Spotify rimane uno dei servizi di streaming musicale più utilizzati, ma il costo di Premium continua a spingere molti utenti a cercare delle alternative a Spotify. Il punto è capire che cosa si vuole davvero sostituire: il catalogo, l’assenza di pubblicità, l’ascolto offline oppure la possibilità di scegliere liberamente ogni brano.
Nel 2026 esistono diverse alternative gratuite a Spotify, ma quasi nessuna replica integralmente l’esperienza Premium senza chiedere qualcosa in cambio. Alcune inseriscono annunci, altre puntano soprattutto sulla musica indipendente, mentre Bandcamp privilegia l’acquisto diretto e il sostegno agli artisti.
Esiste però anche una strada diversa: caricare nel cloud la musica che possediamo legalmente e trasformarla in una libreria personale. È la soluzione più vicina a una vera app di musica gratis senza pubblicità, pur senza offrire il catalogo sterminato di un servizio tradizionale.
Articolo aggiornato ad agosto 2026. Prezzi, disponibilità e caratteristiche dei piani gratuiti possono cambiare in base al Paese, all’account e al dispositivo utilizzato.
Quali sono i costi attuali di Spotify Premium?
Al momento dell’aggiornamento, i prezzi ufficiali di Spotify Premium in Italia sono aumentati rispetto a quelli riportati nella precedente versione di questo articolo:
- Premium Individual: 11,99 euro al mese;
- Premium Student: 6,49 euro al mese, previa verifica dei requisiti;
- Premium Duo: 16,99 euro al mese per due persone che vivono allo stesso indirizzo;
- Premium Family: 20,99 euro al mese per un massimo di sei persone che vivono allo stesso indirizzo.
Spotify propone periodicamente prove gratuite o promozioni riservate agli utenti idonei. Tutti i piani Premium eliminano gli annunci tra i brani e permettono di scaricare la musica, gestire liberamente la coda e scegliere l’ordine di riproduzione. Nel 2026 tra i vantaggi figura anche l’ascolto lossless sui dispositivi compatibili, con disponibilità che può dipendere dal mercato e dall’app utilizzata.
Spotify Free: come funziona rispetto al piano premium
Spotify Free è cambiato parecchio. Dalla fine del 2025 la piattaforma permette anche agli utenti gratuiti di cercare e avviare direttamente un brano, quindi le vecchie indicazioni sulla sola riproduzione casuale e sui sei skip all’ora non descrivono più correttamente il servizio.
Le differenze con Premium restano comunque evidenti. La musica è intervallata da annunci, non può essere scaricata per l’ascolto offline e raggiunge una qualità massima di circa 160 kbit/s su app, contro i 320 kbit/s e il lossless disponibili con Premium. La frequenza della pubblicità non è fissa e può variare. In pratica, Spotify Free è diventato più flessibile, ma non è ancora la soluzione per chi vuole ascoltare musica senza interruzioni e senza connessione.
Alternative a Spotify: ecco le migliori app gratis da provare nel 2026
Non tutte le piattaforme seguenti sono concorrenti dirette di Spotify nello stesso senso. YouTube Music è la più vicina allo streaming tradizionale; Jamendo e SoundCloud sono più interessanti per la scoperta; Bandcamp mette al centro il rapporto economico tra fan e artista. Ecco il confronto essenziale.
| Servizio | Uso gratuito | Punto di forza | Limite principale |
|---|---|---|---|
| YouTube Music | Sì, con annunci | Brani, video, live, cover e remix | Niente background e download per la musica |
| Amazon Music | Dove disponibile | Playlist, stazioni e integrazione con Alexa | Funzioni variabili per mercato e account |
| Jamendo | Sì | Musica indipendente e download | Niente grandi cataloghi mainstream |
| SoundCloud | Sì, con annunci occasionali | Demo, DJ set e artisti emergenti | Offline e ascolto senza annunci richiedono Go |
| Bandcamp | Anteprime gratuite | Acquisto diretto e sostegno agli artisti | Lo streaming illimitato richiede l’acquisto |
YouTube Music
YouTube Music è probabilmente l’alternativa gratuita a Spotify più immediata per chi cerca un catalogo ampio. Il piano supportato dalla pubblicità consente la riproduzione on demand di canzoni e video, la gestione della coda, la ripetizione e gli skip illimitati.
