Nel primo episodio di “E se domani” ho raccontato cosa succede quando 48 ore sono tutto il tempo che hai per prepararti a un concerto intero e cosa fare quando, sul palco, la pedaliera e la testata del bassista smettono di funzionare nel bel mezzo del live.
Quell’episodio parte da un fatto tecnico concreto. E i fatti tecnici meritano un articolo a parte.
Qui trovi quindi il rigdown completo: cosa usava Guido Guglielminetti, bassista storico di Francesco De Gregori, in quel tour, cosa è andato storto quella sera e cosa ho suonato io — con cosa l’ho sostituito sul momento e cosa ho utilizzato nelle date successive.
Il rig di Guido Guglielminetti
Tre bassi, una pedaliera artigianale e una testata italiana.
Vediamoli in ordine.
Bassi
- Music Man StingRay 4, versione con elettronica attiva a 3 bande — il suono principale della serata, quello che senti per la maggior parte del concerto.
- Höfner Ignition Violin Bass — il classico modello “violino”, in stile Beatles/McCartney, utilizzato per i brani che richiedono quel timbro specifico.
- Ibanez AFB200, usato come alternativa o variante timbrica.
Pedaliera
Qui il pezzo interessante non è un singolo prodotto, ma una soluzione completamente custom: una pedaliera artigianale che integra:
- un unico preamp valvolare, con i guadagni impostati per quattro bassi diversi — un canale per strumento, con il proprio livello di preamplificazione già pronto;
- una funzione di line selector tra i bassi;
- un accordatore integrato a monte, per silenziare e accordare senza uscire dal flusso del set.
Non è uno strumento che trovi a catalogo. È un pezzo pensato su misura per un bassista che cambia basso più volte durante la scaletta e non vuole perdere tempo a gestire i volumi a ogni cambio.
Il dettaglio dei quattro bassi diversi è confermato anche da una fonte esterna: un’intervista tecnica ai backliner del tour pubblicata su Sound & Lite nel 2021.
Amplificazione
- Testata GR Bass 800 — fisicamente compatta, in linea con la filosofia costruttiva del marchio.
- Cabinet GR Bass 112, serie Wood.
Un dettaglio spiega bene il perché di questa configurazione: secondo la stessa fonte, sul palco Guido è completamente in IEM.
Il segnale principale del basso viene inviato in FOH via DI; testata e cabinet sul palco servono più che altro a dare un po’ di “movimento d’aria” nelle vicinanze, non a funzionare come monitor.
È un’impostazione comune tra i professionisti in tour: meno dipendenza dal volume sul palco e maggiore controllo del mix personale in cuffia.
Corde
Qui la risposta più corretta è: non tracciate.
Guido stesso, con molta simpatia, ammette di non ricordare quali corde monta — segno che non le cambia spesso.
Non è necessariamente un dettaglio tecnico, ma è un dettaglio vero: non tutta l’attrezzatura professionale nasce da una scheda tecnica maniacale.
A volte è semplicemente attrezzatura che funziona, e basta.
L’imprevisto: quando si rompono due cose insieme
Durante quel tour, alla mia prima data di “esordio”, si sono rotte nello stesso momento sia la pedaliera custom sia la testata di Guido.
Non c’è stato tempo per una diagnosi.
La soluzione doveva essere immediata, utilizzando quello che c’era a disposizione in quel momento:
- DI box Radial J48
- TC Electronic PolyTune a pinza
Niente di eroico, come racconto anche nel video: solo attrezzatura minima, utilizzata per far funzionare la serata.
È il punto centrale dell’episodio — e anche il punto di partenza di questo articolo — perché quella sera il mio rig e quello di Guido si sono incrociati sullo stesso palco per una necessità puramente pratica.
Cosa ho suonato io da quella sera in poi
Nel corso dello stesso tour ho utilizzato due bassi, a seconda del brano e del suono richiesto.
Bassi
- Camarota PJ — basso artigianale di liuteria italiana, realizzato da Camarota Basses & Guitars di Alfonso Camarota, Caserta, con configurazione pickup Precision + Jazz e MAMA Pickups.
Corde: Galli Strings Rockstar RSB 45/105. - Fender Precision Custom Shop, con corde Thomastik-Infeld JF344 — flatwound in nickel, .043-.100, long scale. Un suono più vintage e più “rotondo”, scelto per i brani che lo richiedevano.
Pedaliera e preamp
- Markbass Mark Vintage Pre — preamp valvolare a pedale.
- TC Electronic PolyTune — lo stesso accordatore utilizzato quella sera come soluzione d’emergenza.
- Mastro Valvola Millibar — compressore valvolare handmade in Italia.
Amplificazione nelle date successive del tour
- Markbass TTE 801 Randy Jackson Signature — testata da 800 W.
- Markbass New York 151 RJ — cabinet 1×15″.
In-ear monitor
- KZ ZS10 Pro
Alternative acquistabili per avvicinarsi a questi suoni
Non tutto quello che trovi sopra è replicabile 1:1.
La pedaliera custom di Guido, per esempio, è un pezzo unico. Ma la maggior parte degli elementi del rig ha un equivalente acquistabile, anche su piattaforme come Thomann e in fasce di prezzo differenti.
Al posto della pedaliera custom
Un buon preamp valvolare a pedale con selettore di canale, come lo stesso Markbass Mark Vintage Pre, oppure una combinazione ABY/preamp, può coprire gran parte della funzione.
Naturalmente non replica l’esperienza di uno strumento realizzato completamente su misura.
Al posto delle testate GR Bass 800 e Markbass TTE 801
Entrambi i marchi offrono anche soluzioni più accessibili all’interno delle proprie gamme, per chi vuole avvicinarsi a quel tipo di impostazione sonora senza necessariamente affrontare il budget richiesto da un modello top di gamma.
Al posto di un basso PJ artigianale
Se il budget non permette di prendere in considerazione uno strumento di liuteria come il Camarota PJ, i bassi PJ di produzione rappresentano un buon punto di partenza.
Rimane inoltre possibile intervenire successivamente sui pickup, per esempio orientandosi verso soluzioni MAMA o Bartolini.
Il kit minimo per le emergenze
Per un’emergenza in studio o sul palco, un DI box Radial — anche scegliendo modelli più economici della gamma — e un accordatore a pinza PolyTune rimangono tra quegli strumenti che vale la pena avere sempre in borsa.
Quando il rig smette di funzionare
La scheda tecnica racconta solo metà della storia.
L’altra metà è quello che sai fare con ciò che hai in mano nel momento in cui qualcosa smette di funzionare.
Non vince il più bravo.
Vince chi riesce a far funzionare le cose — anche quando l’attrezzatura, letteralmente, smette di funzionare.
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