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Quanto deve assomigliare una melodia a un’altra prima che la somiglianza smetta di essere una coincidenza?

È una domanda che nella musica pop ritorna continuamente e che adesso riguarda Olivia Dean, finita indirettamente al centro di una causa per copyright per I’ve Seen It, ultima traccia del suo album The Art of Loving. Secondo Mattie Music Group, titolare di diritti sulla composizione, il brano riprenderebbe elementi protetti di Just the Two of Us, il classico del 1981 scritto da Bill Withers, Ralph MacDonald e William Salter e inciso da Grover Washington Jr. con Withers alla voce.

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Ma la parte più interessante della vicenda non è tanto l’accusa in sé. È quanto poco materiale musicale potrebbe bastare per costruire un caso di questo tipo.

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Tutto potrebbe ruotare intorno a quattro battute

Secondo l’analisi riportata da MusicRadar, uno dei punti più evidenti si trova nella strofa di I’ve Seen It. Una frase melodica di due battute, che compare intorno a 0:35, presenta una forte somiglianza con la melodia utilizzata nelle strofe di “Just the Two of Us”.

La stessa frase torna poi una seconda volta, intorno a 1:39.

Due battute ripetute due volte. In totale, quindi, appena quattro battute all’interno di un brano di poco più di due minuti potrebbero diventare uno dei punti centrali della discussione.

Ed è proprio qui che il caso diventa musicalmente interessante: gli accordi sono diversi e anche il testo è diverso, mentre è soprattutto il movimento melodico a ricordare quello del brano di Withers.

Non stiamo quindi parlando necessariamente di una produzione costruita per imitare il suono di Just the Two of Us, né di un sample preso direttamente dalla registrazione originale. La contestazione riguarda la composizione, e in particolare quella che l’accusa definisce una melodia distintiva e tutelabile.

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Ascoltate prima la melodia, poi gli accordi

È forse il modo migliore per confrontare i due pezzi. Se si ascoltano concentrandosi soltanto sull’atmosfera generale, I’ve Seen It e Just the Two of Us possono semplicemente sembrare due brani appartenenti a uno stesso grande vocabolario soul-pop.

Ma provando a ignorare produzione, timbri e accompagnamento e seguendo esclusivamente la linea della voce, la parentela in quel passaggio diventa molto più evidente.

Ed è una distinzione importante.

Una progressione di accordi comune non appartiene automaticamente a qualcuno. Il pop, il soul, il blues e praticamente tutta la musica occidentale sono costruiti utilizzando continuamente combinazioni armoniche già ascoltate migliaia di volte.

La melodia, invece, può rappresentare una forma di espressione musicale molto più specifica.

Per questo l’editore di Withers sostiene che non si tratti semplicemente dell’utilizzo di elementi comuni del linguaggio musicale. Nella denuncia si afferma che numero, carattere e disposizione delle caratteristiche condivise sarebbero sufficientemente significativi da far ritenere che la somiglianza non derivi da coincidenza o creazione indipendente.

Ma quattro battute possono davvero appartenere a qualcuno?

È qui che la questione diventa molto meno semplice.

Non esiste una regola secondo cui superato un determinato numero di note una melodia diventa automaticamente plagio. Bisogna stabilire che cosa sia effettivamente originale e proteggibile all’interno della composizione e quanto sia sostanziale la parte eventualmente ripresa.

E quattro battute, prese da sole, possono sembrare pochissime.

Il problema è che nella musica una frase breve può anche essere l’elemento che rende immediatamente riconoscibile un pezzo. Non conta soltanto quanto dura, quindi, ma quanto è caratteristica all’interno della composizione.

Mattie Music Group sostiene di aver incaricato il musicologo Alexander Stewart di confrontare i due brani. Secondo quanto riportato nella causa, la sua analisi avrebbe individuato somiglianze sostanziali nell’espressione musicale protetta, compresa la ripetizione della melodia contestata.

Questa, però, resta per ora la posizione della parte che ha intentato la causa, non una conclusione stabilita da un tribunale.

Il problema del pop: abbiamo davvero infinite melodie a disposizione?

Il caso Olivia Dean riporta inevitabilmente a una questione che negli ultimi anni è diventata sempre più importante.

Quanto spazio rimane per scrivere una melodia pop completamente nuova?

Le note disponibili sono dodici. Gran parte della musica pop utilizza tonalità, scale, intervalli, strutture ritmiche e progressioni armoniche ricorrenti. Se restringiamo ulteriormente il campo alle melodie che devono essere semplici, cantabili e immediatamente memorizzabili, le possibilità teoricamente enormi iniziano a ridursi.

È un argomento diventato centrale anche nelle battaglie legali affrontate da Ed Sheeran, che ha difeso con successo Shape of You e Thinking Out Loud da accuse di plagio. Lo stesso Sheeran ha più volte insistito sul fatto che, utilizzando un numero limitato di note e accordi all’interno della musica pop, alcune sovrapposizioni siano inevitabili.

Ed è probabilmente questo il punto più interessante del caso Dean.

Non stabilire semplicemente se due frammenti suonino simili. Quello può farlo chiunque mettendo i brani uno dopo l’altro.

La domanda difficile è un’altra: quella somiglianza riguarda qualcosa che appartiene specificamente a Just the Two of Us, oppure un frammento musicale abbastanza elementare da poter essere creato indipendentemente da due autori diversi?

“Just the Two of Us” non è esattamente una canzone sconosciuta

C’è poi un altro elemento.

Just the Two of Us è  uno dei brani soul più riconoscibili degli ultimi quarant’anni. Pubblicato nel 1981, raggiunse il numero 2 della Billboard Hot 100 e vinse il Grammy per Best R&B Song.

La causa insiste proprio sulla sua enorme diffusione per sostenere che Dean e i coautori Bastian Langebæk e Max Wolfgang avessero avuto una ragionevole possibilità di conoscere la composizione prima di scrivere I’ve Seen It.

Questo, naturalmente, non dimostra che qualcuno abbia copiato qualcosa.

Anzi, rende ancora più interessante un fenomeno familiare a praticamente qualsiasi musicista: quanto di ciò che abbiamo ascoltato rimane nel nostro vocabolario musicale senza che ce ne rendiamo conto?

Una melodia può sedimentarsi per anni nella memoria e riapparire durante una sessione di scrittura senza che chi la sta componendo riconosca immediatamente la fonte. Oppure due autori possono semplicemente arrivare alla stessa breve sequenza di intervalli indipendentemente.

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Olivia Dean non è stata personalmente citata in giudizio

C’è infine una precisazione importante.

Nonostante molti titoli parlino inevitabilmente di “Olivia Dean contro Bill Withers”, Dean non risulta personalmente tra i convenuti, così come non lo sono i suoi coautori Langebæk e Wolfgang.

La causa depositata il 1° ottobre presso la corte federale di Los Angeles è rivolta invece contro società tra cui Capitol Records, Universal Music Group, Sony Music Publishing e Kobalt Music Publishing America. Mattie Music Group chiede danni economici e un’ingiunzione contro ulteriori utilizzi ritenuti illeciti del brano.

Al momento, quindi, non esiste alcuna sentenza che stabilisca che I’ve Seen It abbia copiato Just the Two of Us.

Esiste una contestazione. E soprattutto esistono due melodie che ora milioni di persone ascolteranno una dopo l’altra.

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Susanna Staiano
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Olivia Dean accusata di plagio
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