Per quarantacinque anni quella porta è rimasta chiusa. Non perché mancassero band abbastanza importanti, rumorose o influenti da attraversarla, ma perché l’ultima volta che l’hardcore era entrato davvero al Saturday Night Live le cose erano finite nel caos.
Ora qualcuno quella porta l’ha riaperta.
Nella notte del 3 ottobre i Turnstile sono saliti sul palco dello Studio 8H di New York, diventando la prima band hardcore a esibirsi come musical guest del Saturday Night Live nel 1981. Un dettaglio che potrebbe sembrare soltanto una curiosità televisiva, ma che racconta perfettamente quanto sia cambiata la posizione della band di Baltimora negli ultimi anni.
Perché ormai è difficile continuare a parlare dei Turnstile semplicemente come di una band hardcore.
I Turnstile arrivano al Saturday Night Live
L’episodio della 52ª stagione era condotto da Dakota Johnson, mentre i Turnstile erano gli ospiti musicali della serata. La band ha portato sul palco prima BIRDS e successivamente un medley di I CARE e DULL, brani legati a NEVER ENOUGH.
Una performance costruita per non perdere l’impatto fisico che ha reso riconoscibile il gruppo anche su un palco televisivo: Brendan Yates si è mosso continuamente sul palco, mentre la seconda esibizione è stata accompagnata da una scenografia composta da una parete di telefoni rotativi.
Ma ancora prima che iniziassero a suonare c’era un precedente difficile da ignorare.
FEAR, 1981.
Cosa successe l’ultima volta
Il 31 ottobre 1981 i FEAR portarono l’hardcore punk al Saturday Night Live. La loro apparizione sarebbe diventata una delle performance più controverse nella storia del programma.
Il set degenerò rapidamente nel caos, con pogo, pubblico sul palco e danni allo studio. Nel corso degli anni sono circolate cifre molto diverse sull’entità dei danni: alcune ricostruzioni parlano di circa 20.000 dollari, mentre il frontman Lee Ving avrebbe successivamente sostenuto che il conto fosse stato molto più alto.
Non sorprende quindi che lo stesso Saturday Night Live abbia giocato con quella storia nella promozione della puntata dei Turnstile.
In uno dei promo, Dakota Johnson ricordava infatti il precedente dei FEAR chiedendo scherzosamente alla band di promettere di non distruggere il set. Dopo qualche secondo di silenzio, i cinque accettavano. Più o meno.
Quarantacinque anni dopo, l’hardcore era di nuovo nello Studio 8H.
Ma questa volta la storia è molto diversa.
Come hanno fatto i Turnstile ad arrivare fin qui?
Il punto interessante non è soltanto che i Turnstile abbiano suonato al Saturday Night Live. È che, guardando la loro traiettoria degli ultimi anni, vederli lì non sembra neanche così assurdo.
Nati all’interno della scena hardcore di Baltimora, i Turnstile hanno progressivamente allargato i confini del genere fino a diventare una delle rock band americane più riconoscibili della loro generazione.
Il successo di GLOW ON nel 2021 aveva già mostrato quanto il gruppo fosse disposto a contaminare la propria formula. Hardcore, alternative rock, pop, elettronica e psichedelia convivevano nello stesso disco senza trasformarlo semplicemente in un tentativo di rendere il punk più accessibile.
Con NEVER ENOUGH quel processo è andato ancora oltre.
I Turnstile sono arrivati a ottenere nomination ai Grammy nelle categorie rock, alternative e metal nella stessa edizione, vincendo poi Best Rock Album e Best Metal Performance.
Una traiettoria piuttosto insolita per una band nata in un ambiente che storicamente ha costruito parte della propria identità proprio sulla distanza dal mainstream.
L’hardcore è diventato mainstream?
È qui che la performance al Saturday Night Live diventa più interessante della performance stessa.
Perché lo Studio 8H non è un club underground di Baltimora. Il Saturday Night Live è una delle istituzioni della cultura pop americana.
Ed è difficile immaginare un simbolo più evidente del percorso compiuto dai Turnstile.
Nel giro di pochi anni sono passati dai circuiti hardcore ai grandi festival, dai Grammy alla televisione nazionale, senza abbandonare completamente l’estetica e l’energia da cui erano partiti.
E nella stessa puntata è comparsa persino Taylor Swift.
La popstar ha fatto un’apparizione a sorpresa durante il monologo di Dakota Johnson, scherzando sul palco con l’attrice, ed è tornata alla fine della trasmissione con una torta per il suo compleanno. Swift non si è esibita con i Turnstile, ma il semplice fatto che due mondi apparentemente così distanti abbiano condiviso la stessa puntata rende la fotografia della serata ancora più curiosa.
Taylor Swift da una parte. I Turnstile dall’altra.
I Turnstile non hanno portato l’hardcore nel mainstream: hanno portato il mainstream da loro
Forse il punto non è più stabilire se i Turnstile siano ancora hardcore, ma ascoltare cosa è rimasto dell’hardcore nel loro modo di suonare. Negli anni sono arrivati sintetizzatori, effetti, melodie pop e produzioni molto più stratificate, ma sotto continua a esserci una band costruita intorno agli strumenti.
Le chitarre puntano più sull’impatto dei riff che sul virtuosismo, il basso ha un ruolo tutt’altro che secondario e la batteria di Daniel Fang continua a essere uno degli elementi più riconoscibili del loro suono, soprattutto per il modo in cui porta groove dentro una musica nata per essere aggressiva e fisica.
È probabilmente qui che i Turnstile hanno trovato il loro equilibrio: hanno cambiato la produzione senza perdere il peso della band.
Dai club hardcore allo Studio 8H sono cambiate le dimensioni del palco. Il principio, invece, è rimasto piuttosto semplice: quando entrano chitarra, basso e batteria, deve succedere qualcosa.
Ulteriori Informazioni:
- Taylor Swift verso la Hall of Fame: una nuova corona per la regina del pop
- Ascolta le hit dei Turnstile
- Segui i Turnstile su Instagram
- I Turnstile hanno fatto qualcosa che nessuna band hardcore faceva da 45 anni - 5. Ottobre 2026
- Perché i Talking Heads riescono a riunirsi per tutto tranne che per suonare? - 4. Ottobre 2026
- Stevie Wonder aveva ancora quattro canzoni nascoste - 30. Settembre 2026