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Quando si parla del suono del basso negli anni Settanta, il nome di John Paul Jones occupa una posizione unica. Il bassista dei Led Zeppelin non ha semplicemente costruito alcune delle linee di basso più riconoscibili della storia del rock: ha definito un approccio al timbro, all’arrangiamento e alla dinamica che ancora oggi rappresenta un riferimento assoluto per chi cerca un autentico Rock ’70 tone. Il suo stile non era basato sull’aggressività estrema o sull’eccesso tecnico. Al contrario, Jones costruiva linee musicali, profonde e intelligenti, capaci di sostenere la potenza della band senza mai perdere definizione. Il risultato era un basso presente ma mai invadente, ricco di medi, dinamica naturale e sfumature blues.

Comprendere il suono di John Paul Jones significa quindi analizzare non soltanto il suo setup, ma anche il modo in cui utilizzava il tocco, il timing e gli spazi all’interno dei brani dei Led Zeppelin.

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Chi è John Paul Jones

Prima ancora di entrare nei Led Zeppelin, John Paul Jones era già uno dei session musician più richiesti della scena britannica degli anni Sessanta. Questa esperienza ebbe un’enorme influenza sul suo modo di concepire il basso elettrico.

A differenza di molti bassisti rock dell’epoca, Jones possedeva una formazione molto più ampia. Non era soltanto un musicista ritmico: conosceva arrangiamento, armonia, orchestrazione e produzione in studio. Questo approccio emerse immediatamente anche nei Led Zeppelin, dove il suo ruolo andò ben oltre quello del semplice bassista.

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Nei brani della band il basso non si limita quasi mai a seguire la chitarra. Le linee costruite da Jones aggiungono movimento armonico, profondità e tensione ritmica, contribuendo in modo decisivo all’identità sonora del gruppo.

Uno degli aspetti più interessanti del suo playing è la capacità di essere estremamente musicale senza risultare eccessivo. Anche nei passaggi più complessi, il suo basso rimane sempre funzionale al brano.

Questa mentalità da arrangiatore è uno dei motivi principali per cui il basso di John Paul Jones continua ancora oggi a essere studiato da musicisti rock, blues e progressive.

Lo stile di basso di John Paul Jones

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Il playing di John Paul Jones è spesso descritto come melodico, ma questa definizione da sola non basta a spiegare il suo approccio. Le sue linee di basso erano costruite per dialogare con l’intera band, non soltanto per sostenere il groove.

Il suo stile incorporava cromatismi, variazioni ritmiche e passaggi armonici indipendenti che rendevano il basso una componente centrale dell’arrangiamento. Questo approccio differenziava profondamente Jones da molti bassisti hard rock degli anni Settanta, spesso concentrati esclusivamente sul supporto ritmico.

Fender Am Pro II Jazz Bass
Fender Am Pro II Jazz Bass · Fonte: Thomann

Una delle sue qualità principali era il controllo dinamico. Jones non manteneva mai la stessa intensità durante tutto il brano. Variava continuamente il peso delle note, l’attacco e l’articolazione, creando linee vive e organiche.

Anche il groove aveva una natura particolare. Il suo timing era estremamente preciso ma mai rigido. Spesso suonava leggermente dietro al beat, contribuendo a quella sensazione elastica e potente tipica dei Led Zeppelin.

Dal punto di vista stilistico, il suo playing incorporava elementi blues, soul e jazz. Questa contaminazione emerge chiaramente soprattutto nel fraseggio e nell’utilizzo delle ghost notes.

Il risultato era un basso capace di sostenere riff enormi senza perdere musicalità o definizione.

Le linee di basso più iconiche

The Lemon Song

The Lemon Song rappresenta probabilmente il lato più tecnico e improvvisativo di John Paul Jones.

La linea di basso del brano è fortemente influenzata dal linguaggio blues e jazz. Jones utilizza cromatismi continui, variazioni ritmiche e passaggi melodici che trasformano il basso in uno strumento quasi solista.

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La caratteristica più impressionante è il controllo del groove. Anche nei momenti più elaborati, il timing rimane sempre saldo e naturale.

Dal punto di vista didattico, il brano è fondamentale per comprendere il fraseggio blues applicato al rock, la costruzione melodica delle linee e l’importanza della dinamica.

La difficoltà principale non è la velocità, ma il feel. Replicare la fluidità del suo playing richiede grande maturità musicale.

Black Dog

Black Dog mostra invece il lato più essenziale e controllato del suo stile.