Il vero vantaggio è la quantità di contenuti difficili da trovare altrove: live, cover, remix, demo e materiali caricati da artisti e utenti, spesso assenti dai cataloghi tradizionali.
I limiti emergono soprattutto su smartphone. Per la musica, la riproduzione in background, la modalità solo audio, i download e l’eliminazione degli annunci sono riservati a YouTube Music Premium. È quindi un’ottima scelta per l’ascolto attivo e per la scoperta, meno comoda se si vuole bloccare lo schermo e continuare ad ascoltare gratuitamente.
Amazon Music
Amazon Music merita una precisazione, perché sotto lo stesso nome convivono più livelli di servizio. L’accesso gratuito con pubblicità, quando disponibile per il proprio mercato e account, è incentrato soprattutto su playlist e stazioni.
Non va confuso con Amazon Music Prime, incluso nell’abbonamento Prime, né con Amazon Music Unlimited, che offre il catalogo completo e un maggiore controllo sulla riproduzione.
Il punto di forza è l’integrazione con dispositivi Echo, Fire TV e Alexa. Come alternativa a Spotify completamente gratuita, però, è meno prevedibile di YouTube Music: disponibilità, selezione e funzioni possono cambiare in base al Paese e al dispositivo. Conviene quindi verificare direttamente nell’app che cosa sia accessibile senza attivare una prova o un abbonamento a rinnovo automatico.
Jamendo
Jamendo prende una direzione completamente diversa: non prova a replicare le classifiche di Spotify, ma raccoglie oltre 600.000 brani di decine di migliaia di artisti indipendenti.
La piattaforma consente di ascoltare musica in streaming e mette a disposizione numerosi download gratuiti, risultando particolarmente interessante per chi vuole scoprire nomi nuovi anziché ritrovare sempre lo stesso catalogo mainstream.
Bisogna però distinguere l’ascolto personale dall’utilizzo della musica in video, podcast o progetti commerciali. Per questi impieghi Jamendo propone licenze dedicate e non basta che un brano sia disponibile gratuitamente. Come alternativa a Spotify funziona bene per esplorare scene indipendenti, generi di nicchia e produzioni pubblicate fuori dai circuiti più grandi.
SoundCloud
SoundCloud resta una delle piattaforme più interessanti per trovare demo, remix, DJ set, edit e musica di artisti emergenti.
L’ascolto di base è gratuito e la piattaforma permette di scegliere direttamente i contenuti, creare raccolte, seguire i profili e interagire attraverso commenti e repost. Alcuni autori consentono anche il download del file originale, ma l’opzione deve essere abilitata dal titolare del brano.
La versione gratuita include annunci occasionali e non offre l’ascolto offline generalizzato. Per rimuovere la pubblicità e salvare i contenuti sul dispositivo occorre passare a SoundCloud Go o Go+. Non è dunque un’app di musica gratis senza pubblicità, ma rimane una delle migliori alternative a Spotify per chi mette la scoperta prima della comodità.
Bandcamp
Bandcamp è prima di tutto un negozio digitale e una comunità musicale. Gli artisti decidono prezzi, formati e condizioni delle proprie pubblicazioni; molti propongono il sistema “paga quanto vuoi” e, in alcuni casi, permettono anche di inserire zero.
È uno dei modi più trasparenti per acquistare musica e sostenere direttamente chi l’ha realizzata.
Non bisogna però considerarlo uno Spotify gratuito. Prima dell’acquisto, un brano può essere ascoltato integralmente solo per un numero limitato di volte: l’impostazione predefinita prevede tre riproduzioni, anche se l’artista può aumentare o disattivare il limite. Dopo l’acquisto si ottengono streaming illimitato e download anche in formati lossless.
Non è un caso che diversi indipendenti scelgano Bandcamp per sottrarsi almeno in parte alle logiche delle grandi piattaforme, come abbiamo raccontato parlando degli artisti fantasma di Spotify.

Alternative a Spotify: quali siti senza copyright esistono?
