A settembre 2024, per alcune date del tour di Noemi, ci sono stato io al basso al posto di Gabriele Greco.
Questa volta, a differenza di quanto era successo nella storia che ho raccontato analizzando il rig di Guido Guglielminetti con Francesco De Gregori, non si è rotto niente e non c’è stata alcuna emergenza tecnica. Gabriele ha dovuto fermarsi per un problema di salute e mi è stato chiesto di sostituirlo per alcune date.
Sulla carta sembra una situazione più semplice.
In realtà, entrare in un tour già avviato significa inserirsi dentro un equilibrio che esiste già. La band conosce quel suono, l’artista lo conosce e soprattutto il fonico ha già costruito il mix attorno a quel segnale.
Non devi necessariamente replicare ogni dettaglio del rig che stai sostituendo. Devi però evitare che il tuo ingresso costringa tutti gli altri a ricominciare da zero.
Ed è proprio qui che il confronto tra il rig di Gabriele Greco e quello che ho utilizzato io diventa interessante: due filosofie piuttosto diverse per arrivare, alla fine, a un risultato molto simile.
Il rig di Gabriele Greco
Il setup utilizzato da Gabriele parte da un basso a cinque corde e divide il segnale in due identità sonore ben precise: clean e drive.
Pochi elementi, ognuno con una funzione molto specifica.
Sadowsky NYC JJ5
Il basso principale è un Sadowsky NYC JJ5, quindi un cinque corde con configurazione pickup J/J appartenente alla linea costruita a New York.
La scelta del cinque corde non è casuale. In un repertorio pop moderno poter scendere sotto il Mi senza cambiare posizione o strumento diventa prima di tutto una questione pratica.
Anche l’impostazione Jazz Bass ha un vantaggio evidente in un contesto del genere: attacco definito, basse leggibili e un segnale che trova facilmente il proprio spazio nel mix.
Non si tratta quindi soltanto di scegliere un basso dal suono piacevole. Si tratta di partire da uno strumento prevedibile e controllabile anche all’interno di un impianto importante.
Due catene per due suoni
È nella parte successiva del rig che emerge maggiormente il modo in cui Gabriele ha organizzato il proprio setup.
Invece di chiedere a una singola macchina di fare tutto, utilizza due percorsi sonori distinti.
Avalon U5: il suono clean
Per il segnale pulito entra in gioco l’Avalon U5, uno dei preamplificatori/DI più conosciuti sia in studio sia dal vivo.
L’U5 utilizza un circuito discreto Class A, offre fino a +30 dB di gain e dispone di sei curve timbriche passive selezionabili. Può quindi lavorare in maniera estremamente lineare oppure intervenire sul carattere del basso attraverso le diverse impostazioni del Tone Selector. Avalon Design
Il suo ruolo nel rig è molto chiaro: costruire una base solida, definita e consistente da inviare al banco.
Al momento della verifica per questo articolo, l’Avalon U5 su Thomann è proposto a 1.133 euro.
Tech 21 SansAmp Bass Driver DI V2: il suono con drive
Quando serve più carattere entra invece in gioco il Tech 21 SansAmp Bass Driver DI V2.
Il SansAmp è contemporaneamente preamp analogico, DI e strumento di sound shaping. Drive, Blend, Presence, EQ e le opzioni di frequency shift permettono di passare da una leggera colorazione del segnale a un basso molto più saturo e aggressivo. Dispone inoltre di uscita XLR e può essere alimentato anche tramite phantom power.
Nel rig di Gabriele il concetto, quindi, è quasi più interessante dei singoli prodotti:
da una parte il suono di base, dall’altra il carattere.
Due macchine dedicate, senza la necessità di costruire catene particolarmente complesse.
Il Tech 21 SansAmp Bass Driver DI V2 è attualmente disponibile a circa 285 euro.
Cosa ho suonato io nelle date con Noemi
Quando sono entrato nel tour non ho cercato di copiare il setup di Gabriele componente per componente.
Ho cercato invece di ricostruirne la logica.
Avevo bisogno di un cinque corde con un’impostazione sonora compatibile e, soprattutto, di poter passare rapidamente da un clean definito a un suono con più drive.
