Quando si parla delle linee di basso più iconiche della storia del rock, “Money” dei Pink Floyd occupa un posto speciale. Non è soltanto uno dei brani più riconoscibili di The Dark Side of the Moon, ma anche un esempio perfetto di come una linea apparentemente semplice possa definire l’identità di un’intera canzone.
Pubblicato nel 1973 e scritto da Roger Waters, “Money” è diventato uno dei pezzi simbolo dei Pink Floyd anche grazie a un riff di basso immediato, essenziale e incredibilmente efficace. Bastano poche note per riconoscerlo: un giro ipnotico, costruito su una metrica insolita, capace però di suonare naturale anche all’ascoltatore meno abituato ai tempi dispari.
Il basso di Money dei Pink Floyd è ancora oggi studiato, suonato e citato perché riesce a unire tre elementi rarissimi: semplicità, personalità e intelligenza ritmica.
Un riff in 7/4 che sembra naturale
La prima grande particolarità di “Money” è il suo celebre tempo in 7/4.
Per molti musicisti, affrontare un tempo dispari può risultare complicato. Il rischio è quello di far percepire la metrica come forzata, “zoppicante” o troppo cerebrale. Nel caso di “Money”, invece, accade l’opposto: il riff scorre con una naturalezza sorprendente.
Roger Waters costruisce una linea di basso ciclica, riconoscibile e quasi “parlante”, in cui gli accenti sono distribuiti in modo talmente efficace da far dimenticare all’ascoltatore che il brano non è in un classico 4/4. Il groove non sembra mai un esercizio di stile: funziona, pulsa e resta subito impresso.
È proprio questa la forza del riff. Il 7/4 non viene usato per rendere il brano inutilmente complesso, ma per dargli un’identità ritmica diversa, immediatamente riconoscibile.
Un blues di dodici battute travestito da progressive rock
Dal punto di vista armonico, “Money” ha un’anima molto più tradizionale di quanto si potrebbe pensare. Sotto la superficie progressive, infatti, il brano si basa su una struttura vicina al blues di dodici battute in Si minore.
Questo contrasto è uno degli aspetti più interessanti della canzone. Da una parte troviamo una metrica dispari, un’introduzione costruita con effetti sonori e un arrangiamento sofisticato. Dall’altra, però, il linguaggio musicale rimane profondamente legato al blues.
Anche le parti solistiche di David Gilmour si muovono in un territorio familiare: pentatonica, blues scale, fraseggi espressivi e grande attenzione al suono. “Money” riesce così a tenere insieme due mondi solo in apparenza distanti: la sperimentazione tipica dei Pink Floyd e l’immediatezza del rock blues.
Il risultato è un brano complesso nella costruzione, ma accessibile nell’ascolto. Ed è uno dei motivi per cui ha funzionato non solo come pezzo da album, ma anche come vera hit rock.
Il basso come guida di tutto il brano
Prima ancora dell’ingresso degli strumenti, “Money” mette subito in chiaro la propria identità sonora attraverso il celebre loop di registratori di cassa, monete e suoni legati al denaro.
Quell’introduzione non è un semplice effetto scenografico. I rumori sono organizzati ritmicamente e seguono lo stesso andamento del groove principale. Quando entra il basso, quindi, l’ascoltatore ha già interiorizzato il movimento del brano.
È come se tutta la canzone nascesse da quella pulsazione iniziale. Il basso non si limita ad accompagnare: diventa la spina dorsale del pezzo, il punto di riferimento attorno a cui si costruiscono voce, batteria, chitarre e arrangiamento.
In questo senso, “Money” è un grande esempio di scrittura bassistica funzionale. La linea non cerca di riempire ogni spazio, ma sceglie poche note con enorme precisione, creando un’identità fortissima.
Il passaggio in 4/4 cambia completamente l’energia
Uno dei momenti più interessanti del brano arriva durante la sezione strumentale dedicata all’assolo di chitarra. Qui “Money” abbandona momentaneamente il 7/4 e passa in 4/4.
Il cambio di metrica modifica completamente la percezione del groove. Dopo la tensione ciclica della prima parte, il 4/4 apre lo spazio e rende il brano più diretto, più blues-rock, quasi più fisico.
Il basso cambia ruolo: da riff portante e ipnotico diventa una linea più libera, vicina per approccio a un walking bass rock-blues. La sezione respira in modo diverso e permette alla chitarra di David Gilmour di espandersi con maggiore fluidità.
La cosa più interessante è che molti ascoltatori non si accorgono subito del cambio di tempo. Questo perché la transizione è costruita in modo musicale, non didascalico. Non interrompe il flusso del brano, ma lo accompagna verso una nuova energia.
Un riff semplice, ma difficile da far suonare bene
A livello puramente tecnico, la linea di basso di “Money” non è particolarmente virtuosistica. Non richiede velocità estrema, salti impossibili o tecniche avanzate. Eppure, suonarla bene è molto meno semplice di quanto sembri.
La vera difficoltà sta nel timing.
Il riff deve rimanere stabile, preciso e naturale all’interno del 7/4. Se il musicista conta in modo troppo rigido, il groove rischia di perdere fluidità. Se invece si rilassa troppo, la metrica può diventare imprecisa. Serve quindi un equilibrio sottile tra controllo ritmico e naturalezza esecutiva.
Per questo motivo “Money” è ancora oggi uno dei brani più utili per chi vuole migliorare la gestione dei tempi dispari. È un esercizio perfetto per imparare a far suonare musicale una metrica irregolare, senza trasformarla in qualcosa di artificioso.
Perché il basso di Money è entrato nella storia
Il basso di Money dei Pink Floyd è diventato leggendario perché rappresenta alla perfezione la capacità della band di fondere sperimentazione e immediatezza.
Nel brano convivono tempi dispari, sound design, blues, rock, arrangiamenti raffinati e un senso melodico fortissimo. Eppure tutto resta chiaro, riconoscibile e memorabile.
La linea di basso non è soltanto un accompagnamento: è il cuore del brano. Definisce il groove, costruisce l’atmosfera e rende “Money” immediatamente identificabile dopo pochi secondi.
È questa la differenza tra un semplice riff efficace e una linea di basso storica. “Money” non ha bisogno di virtuosismi per lasciare il segno: bastano poche note, messe al posto giusto, con un’idea ritmica talmente forte da attraversare le generazioni.
Ancora oggi, a più di cinquant’anni dalla sua uscita, quel riff resta una piccola lezione di scrittura musicale: semplice da ricordare, difficile da far suonare davvero bene e impossibile da confondere con qualunque altra cosa.
Scarica gratuitamente la TAB del riff
Per studiare nel dettaglio la linea di basso, abbiamo preparato una trascrizione completa con TAB del riff principale.
Puoi scaricare gratuitamente la TAB tramite il link dedicato qui sotto e usarla come punto di partenza per lavorare sul groove, sul timing e sull’articolazione.
Buono studio e buon groove!
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