“Musica senza copyright” è una formula molto cercata, ma quasi sempre imprecisa. Nella maggior parte dei casi il diritto d’autore esiste ancora: ciò che cambia è la licenza con cui il titolare permette di usare il brano. “Royalty-free”, inoltre, non significa automaticamente gratis, libero da attribuzione o utilizzabile per qualsiasi progetto.
Pixabay Music, Free Music Archive e Bensound non sono vere alternative a Spotify per ascoltare le hit del momento. Sono soprattutto archivi destinati a creator, videomaker, podcaster e aziende che cercano una colonna sonora utilizzabile legalmente.
Prima di pubblicare un contenuto bisogna sempre leggere la licenza della singola traccia, verificare se consente l’uso commerciale e conservare una copia delle condizioni valide al momento del download.
Pixabay Music
Pixabay Music raccoglie tracce royalty-free utilizzabili gratuitamente secondo la Pixabay Content License. L’attribuzione dell’autore non è obbligatoria, anche se rimane apprezzata, ed è possibile modificare o adattare il contenuto all’interno di un nuovo lavoro.
La licenza vieta però di vendere o distribuire il brano da solo, sostanzialmente nella stessa forma in cui è stato scaricato. È una soluzione pratica per video, podcast e contenuti social, ma conviene aprire la pagina della traccia e controllare eventuali note aggiuntive prima di ogni utilizzo commerciale.
Free Music Archive (FMA)
Free Music Archive offre accesso gratuito a musica originale pubblicata con licenze aperte. Il catalogo è molto ampio, ma non esiste una sola regola valida per tutti i brani: ogni traccia può adottare una diversa licenza Creative Commons o prevedere condizioni specifiche.
L’attribuzione è richiesta dalle normali licenze Creative Commons e le tracce contrassegnate come NonCommercial non possono essere usate in pubblicità, contenuti sponsorizzati o altri progetti commerciali senza un permesso ulteriore.
Il License Guide di FMA è quindi parte integrante della scelta, non un passaggio facoltativo.
Bensound
Bensound propone una sezione di musica gratuita pensata per YouTube, Twitch e social network. Le tracce contrassegnate come free possono essere utilizzate senza acquistare una licenza, ma richiedono l’attribuzione indicata dal sito.
Non tutto il catalogo è gratuito e le condizioni possono variare in base al tipo di progetto. Se non è possibile inserire i crediti, oppure se l’utilizzo non rientra nella licenza free, occorre scegliere una licenza a pagamento.
Il vantaggio è una ricerca semplice per genere, atmosfera ed energia, utile quando serve trovare velocemente la musica giusta per un video.
Alternative a Spotify: crea il tuo servizio streaming personale gratuitamente
La soluzione più vicina a uno streaming gratuito davvero controllabile consiste nell’utilizzare i file musicali che già possiedi. Basta archiviarli online e collegare al cloud un lettore capace di indicizzare artisti, album, copertine e playlist.
Non si ottiene l’accesso immediato a milioni di brani, ma si eliminano le restrizioni sugli skip e si decide personalmente la qualità dei file.
Chi cerca “app musica gratis senza pubblicità” deve comunque controllare le condizioni del player scelto: CloudBeats offre una modalità gratuita senza annunci da un singolo account cloud, mentre Evermusic Free è supportato dalla pubblicità.
Anche lo spazio gratuito dei servizi di archiviazione ha un limite e alcune funzioni, come download offline o collegamenti multipli, possono richiedere un acquisto.
Come creare il tuo streaming musicale privato: ecco la vera alternativa gratis a Spotify
Il procedimento è più semplice di quanto sembri: servono file acquisiti legalmente, uno spazio online e un’app compatibile. Una volta completata la prima sincronizzazione, la libreria può essere consultata in modo simile a un normale servizio di streaming.
1 – Seleziona la tua musica preferita
Raccogli i file che possiedi legalmente: acquisti digitali, download concessi dagli artisti, musica ottenuta da Bandcamp o Jamendo secondo le relative condizioni e copie personali ricavate dai tuoi CD.
Evita file provenienti da fonti non autorizzate e ricorda che i brani protetti da DRM potrebbero non funzionare nei lettori di terze parti.
Prima del caricamento conviene sistemare i metadati di titolo, artista, album, numero di traccia e copertina. MP3 e AAC occupano meno spazio; FLAC e ALAC mantengono la qualità lossless ma consumano più rapidamente la quota gratuita del cloud.