La strada scelta, però, è stata quasi opposta.
Camarota Vinta LA JJ 5 corde
Come basso ho utilizzato un Camarota Vinta LA JJ a cinque corde, strumento di liuteria italiana equipaggiato con pickup EMG.
Anche qui troviamo quindi cinque corde e una configurazione J/J, elementi che lo rendono concettualmente vicino al Sadowsky utilizzato da Gabriele.
La risposta è però differente. Gli EMG restituiscono un segnale più compatto e controllato, con un livello di uscita importante e una risposta particolarmente adatta a un rig nel quale gran parte del lavoro successivo viene gestito digitalmente.
Non era necessario che il basso suonasse esattamente come quello di Gabriele.
Era necessario che mi permettesse di arrivare nello stesso territorio sonoro.
Galli Strings Synthesis CSN45125
Sul Camarota utilizzavo un set Galli Strings Synthesis CSN45125, scalatura .045–.125.
Sono corde per basso a cinque corde con anima esagonale in acciaio, avvolgimento in acciaio nichelato e rivestimento protettivo trasparente pensato per limitare gli effetti di sporco e sudore sul nucleo della corda.
Ed è un dettaglio molto meno secondario di quanto sembri.
Quando uno strumento deve affrontare più concerti consecutivi, non interessa soltanto come suona una corda appena montata: interessa anche quanto riesce a mantenere quella risposta data dopo data.
Le Galli Strings CSN45125 Synthesis costano attualmente 49 euro.
Neural DSP Quad Cortex: il cuore del mio rig
La differenza più evidente rispetto al setup di Gabriele era però a terra.
Il cuore del mio sistema era il Neural DSP Quad Cortex.
Invece di avere due unità analogiche separate, utilizzavo una sola piattaforma per costruire un suono clean e uno con drive, cercando di riprodurre la stessa logica operativa del rig originale ma all’interno di un unico ambiente digitale.
Quad Cortex consente di combinare amplificatori, cabinet, effetti e routing complessi e integra anche la tecnologia Neural Capture per riprodurre le caratteristiche sonore di amplificatori, cabinet e drive.
Oggi la piattaforma è diventata ancora più completa grazie agli aggiornamenti CorOS; su Passione Strumenti abbiamo approfondito anche le novità introdotte con CorOS 4.1.0.
Nel mio caso, però, la cosa importante era molto più semplice: un solo comando per passare rapidamente da una condizione sonora all’altra, mantenendo livelli e routing sotto controllo.
Il Neural DSP Quad Cortex è attualmente disponibile a 1.690 euro.
Markbass Mark Vintage Pre: il piano B
Il Markbass Mark Vintage Pre non faceva parte del rig principale.
Era il muletto.
Ed è probabilmente uno degli elementi più importanti dell’intero setup proprio perché, fortunatamente, non è mai servito.
Il Mark Vintage Pre è un preamplificatore valvolare per basso con una 12AX7/ECC83, EQ a quattro bande, drive miscelabile con il segnale clean e uscita DI bilanciata XLR.
Se il Quad Cortex avesse avuto un problema, avrei potuto eliminare la pedaliera digitale dalla catena e arrivare rapidamente al banco attraverso il Markbass.
Quando lavori dal vivo, il backup non deve necessariamente replicare tutte le possibilità del rig principale.
Deve permetterti di finire il concerto.
Il Markbass Mark Vintage Pre costa attualmente 355 euro.
In-ear monitor: AudioDesign MDT 402
Per il monitoring utilizzavo gli AudioDesign MDT 402, auricolari in-ear del produttore italiano.
Gli MDT 402 adottano una configurazione a due driver, con un driver dinamico e una balanced armature, impedenza dichiarata di 9,5 ohm e risposta in frequenza da 20 Hz a 22 kHz.
Anche qui il punto non è tanto il modello in sé quanto il metodo di lavoro: avere un ascolto prevedibile e familiare diventa fondamentale quando ti inserisci rapidamente in una produzione già rodata.
Due rig diversi per ottenere lo stesso risultato
Mettendoli uno accanto all’altro, i due setup sembrano raccontare filosofie quasi opposte.
Gabriele Greco utilizza due unità analogiche dedicate: Avalon per il clean, SansAmp per il suono con drive.
