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Ed Sheeran è tornato sul palco. Ma questa volta, prima delle canzoni, ha dovuto parlare.

Sabato 19 settembre, al Lincoln Financial Field di Philadelphia, il cantautore britannico ha aperto il suo concerto affrontando direttamente la crisi che negli ultimi giorni ha travolto il Loop Tour: l’esclusione di Macklemore dopo le sue dichiarazioni a sostegno della Palestina, l’abbandono di diversi opening act e della backing band e le accuse rivolte allo stesso Sheeran per la posizione mantenuta durante la vicenda.

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Davanti al pubblico, Sheeran ha definito ciò che sta accadendo a Gaza «catastrophic and unjustifiable», parlando della devastazione e della perdita di vite civili e di bambini. Allo stesso tempo ha ribadito un principio che sembra essere al centro della sua posizione: non ha mai voluto essere un activist musician. Vuole che i suoi concerti siano spazi di «unity and humanity», non luoghi di divisione politica.

Ed è probabilmente questa frase, più ancora della polemica con Macklemore, a porre la domanda più interessante.

Un cantante deve essere anche un attivista?

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Cosa è successo davvero tra Macklemore ed Ed Sheeran

La vicenda nasce durante le date del Loop Tour al MetLife Stadium, quando Macklemore, uno degli artisti di apertura, utilizza il proprio set per esprimere il suo sostegno ai palestinesi, pronunciando dal palco le parole «free Palestine» e proponendo anche Hind’s Hall, la sua canzone di protesta legata alle manifestazioni universitarie pro-Palestina.

Dopo quelle esibizioni, alcuni proprietari delle venue previste nelle successive tappe avrebbero comunicato che non avrebbero ospitato gli show se Macklemore fosse rimasto nel cartellone. Messina Touring Group, promoter della parte statunitense del tour, ne ha quindi confermato l’esclusione. Sheeran sostiene di aver cercato una mediazione con promoter, venue e attivisti, ma ha dichiarato che la decisione finale non è stata sua.

La distinzione è importante.

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Dire che Ed Sheeran ha personalmente cacciato Macklemore dal tour non descrive correttamente quanto riportato dalle fonti disponibili. Il punto controverso riguarda piuttosto ciò che un headliner della sua dimensione avrebbe potuto o dovuto fare una volta messo davanti a quella decisione.

Ed è qui che la vicenda si complica.

Aaron Rowe, Lukas Graham e Finneas hanno successivamente annunciato il proprio ritiro dalle rispettive date del tour. Anche i Beoga, band irlandese che accompagna Sheeran in parte dello spettacolo, hanno lasciato il tour. Le loro dichiarazioni hanno presentato quelle decisioni come forme di solidarietà nei confronti di Macklemore e della popolazione palestinese.

Improvvisamente il problema non era più soltanto Macklemore.

Era diventato Ed Sheeran.

«Non ho mai voluto essere un musicista attivista»

A Philadelphia Sheeran ha provato a spiegare proprio questo cortocircuito.

Ha raccontato di aver vissuto una settimana talmente difficile da chiedersi se il tour sarebbe continuato e persino se volesse ancora essere un artista. Ha riconosciuto di aver commesso degli errori e ha espresso apertamente la propria posizione sulla sofferenza dei civili a Gaza.

Ma ha anche difeso un’idea precisa del proprio ruolo.

Non tutti gli artisti devono necessariamente trasformare il palco in uno spazio di attivismo.

È una posizione che ha una sua logica. Un musicista non viene eletto, non rappresenta un’istituzione e non acquisisce automaticamente competenze geopolitiche perché vende milioni di dischi. Pretendere che ogni cantante produca una dichiarazione pubblica su ogni guerra o crisi internazionale rischia inoltre di trasformare l’impegno politico in una sorta di obbligo performativo: parlare non perché si abbia qualcosa da dire, ma perché il silenzio viene interpretato come una dichiarazione in sé.

In questa prospettiva, Sheeran rivendica qualcosa di piuttosto semplice: il diritto di essere prima di tutto un musicista.

Ma il caso Macklemore introduce un problema diverso.

Il punto non è obbligare Ed Sheeran a diventare un attivista

Nessuno dovrebbe essere obbligato a diventare un portavoce politico.

Il punto interessante della vicenda è un altro: cosa succede quando la politica entra comunque nel tuo spazio?