2 – Caricala su un servizio di cloud storage gratuito
Crea una cartella “Musica” e organizza i file per artista e album. Un account Google offre fino a 15 GB condivisi tra Drive, Gmail e Google Foto; OneDrive mette a disposizione 5 GB gratuiti; Dropbox Basic parte da 2 GB.
Se lo spazio è già occupato da foto o documenti, la capacità effettivamente disponibile sarà inferiore.
La scorciatoia più interessante: YouTube Music permette di caricare dal computer fino a 100.000 brani nella propria libreria personale. I file caricati sono privati e possono essere ascoltati in background, senza annunci e offline anche senza un abbonamento Premium.
Per molti utenti è la vera alternativa gratuita a Spotify più semplice da configurare.
3 – Utilizza un’app per la riproduzione in cloud
Se scegli Google Drive, OneDrive, Dropbox o un NAS, serve un lettore che colleghi l’account e trasformi le cartelle in una libreria musicale.
Dopo l’accesso, avvia la scansione, controlla i metadati e crea le playlist. Le due app più immediate sono CloudBeats ed Evermusic, ma non offrono esattamente le stesse condizioni.
CloudBeats: il lettore musicale per il cloud
CloudBeats è disponibile per Android e iPhone e iPad. Supporta Google Drive, Dropbox, OneDrive, Box, pCloud, servizi WebDAV e diversi NAS.
La versione gratuita dichiara streaming illimitato da un singolo account cloud e assenza di pubblicità: è quindi una delle poche alternative realmente coerenti con la ricerca di un’app musicale gratis senza interruzioni.
Le funzioni avanzate cambiano in base alla piattaforma. Il pacchetto Premium sblocca, tra le altre cose, il collegamento di più sorgenti cloud e il download di album o playlist per l’ascolto offline.
Prima di acquistare conviene verificare la scheda dello store del proprio dispositivo, perché formati supportati e funzioni incluse possono differire tra Android e iOS.
Evermusic: la tua musica senza limiti
Evermusic è disponibile per iPhone, iPad e Mac e collega numerosi servizi, tra cui iCloud Drive, Google Drive, Dropbox, OneDrive, MEGA, pCloud e server tramite SMB, WebDAV o DLNA.
Supporta molti formati audio, organizza automaticamente la libreria e integra equalizzatore, riproduzione gapless, crossfade e gestione delle playlist.
Il titolo “senza limiti” va però interpretato con cautela. Evermusic Free contiene pubblicità e impone soglie a playlist, preferiti, sorgenti cloud e alcune funzioni offline. L’upgrade Premium rimuove gli annunci e amplia le possibilità dell’app.
Resta una soluzione molto completa nell’ecosistema Apple, ma non è gratuita e senza pubblicità nello stesso modo di CloudBeats.
Alternative a Spotify: le nostre conclusioni
La migliore alternativa dipende da ciò a cui non vuoi rinunciare. YouTube Music è la scelta gratuita più vicina a Spotify per ampiezza e varietà del catalogo, ma richiede di accettare gli annunci e, su smartphone, l’assenza della riproduzione in background per la musica.
Jamendo e SoundCloud funzionano meglio per scoprire artisti indipendenti, mentre Bandcamp è la soluzione più diretta per acquistare musica e sostenere chi la crea.
Pixabay Music, Free Music Archive e Bensound rispondono invece a un bisogno differente: trovare musica da utilizzare legalmente nei propri contenuti. Non sono cataloghi di successi commerciali e la licenza della singola traccia deve sempre essere verificata.
Se l’obiettivo è eliminare abbonamenti e pubblicità, la strada più solida resta la libreria personale. I caricamenti privati di YouTube Music sono la soluzione più immediata; CloudBeats è una buona alternativa per riprodurre gratuitamente i file conservati su un singolo cloud.
Serve un po’ di lavoro iniziale, ma in cambio si ottiene pieno controllo sulla musica, sulla qualità audio e sull’organizzazione degli album.
Quale di queste alternative a Spotify utilizzi già? Raccontaci nei commenti quale servizio consiglieresti e quali limiti hai incontrato nell’uso quotidiano.
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