Nel 1997 Chris Martin propose a Tim Rice-Oxley di suonare con i Coldplay. Lui scelse di restare con i suoi amici. Senza quel rifiuto, probabilmente non avremmo mai ascoltato Somewhere Only We Know, Everybody’s Changing, Bedshaped e alcuni dei brani più riconoscibili del pop britannico degli anni Duemila.
Ci sono decisioni che diventano importanti soltanto molti anni dopo, quando è finalmente possibile voltarsi indietro e vedere tutte le conseguenze che hanno prodotto.
Nel 1997 i Coldplay non erano ancora i Coldplay. Niente Yellow, niente Parachutes, nessuno stadio pieno dall’altra parte del mondo. Chris Martin era semplicemente uno studente dell’University College London con una band appena nata e un amico particolarmente bravo al pianoforte.
Quell’amico si chiamava Tim Rice-Oxley.
Martin lo aveva sentito suonare e gli propose di unirsi al suo gruppo come tastierista. Rice-Oxley prese seriamente in considerazione l’idea, ma alla fine disse di no: aveva già una band e non voleva abbandonarla.
A leggerla oggi sembra quasi una di quelle storie inventate a posteriori per rendere più affascinante una biografia.
E invece accadde davvero.
E viene naturale chiedersi: cosa sarebbe successo se Tim avesse detto sì?
Perché quella band dalla quale non volle separarsi, dopo cambi di formazione, anni di concerti quasi vuoti e parecchi momenti in cui sembrava destinata a scomparire, sarebbe diventata i Keane.
E senza quella scelta, Somewhere Only We Know molto probabilmente non sarebbe mai esistita nella forma in cui la conosciamo.
Prima dei Keane c’erano quattro ragazzi e un nome diverso
La storia, in realtà, comincia prima.
Tim Rice-Oxley e Tom Chaplin si conoscono praticamente dall’infanzia. Crescono nella zona di Battle, nell’East Sussex, frequentano alcune delle stesse scuole e negli anni incontrano Richard Hughes e Dominic Scott. Prima ancora che qualcuno immagini una carriera musicale, esiste quindi qualcosa che nei Keane diventerà fondamentale: un gruppo di amici.
Nel 1995 Rice-Oxley, allora studente di lettere classiche allo University College London, forma insieme a Dominic Scott un gruppo al quale si aggiunge Richard Hughes alla batteria.
Si chiamano The Lotus Eaters.
All’inizio suonano soprattutto cover: Beatles, U2, Oasis. Non esiste ancora quel suono costruito intorno al pianoforte che qualche anno dopo permetterà di riconoscere un pezzo dei Keane nel giro di pochi secondi. Sono, sostanzialmente, una giovane guitar band britannica come molte altre.
Poi arriva il 1997.
Ed è qui che le storie dei Keane e dei Coldplay si sfiorano.
Quando Chris Martin provò a portarsi via Tim Rice-Oxley
Chris Martin conosce Rice-Oxley negli anni dell’università. Dopo averlo sentito suonare il pianoforte durante un weekend a Virginia Water, rimane abbastanza impressionato da proporgli di entrare nella band che sta costruendo.
È difficile guardare quell’episodio senza tutto ciò che sappiamo oggi.
Per noi “entrare nei Coldplay” significa entrare in una delle band di maggior successo della propria generazione.
Nel 1997 non significava assolutamente questo.
Era una scommessa contro un’altra scommessa.
Rice-Oxley avrebbe potuto lasciare i suoi amici e provare la strada con Martin. Invece rimase.
Ed è proprio intorno a quel periodo che nella formazione entra Tom Chaplin, inizialmente non accolto con particolare entusiasmo da tutti gli altri componenti. Con lui arriva anche un nuovo nome: prima Cherry Keane, poi semplicemente Keane.
Il nome sarebbe stato ispirato da una donna conosciuta dalla famiglia Chaplin, Cherry Keane.
Il gruppo che conosciamo comincia lentamente a prendere forma.
Ma il paradosso è che il vero suono dei Keane ancora non esiste.
Per diventare i Keane dovettero perdere anche la chitarra
C’è infatti un secondo momento decisivo nella loro storia.
Nel 2001 Dominic Scott lascia il gruppo.
Potrebbe sembrare l’ennesimo colpo per una band che fatica già a trovare una strada. Invece quella partenza costringe gli altri a fare qualcosa che spesso è molto più difficile che imparare a suonare: smettere di imitare ciò che amano e capire chi sono davvero.
Rice-Oxley avrebbe raccontato anni dopo che loro volevano disperatamente essere i Radiohead, mentre Scott spingeva maggiormente verso gli U2. Con l’uscita del chitarrista, Tim torna invece allo strumento nel quale si sente realmente a casa: il pianoforte.
Ed ecco il cortocircuito.
Una rock band senza chitarrista.
Voce, pianoforte, basso, batteria.
Nel pieno degli anni in cui il rock britannico continuava a costruire buona parte della propria identità intorno alle chitarre, i Keane cominciano a riempire quello spazio con enormi accordi di pianoforte, melodie malinconiche e soprattutto con la voce quasi irreale di Tom Chaplin.
