Spotify introduce AI Persona, una nuova etichetta destinata ai profili di artisti che non rappresentano una persona reale. Dalla metà di settembre 2026, i profili interessati verranno segnalati nel banner, nei risultati di ricerca e accanto ai brani presenti nelle playlist. Allo stesso tempo, Spotify li escluderà per impostazione predefinita dalle raccomandazioni editoriali e algoritmiche. Che cosa ne pensate?
Perché Spotify introduce l’etichetta AI Persona
Secondo Spotify, il messaggio degli ascoltatori è stato chiaro: le persone vogliono sapere se dietro un profilo si trova un artista reale oppure un’identità generata con l’intelligenza artificiale. Gli artisti e i rispettivi team possono già dichiarare autonomamente se il proprio profilo rappresenta una AI Persona, mentre Spotify sta esaminando direttamente diversi account, compresi quelli che utilizzano immagini fotorealistiche create con l’AI.
Nei prossimi mesi dovrebbe arrivare anche una funzione di segnalazione, attraverso la quale gli utenti potranno indicare i profili sospettati di essere AI Persona non dichiarate. La decisione finale sull’applicazione dell’etichetta, tuttavia, resterà nelle mani di Spotify.
La tempistica non è casuale. Da mesi la piattaforma viene invasa da contenuti generati con l’intelligenza artificiale e già ad aprile Spotify aveva introdotto Verified by Spotify, un’etichetta pensata per evidenziare i profili autentici di artisti reali.
AI Persona fa parte di un’iniziativa più ampia chiamata Artist Identity & Trust, che comprende anche SongDNA e i crediti relativi all’AI. Questi ultimi permettono agli artisti di dichiarare in che modo l’intelligenza artificiale è stata utilizzata nella creazione della loro musica.

Meno visibilità, ma le royalty restano invariate
L’aspetto più interessante della novità non è l’etichetta in sé, ma le conseguenze che comporta. La musica pubblicata dai profili AI Persona non comparirà più automaticamente nelle raccomandazioni editoriali o personalizzate.
Su una piattaforma in cui gran parte della scoperta musicale passa attraverso playlist e suggerimenti algoritmici, la misura equivale di fatto a una forte limitazione della portata, anche se Spotify la presenta ufficialmente come una semplice etichetta.
C’è però un elemento importante: i compensi resteranno esattamente gli stessi. Le royalty generate dai brani associati alle AI Persona continueranno a essere corrisposte normalmente. Spotify, quindi, interviene sulla visibilità e non sui guadagni.
A luglio TIDAL aveva scelto l’approccio opposto: mantenere i brani AI nel proprio catalogo, escludendoli però completamente dalle royalty e dalle vendite dirette. Dal punto di vista della piattaforma, la strategia di Spotify potrebbe apparire più elegante: se un contenuto non viene raccomandato, difficilmente riuscirà a incidere davvero sulla distribuzione delle royalty. Allo stesso tempo, Spotify evita uno scontro con etichette e distributori sulle regole relative ai pagamenti.
La soluzione, tuttavia, convince soltanto in parte. Se l’obiettivo fosse rendere economicamente poco vantaggiosi i caricamenti di massa realizzati con l’AI, bisognerebbe intervenire sui compensi, non soltanto sulla presenza nelle playlist e nei suggerimenti.
Una strada diversa da quella scelta da IFPI e RIAA
Soltanto lo scorso luglio, importanti organizzazioni di settore come IFPI e RIAA avevano concordato due etichette volontarie per la musica realizzata con l’intelligenza artificiale: “AI-Generated” e “AI-Assisted”. Nessuna delle principali piattaforme di streaming aveva però aderito all’iniziativa.
All’epoca Spotify aveva accolto la proposta con una certa cautela. Ora ha deciso di seguire una strada propria, che si differenzia in modo sostanziale dalle etichette discusse dall’industria musicale.
Le organizzazioni di settore puntano infatti a indicare il livello di coinvolgimento dell’AI nella registrazione. L’etichetta Spotify AI Persona riguarda invece un altro aspetto: stabilire se dietro il profilo dell’artista esista realmente una persona, indipendentemente dalla quantità di intelligenza artificiale utilizzata per produrre la musica.
Un passo verso la trasparenza, ma il vero test deve ancora arrivare
Per gli ascoltatori sempre più infastiditi dalla presenza di contenuti AI nelle proprie raccomandazioni, AI Persona rappresenta un passo sensato verso una maggiore trasparenza.
La scelta di limitare la visibilità invece dei compensi è comprensibile dal punto di vista strategico, ma appare anche come la soluzione più semplice. L’incentivo economico che alimenta i caricamenti di massa, infatti, rimane intatto.
Bisognerà attendere l’introduzione dell’etichetta a metà settembre per capire se AI Persona impedirà davvero ai profili artificiali di sottrarre spazio agli artisti reali oppure se gli operatori più esperti troveranno un modo per aggirare il sistema.
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