Sheeran può scegliere di non scrivere canzoni politiche. Può scegliere di non parlare quotidianamente di guerre. Può considerare i propri concerti luoghi nei quali persone con idee differenti possano cantare insieme.

Ma quando un artista che partecipa al tuo tour viene escluso dopo aver espresso una posizione politica, la neutralità diventa inevitabilmente più difficile da mantenere.

Non perché il silenzio equivalga automaticamente a sostenere una parte. Sarebbe una conclusione troppo semplice.

Ma perché a quel punto non si discute più soltanto delle opinioni personali di Ed Sheeran. Si discute anche di chi controlla un grande tour internazionale, del potere delle venue, dei promoter, degli sponsor e della libertà concessa agli artisti che salgono su quei palchi.

La domanda quindi cambia.

Non è più: perché Ed Sheeran non parla di politica?

Diventa: quanto può davvero essere apolitico uno spazio musicale quando una dichiarazione politica produce conseguenze concrete su chi può salirvi sul palco?

Macklemore ha scelto un’altra idea di artista

Macklemore rappresenta quasi l’opposto.

Da anni utilizza apertamente la propria musica come strumento politico e ha continuato a farlo anche sapendo che avrebbe potuto subire conseguenze professionali.

Sono due concezioni differenti del ruolo dell’artista.

Da una parte c’è chi considera la notorietà una piattaforma che può essere utilizzata per intervenire pubblicamente sulle questioni sociali e politiche.

Dall’altra chi ritiene che la propria responsabilità consista soprattutto nel creare musica e spazi condivisi, lasciando le proprie convinzioni politiche nella dimensione personale.

Entrambe le posizioni pongono problemi.

Se pretendiamo che ogni artista diventi un attivista, rischiamo di trasformare cantanti e attori in opinionisti permanenti e di misurare la loro moralità sulla frequenza dei post pubblicati.

Se invece consideriamo musica e politica due universi completamente separati, rischiamo di dimenticare che la musica popolare non è mai esistita nel vuoto.

La musica non è mai stata completamente apolitica

Da Nina Simone a Bob Dylan, da Fela Kuti ai Clash, passando per Rage Against the Machine, Public Enemy e moltissimi altri, la storia della musica è piena di artisti che hanno trasformato il palco in uno spazio politico.

Ma esiste anche una storia altrettanto lunga di musicisti che hanno scelto di non farlo.

Ed è forse qui che la vicenda SheeranMacklemore diventa più interessante della singola polemica.

Un artista dovrebbe essere libero di essere politicamente impegnato, ma dovrebbe essere altrettanto libero di non esserlo.

Il problema nasce quando quella libertà non viene applicata nello stesso modo a tutti.

Se un cantante vuole parlare, fino a che punto una venue può impedirglielo? Se un altro vuole rimanere neutrale, fino a che punto il pubblico può pretendere una dichiarazione? E quanto potere reale possiede persino una superstar quando promoter e proprietari degli stadi controllano materialmente gli spazi nei quali il tour deve svolgersi?

Sono domande alle quali il caso Sheeran non offre una risposta semplice.

Essere neutrali è ancora possibile?

Forse la frase più significativa pronunciata da Sheeran a Philadelphia non riguarda direttamente Macklemore.

Riguarda l’idea che persone che non sono d’accordo su tutto possano comunque ritrovarsi nello stesso luogo e cantare le stesse canzoni.

È probabilmente questa la concezione che Sheeran ha della musica: non uno strumento per dividere il pubblico in schieramenti, ma un territorio comune.

Ha senso.

Ma ciò che è accaduto durante il Loop Tour mostra anche quanto sia fragile quell’ideale quando entra in contatto con il potere economico, la libertà di espressione e un conflitto che provoca reazioni fortissime in tutto il mondo.

Forse allora la domanda non dovrebbe essere se Ed Sheeran abbia il dovere di diventare un attivista.

Non ce l’ha.

La domanda più difficile è se un artista possa rivendicare uno spazio completamente separato dalla politica quando intorno a quel palco vengono prese decisioni che hanno conseguenze politiche.

Ed è proprio il paradosso del Loop Tour: Ed Sheeran ha passato gran parte della propria carriera cercando di costruire uno spazio musicale capace di accogliere tutti.

Questa settimana ha scoperto quanto possa essere difficile mantenere quello spazio neutrale quando il mondo esterno entra dentro lo stadio.

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Susanna Staiano
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Ed Sheeran rompe il silenzio su Macklemore
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