Quello che poteva sembrare un limite diventa la loro firma.
Poi Tim Rice-Oxley scrive Somewhere Only We Know
La prima versione del brano nasce intorno al 2001.
Ed è interessante perché appartiene esattamente al momento di trasformazione della band: una versione iniziale comprendeva ancora la chitarra elettrica di Dominic Scott. Successivamente il pezzo cambia pelle e il pianoforte assume il ruolo centrale che conosciamo.
Rice-Oxley la scrive nella casa dei suoi genitori.
L’ispirazione musicale parte anche da Heroes di David Bowie, ma quello che ne viene fuori sembra appartenere a un luogo molto più piccolo e privato.
Somewhere Only We Know parla infatti della memoria di un posto, della sensazione di poter tornare mentalmente in uno spazio condiviso con qualcuno. Negli anni sono nate decine di interpretazioni sul significato preciso di quel “somewhere”; gli stessi membri della band hanno raccontato ricordi legati ai luoghi della loro adolescenza e dell’infanzia.
Ed è proprio l’assenza di coordinate precise ad averla resa enorme.
Quel posto può essere qualsiasi posto.
Un campo.
Una strada.
Una casa.
Una persona.
Un periodo della vita nel quale non possiamo più tornare.
Quando il singolo viene pubblicato nel febbraio del 2004, raggiunge il numero 3 della classifica britannica. Poco dopo arriva Hopes and Fears.
A quel punto tutto cambia.
Everybody’s Changing, Bedshaped: improvvisamente quella fragilità diventa gigantesca
Prima di Somewhere Only We Know c’era già stato un segnale.
Everybody’s Changing.
Il brano viene pubblicato dalla piccola etichetta indipendente Fierce Panda dopo che Simon Williams nota la band dal vivo. L’attenzione cresce, arriva il contratto con Island Records e finalmente anni di tentativi cominciano ad avere un senso.
Ma ascoltando oggi Hopes and Fears è impressionante soprattutto quanto fosse già definito il loro linguaggio.
Everybody’s Changing.
Bedshaped.
This Is the Last Time.
She Has No Time.
Somewhere Only We Know.
Sono canzoni che sembrano continuamente trovarsi nel momento immediatamente precedente a una perdita.
Persone che cambiano.
Relazioni che finiscono.
Luoghi ai quali vorremmo tornare.
Tempo che passa mentre noi siamo ancora intenti a capire cosa stia succedendo.
Il pianoforte di Rice-Oxley non accompagna semplicemente la voce di Chaplin: spesso fa il lavoro che in un’altra rock band avrebbero fatto due o tre chitarre. Costruisce ritmo, tensione, apertura. E sopra c’è Chaplin, capace di trasformare melodie semplicissime in qualcosa di enorme senza bisogno di urlare.
Era una combinazione difficile da replicare proprio perché nasceva da una serie di apparenti errori.
Un tastierista che non entra nei Coldplay.
Un cantante aggiunto quasi controvoglia.
Un chitarrista che se ne va.
Una band che perde il proprio strumento rock per eccellenza.
E proprio allora trova la propria identità.
E se Tim Rice-Oxley avesse accettato l’offerta di Chris Martin?
È impossibile sapere cosa sarebbe successo davvero.
Magari Rice-Oxley avrebbe scritto canzoni con Chris Martin.
Magari avrebbe contribuito a Parachutes o A Rush of Blood to the Head.
Magari due personalità compositive così forti avrebbero prodotto qualcosa di straordinario.
Oppure non avrebbe funzionato affatto.
Ma possiamo dire qualcosa con maggiore sicurezza: la storia dei Keane sarebbe stata radicalmente diversa.
Rice-Oxley diventerà infatti il principale autore della band. È difficile immaginare Somewhere Only We Know, Everybody’s Changing, Bedshaped, A Bad Dream, Crystal Ball, Is It Any Wonder? e gran parte del loro repertorio senza di lui al centro del processo creativo.
E così una delle grandi sliding doors del pop britannico rimane nascosta nel 1997.
Chris Martin chiede a un amico molto bravo al pianoforte di unirsi alla sua band.
L’amico dice no.
Chris Martin continua con i Coldplay.
Tim Rice-Oxley torna dai suoi amici.
Sette anni dopo, il mondo ascolta:
Oh, simple thing, where have you gone?
Oggi Somewhere Only We Know ha attraversato generazioni che nel 2004 non erano nemmeno nate. È tornata nelle classifiche, è diventata virale sui social e ha accumulato miliardi di ascolti, mentre Hopes and Fears ha celebrato nel 2024 i suoi vent’anni con i Keane nuovamente davanti ad arene piene.
Forse è questo il dettaglio più bello della loro storia.
I Keane sono diventati famosi cantando continuamente di strade non prese, persone perdute, luoghi ai quali tornare e vite che avrebbero potuto essere diverse.
E prima ancora di scrivere quelle canzoni, la loro stessa esistenza era dipesa da una strada che Tim Rice-Oxley aveva deciso di non prendere.
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