Io utilizzavo invece Quad Cortex come centro digitale dell’intero sistema, con il Markbass Mark Vintage Pre pronto a diventare immediatamente il rig di emergenza.
Anche i bassi seguono lo stesso principio. Sadowsky e Camarota non sono strumenti identici, ma entrambi sono cinque corde con configurazione J/J e permettono di partire da un linguaggio sonoro compatibile.
Il punto, quindi, non era replicare il rig di Gabriele fino all’ultima manopola.
Era consegnare al fonico un segnale che potesse inserirsi nel lavoro che aveva già fatto.
Quando sostituisci un musicista all’interno di un tour già partito, il suono “giusto” non è necessariamente quello che preferiresti ascoltare suonando da solo.
È quello che permette a tutto il resto di continuare a funzionare.
Alternative più accessibili per costruire un rig simile
Naturalmente non serve possedere un Sadowsky NYC o un Avalon U5 per applicare la stessa filosofia.
L’aspetto interessante di questi rig è proprio capire quali funzioni servono, per poi cercare strumenti compatibili con il proprio budget.
Dal Sadowsky NYC a un J/J a cinque corde
Una delle alternative più immediate arriva dalla stessa Sadowsky.
Il Sadowsky MetroExpress 21 Vintage JJ5 mantiene l’impostazione a cinque corde e utilizza due pickup passivi J-style hum-cancelling abbinati a un’elettronica attiva Sadowsky a due bande, con possibilità di bypassare il preamp tramite push/pull. Il modello viene attualmente proposto a circa 990 euro.
Un’altra soluzione particolarmente interessante è il Markbass Gloxy GOG 5, soprattutto per chi vuole restare nel mondo del cinque corde J-style.
Il modello utilizza pickup Markbass Noiseless J/J, progettati per mantenere attacco e definizione tipici di questa configurazione riducendo il caratteristico hum a 50/60 Hz dei tradizionali single coil. In un rig destinato al live è un vantaggio tutt’altro che trascurabile, soprattutto quando il segnale viene inviato direttamente all’impianto.
Serve davvero un Avalon U5?
Non necessariamente.
L’Avalon è una DI/preamp di fascia alta e il suo prezzo lo conferma. Ciò che bisogna replicare è piuttosto la sua funzione nel rig: avere un clean affidabile, con sufficiente headroom e un’uscita bilanciata di qualità.
In questa prospettiva anche un buon preamp/DI dedicato può costruire la base del sistema senza avvicinarsi al costo dell’U5.
Il SansAmp rimane difficile da battere
Per il suono con drive, invece, il SansAmp Bass Driver DI V2 è già una soluzione relativamente accessibile rispetto alla quantità di funzioni che offre.
A circa 285 euro permette di avere drive, EQ, Blend e DI all’interno di un unico pedale, quindi non vedo necessariamente la necessità di sostituirlo con qualcosa di più economico se l’obiettivo è costruire proprio questo tipo di rig.
Mark Vintage Pre al posto di un modeler
Per chi non ha bisogno della flessibilità di Quad Cortex, il Markbass Mark Vintage Pre può diventare direttamente il centro di un setup molto più semplice.
Non sostituisce un modeler: niente preset complessi, simulazioni multiple o routing paragonabile.
Ma se quello che serve è un buon preamp per basso, una DI, EQ e la possibilità di aggiungere drive, a 355 euro può coprire una parte molto consistente delle necessità di un rig live essenziale.
Quando prendi il posto di qualcun altro
Non tutte le sostituzioni iniziano con qualcosa che si rompe.
A volte un musicista deve fermarsi e tu entri in un meccanismo che stava già funzionando.
Ed è forse una situazione ancora più interessante, perché ti obbliga a distinguere tra il tuo suono e il suono che serve in quel momento.
Non devi presentarti con lo stesso basso, gli stessi pedali o le stesse impostazioni.
Devi capire cosa faceva quel rig all’interno della band e trovare un modo affidabile per svolgere la stessa funzione con gli strumenti che conosci meglio.
Non vince il più bravo. Vince chi fa funzionare le cose, anche quando il posto sul palco non era il suo.
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