suonare.
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