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Qui il basso lavora in stretta relazione con la batteria di John Bonham, sostenendo una struttura ritmica estremamente particolare. Jones utilizza pause, accenti e timing con precisione assoluta, creando tensione senza mai riempire inutilmente il mix.

Black Dog dimostra perfettamente una delle qualità più importanti del suo playing: sapere quando non suonare.

Tecnica e approccio esecutivo

Il fingerstyle di John Paul Jones era relativamente morbido rispetto a molti bassisti hard rock dell’epoca. Il suo attacco non puntava sull’aggressività estrema, ma sulla definizione e sul controllo.

Come tutti i più grandi bassisti, gran parte del suo suono nasceva infatti dalla mano destra. Jones utilizzava una dinamica molto variabile, ghost notes leggere e accenti controllati, contribuendo a creare un timbro caldo ma restando sempre leggibile nel mix.

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Molti bassisti cercano di imitare il suo setup senza considerare che gran parte del suo suono dipendeva dal controllo dinamico e dall’intenzione esecutiva.

Il suono di John Paul Jones

Il suono di John Paul Jones è uno degli esempi più rappresentativi del classico basso rock anni Settanta. Il suo timbro era caldo, presente e ricco di medie frequenze, ma senza eccessi sulle basse o sugli alti.

Uno degli strumenti più associati al suo stile è il Fender Jazz Bass. Questo strumento gli permetteva di ottenere maggiore definizione, attacco articolato e chiarezza nel mix.

Nel corso degli anni utilizzò anche Fender Precision Bass e strumenti Alembic, soprattutto nelle produzioni successive dei Led Zeppelin.

Dal lato amplificazione, gli Acoustic 360 contribuirono in modo importante alla costruzione del suo timbro. Questi amplificatori avevano una forte presenza sulle medie, caratteristica fondamentale del suo sound.

Tuttavia il vero segreto del suo tone non era soltanto l’attrezzatura. Una parte enorme del risultato finale dalla registrazione analogica.

I dischi dei Led Zeppelin avevano una compressione molto naturale, dovuta al nastro analogico e ai processi di registrazione degli anni Settanta. Questo contribuiva a rendere il basso pieno e organico senza risultare artificiale.

FrequenzaApproccio
Bassicontrollati
Medipronunciati
Altimoderati

Questa impostazione permetteva al basso di emergere chiaramente nel mix anche in presenza di chitarre molto dense.

Come replicare il suono di John Paul Jones

Ottenere un autentico Rock ’70 tone non significa semplicemente acquistare strumenti vintage. Il punto centrale è costruire un timbro dinamico, caldo e musicale.

Per una configurazione economica, un Jazz Bass stile vintage rappresenta la scelta migliore. Strumenti come Squier Classic Vibe o Harley Benton JB-style possono offrire un’ottima base timbrica se abbinati a un amplificatore dal carattere caldo e medioso.

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In una fascia media, strumenti come Fender Player Jazz Bass consentono di avvicinarsi di più al carattere originale del suo suono. Abbinare il basso a testate o combo dal voicing vintage permette di ottenere maggiore profondità e dinamica.

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Per configurazioni di fascia alta, il riferimento rimane il Jazz Bass vintage-style associato a sistemi valvolari o preamp analog-inspired. In questo caso diventano fondamentali saturazione naturale, risposta dinamica molto ampia e compressione leggera.

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Un errore comune consiste nel cercare un suono troppo moderno o hi-fi. Il timbro di John Paul Jones era invece organico, morbido e profondamente musicale.

Anche le corde hanno un ruolo importante. Roundwound non troppo brillanti oppure halfwound possono aiutare a ottenere un attacco più vicino alle registrazioni dei Led Zeppelin.

Conclusioni

Perché John Paul Jones è ancora fondamentale oggi

A distanza di decenni, John Paul Jones continua a essere uno dei riferimenti più importanti per chi studia il basso rock.

La sua influenza non deriva soltanto dalle linee iconiche registrate con i Led Zeppelin, ma soprattutto dal modo in cui concepiva il ruolo del basso all’interno della musica.

Jones dimostra che tecnica e musicalità non devono necessariamente trasformarsi in esibizione. Le sue linee sono spesso sofisticate, ma sempre funzionali al brano.

Studiare il suo stile significa imparare gestione dello spazio, controllo dinamico, costruzione melodica e interplay con la batteria.

Il motivo per cui il suo playing rimane attuale è semplice: il suo approccio era musicale prima ancora che tecnico. Ed è proprio questa combinazione tra gusto, groove e intelligenza armonica a rendere ancora oggi il suono di John Paul Jones uno dei più riconoscibili della storia del rock.

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Franco Amato
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Il Suono di John Paul Jones
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